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Trani, inchiesta Giancaspro: nuovo stadio in periferia, palazzi al posto del vecchio

Sarebbe questo uno dei progetti espansionistici del gruppo. L'attuale stadio comunale non è soggetto a vincoli

Trani, inchiesta Giancaspro: nuovo stadio in periferia, palazzi al posto del vecchio

Costruire il nuovo stadio in periferia ed edificare palazzi al posto del vecchio, ma tuttora funzionante «Comunale», nel centro della città. Sarebbe questo uno dei progetti, cosiddetti espansionistici, del gruppo Giancaspro, di cui si parla nell’inchiesta «Chiavi della città», condotta da Procura di Trani e Guardia di Finanza. Secondo la pubblica accusa, l’ex presidente del Bari, insieme con i suoi fedelissimi, avrebbe distratto somme della società del capoluogo in favore del Trani calcio, ma, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli obiettivi erano altri e di ben altro spessore.
Il presidente del Trani, Michele Amato, ritenuto principale prestanome di Giancaspro nella società di calcio cittadina gestita di fatto da quest’ultimo, riferiva al suo vice, Alberto Altieri, di avere appreso che l’area di via Superga, in cui insiste lo stadio comunale, non è soggetta ad alcun vincolo, il titolo è del Comune di Trani e, pertanto, sarebbe potuta essere oggetto di lottizzazione.


«Mire di carattere immobiliare, per vero - fanno notare gli inquirenti - costituivano i principali obiettivi dello stesso Giancaspro, che sarebbe stato interessato anche a tale operazione. A suo avviso, la stessa poteva essere realizzata con una permuta che prevedesse la realizzazione di un nuovo stadio, in altra zona della città, in cambio di una concessione trentennale».
gli «investimenti»Era questo, dunque, uno dei possibili ritorni economici in favore del sodalizio che avrebbe visto a capo Giancaspro. «Occasioni di investimenti in settori diversificati costituivano - sostiene la pubblica accusa - le vere ragioni fondanti la scelta di investire a supporto della squadra di calcio tranese. Per realizzare ciò, nessuna remora, nessun pudore nelle richieste affinché si potesse dare concretizzazione alle stesse».
Nel frattempo, però, c’era da portare avanti il calcio nell’attuale stadio Comunale, quello su cui si ambiva, un giorno non meglio precisato, a costruire palazzi. E sempre Amato, questa volta discorrendo al telefono con Michele Bellomo, altro socio del Trani, ribadiva di essere riuscito ad ottenere la variazione di alcuni punti della convenzione, sottoscritta con il Comune di Trani, che non riteneva convenienti.

Il risultato più importante, ed ottenuto attraverso il suo intervento, secondo la tesi della Procura, riguardava il corrispettivo della convenzione, atteso che il comune aveva accordato 39.600 euro per otto mensilità, da novembre 2017 a giugno 2018, corrispondente a quello previsto annualmente nel precedente bando di gara aggiudicato al Trani, e poi revocato dal Comune. «Hanno confermato l’importo dei trentanove e sei», riferisce Amato all’interlocutore, lasciando presupporre che l’importo accordato fosse frutto di una loro richiesta avallata dal Comune.
Con riferimento allo stadio, va anche detto che il Comune aveva autorizzato la Vigor ad installare, all’interno dell’impianto, pubblicità visibile dall’esterno. Si trattava di stendardi pubblicitari, calati lungo il lato esterno della tribuna, riportanti il marchio di un caseificio, sponsor del Trani.
Una scelta quanto meno discutibile, secondo il pm, Silvia Curione, poiché l’articolo 22 del capitolato speciale di gara, con riferimento alla pubblicità all’interno dell’impianto, prevedeva il divieto espresso di installazione di impianti pubblicitari visibili dall’esterno dell’impianto sportivo, pena la risoluzione del rapporto di concessione.
«Evidentemente - sostengono gli inquirenti -, proprio per la specificità e visibilità della pubblicità in questione, non si ritiene di escludere che il Comune ben fosse a conoscenza di tale circostanza esprimendo, seppure tacitamente ed in assenza di acquisizione documentale a comprova di ciò, la propria approvazione o, per lo meno, la non opposizione».

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