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Trani: ex imprenditore soccorso dalla legge «salva suicidi»

Euro e rottura nord-sudpure Varoufakis dà la sveglia

Era indebitato per oltre un milione di euro, pagherà solo il 10% della somma

22 Maggio 2022

Nico Aurora

TRANI - Un ex imprenditore si era indebitato per oltre 1 milione di euro: oggi pagherà solo il 10% di quella somma grazie alla legge «salva suicidi» e ad un equilibrato decreto del Tribunale del giudice Gaetano Labianca, che riconosce la sussistenza dei presupposti per l’uscita dell’uomo dal sovra indebitamento. Il signor Alberto (nome di fantasia) era stato negli anni passati socio ed amministratore di una società poi fallita. Aveva acquistato un immobile e contratto, per l’acquisto dello stesso, un mutuo ipotecario che stava regolarmente pagando, nonostante alle spalle avesse rilevanti debiti anche con lo Stato.

«Non dormiva la notte - fa sapere l’avvocato Floriana Baldino, che ne ha assistito la pratica - tante erano le preoccupazioni per la situazione di incaglio che si erano generate per l’attività svolta con la vecchia società». Dopo il fallimento della vecchia impresa, l’uomo aveva iniziato a lavorare come dipendente di una srl e aveva una retribuzione mensile di 1.500 euro, del tutto insufficiente per uscire da una crisi economica ormai irreversibile. Ciononostante, veniva aperta la procedura di liquidazione ai sensi di legge, e l’ex imprenditore veniva così seguito dall’avvocato Baldino, nominata dal Tribunale quale gestore della crisi e dall’avvocato, Monica Di Palma, quale legale della parte. Il signor Alberto potrà oggi mettere in liquidazione il suo immobile, su cui grava ancora il mutuo che dovrà smettere di pagare e, se nei prossimi quattro anni non contrarrà altri debiti in maniera colposa e reiterata, potrà godere del beneficio della falcidia dei debiti residui rimasti non pagati.

L’immobile ha un valore nominale di circa 140.000 euro e certamente verrà venduto a molto meno, «ma questo non comprometterà la procedura avviata - chiarisce l’avvocato Baldino - infatti, anche laddove l’immobile venisse svenduto a 60.000 euro, l’effetto della cancellazione dei debiti residui sarà il medesimo».
A rimettere in carreggiata Alberto, come detto, la legge 3/2012, nota a tutti come “salva suicidi“, che ha riconosciuto ai debitori l’opportunità di avere una seconda opportunità, cancellando vecchi debiti accumulati in passato a patto che vi sia stata assoluta assenza di colpa nel sovraindebitamento e non siano stati commessi atti in danno dei creditori.

E questo era proprio il caso del debitore trattato dall’avvocato Baldino, che ha così sottoposto la relativa istanza all’Area commerciale del Tribunale, chiedendo di ottenere la nomina di un gestore della crisi d’impresa ed avviare la procedura di liquidazione del patrimonio.

A supporto della buona fede del richiedente, anche il fatto che il debitore non intendesse sottrarre alcun bene dalla liquidazione: per questo motivo aveva incluso nella proposta di uscita dal debito anche l’immobile di sua esclusiva proprietà, su cui vi era una garanzia ipotecaria per mutuo concesso in regolare ammortamento, con debito residuo di 55.000 euro. Peraltro, nel suo provvedimento il dottor Labianca osserva che «è ammissibile la presentazione di una domanda di liquidazione dei beni, ai sensi della legge n. 3 del 2012, anche nell’ipotesi in cui il debitore sia privo di beni mobili ed immobili, quantunque ciò appaia un’antinomia giuridica. In tal senso, infatti, si rileva come l’istituto della liquidazione, mutuato dalla procedura fallimentare, non richieda necessariamente la presenza di quella tipologia di beni, potendosi svolgere anche in presenza di un attivo costituito da crediti o denaro, ovvero di beni già liquidi».

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