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la storia

Anthony Albanese, il premier australiano: «Così ritrovai mio padre barlettano»

Anthony Albanese

Il ricordo: «Un uomo straordinario, che emozione il suo abbraccio»

24 Maggio 2022

Rino Daloiso

BARLETTA - Più incredibile di un romanzo, più romanzesca della sceneggiatura di un film. Anthony Albanese, il «barlettano» 59 enne neoeletto premier laburista dell’Australia nello scorso fine settimana, lo sa bene. La sua storia parla per lui e lui proprio quella storia ha voluto e vuole incarnare. Come realizzare un obiettivo all’apparenza «impossibile», ovvero diventare primo ministro nella terra di una ragazza madre che negli anni Sessanta preferisce farsi considerare vedova per combattere le difficoltà e i pregiudizi della società.

Insomma, pare la versione riveduta e corretta del motto kennediano sulla «democrazia delle possibilità» e la connessa «aristocrazia dei risultati». Solo che stavolta si sviluppa da una parte all’altra degli oceani degli emisferi, dal vecchio continente al nuovo mondo. «L’esito del voto in Australia - ha sottolineato con orgoglio il neopremier, una volta acquisita la certezza del risultato - dice molto riguardo al nostro grande Paese, se il figlio di una madre single con pensione di invalidità, cresciuto in una casa popolare, può presentarsi stasera come primo ministro. Spero che il mio percorso di vita ispiri gli australiani a puntare in alto».

La vicenda da alcuni giorni è diventata nota in tutto il mondo. Carlo Albanese, steward barlettano in servizio sulla nave da crociera che fa la spola tra Sydney e Southampton, nell’estate del 1962 conosce l’irlandese Maryanne Ellery. C’è una foto che li ritrae a bordo, sereni e sorridenti. Scoppia la passione e di lì a qualche mese il 2 marzo del 1963 nasce Anthony. Ma la passione nel frattempo s’è spenta. Carlo ha la promessa sposa che l’attende a Barletta. Maryanne abita in una casa popolare a Sydeny. Decide di raccontare a tutti di un incidente stradale che gli ha portato via il marito all’improvviso. Lo racconta proprio a tutti. Anche al piccolo Anthony. Ma quando ha 14 anni - è lui stesso a ricordarlo nell’autobiogragfia «Tell me straight» («Dimmelo direttamente») pubblicata nel 2016 - gli dice la verità. Sulla quale lui non indaga più di tanto per non ferire la madre. Che nel 2002 scompare e sulla tomba della quale il figlio Nathan (nato dal matrimonio di Anthony con Carmel Tebbutt, ex vicepremier del New South Wales) gli chiede dove fosse mai il nonno.

Inizia così una lunga e ostinata ricerca fra ambasciate e società di navigazione, fino alla individuazione del padre fino ad allora sconosciuto e all’incontro con lui e i suoi due figli (Ruggiero e Francesca) nel 2009, a Barletta. È lo stesso Anthony a raccontarlo nell’autobiografia: «Ero molto emozionato, era un grande momento della mia vita. Carlo Albanese arrivò. Era straordinario. Il campanello suonò e la porta si aprì: camminò verso di me, aprì le sua braccia e mi abbracciò. Fu un comportamento incredibilmente generoso da parte sua. Mi disse che sì, aveva conosciuto mia madre e aveva compreso le circostanze. Portò con sè sua figlia e suo figlio». Che a Barletta vivono nei quartieri Borgovilla e Patalini, schivi e riservati, spiazzati dal clamore che ora sta avendo la loro privatissima vicenda. Filtrano «complimenti e congratulazioni» per il consanguineo a lungo sconosciuto, ma preferiscono evitare la luce dei riflettori. Carlo Albanese muore nel 2014. Un incidente stradale, stavolta non presunto, si stava portando via Anthony lo scorso anno. La sua vita è stata appesa a un filo, poi si è ripreso e con la nuova compagna, Jodie Haydon, esperta di economia e finanza, ha affrontato e vinto la campagna per il governo dell’Australia. Oggi a Tokio partecipa al quadrangolare con Biden per gli Usa, Kishida per il Giappone e Narendra Modi per l’India. Forse il termine «impossibile» potrebbe essere cancellato dai dizionari. O potrebbe prendersi, talvolta, una non breve vacanza.

«Ama le cozze e il polpo verace»

BARLETTA - «Sì, me lo ricordo bene, molto bene». Francesco Petruzzelli, titolare del pub e b&b Saint Patrick, nel cuore del centro storico, ha impresso nitidamente nella memoria il volto dell’allora ministro dei trasporti del governo di Canberra: «È stato qui un paio di volte nei primi anni dello scorso decennio - sottolinea -. Apprezzava molto il cibo tipico della cucina barlettano, tipo gli spaghetti alle vongole o l’insalata di polpo verace oppure ancora la pepata di cozze. E, per quanto riguarda le bevande, il suo gradimento oscillava tra la birra rossa Guinness e un fresco vino bianco pugliese».
Insomma, un modo come un altro per ribadire a tavola quello che Albanese dice da sempre di se stesso: «Sono per metà italiano e per metà irlandese» e che quasi nessuno sapeva: nemmeno i suoi familiari di Barletta.
«Credo - continua Petruzzelli - che non abbia scelto a caso il mio pub. Già la denominazione gli ricordava San Patrizio, il santo per eccellenza degli irlandesi. Quanto all’altra metà barlettana, beh, sembrava avesse sempre mangiato da sempre frutti di mare e piatti nelle varie declinazioni della nostra marineria».
Il padre, Carlo, da giovane aveva abitato in una delle stradine intitolare ai tredici cavalieri della Disfida, all’ombra della cattedrale, prima di cancellarsi dall’anagrafe barlettana «perché marittimo del compartimento di Bari». In quelle due occasioni Anthony Albanese ha alloggiato a poche decine di metri dalla casa paterna. «Con lui, il figlio Nathan e la tata. Una volta si è affacciato anche il fratello Ruggiero. Una bella persona, spero ritorni da queste parti».

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