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«No, ma ieri Amedeo disse: “Volete il bando, la gara, l’affidamento? Benissimo. Fatelo e mandatemelo!”. Non so se mi spiego? “Cioè io... Se stiamo ad aspettare i miei, tu hai visto il bordello che hanno fatto per i bonifici...”». Le parole di Amedeo (Bottaro), riportate da Michele Bellomo, segretario della Vigor, dimostrano secondo la Procura come il sindaco di Trani fosse disponibile a emanare un bando per la gestione dello stadio che fosse «a immagine e somiglianza» di Mino Giancaspro, l’ex patron del Bari finito in carcere venerdì. Un gioco da ragazzi, secondo Bellomo che riferisce stavolta il pensiero dell’imprenditore molfettese: «Me la vedo io. Tanto abbiamo fatto quello del Bari, figurati questa cosa insomma, capito?».
Per la Procura di Trani è la prova che quel bando sia stato fatto su input di Giancaspro, vero presidente occulto della Vigor in cui – secondo gli accertamenti della Finanza – aveva messo anche 77mila euro di soldi del Bari, accelerando così il fallimento della società biancorossa. Ancora Bellomo: «Ha detto: “Lo do da fare?". Ha detto: “E mandatemelo e lo faccio mio”, praticamente oltre le... no? Quello cosi ci disse Amedeo, francamente». Ma più che le parole, contano i fatti. E così quando la Finanza a gennaio 2018 perquisisce l’abitazione del presidente della Vigor Trani, Michele Amato, trova in un computer la copia del vecchio bando del 2015 e una versione in formato «word» con alcune modifiche, tra cui la durata dell’affidamento (sei anni invece di sei mesi) e la decorrenza (luglio 2018, cioè la data di scadenza della concessione temporanea). Tuttavia va anche detto che l’appalto poi lanciato dal Comune prevedeva sempre una durata di tre anni.


Bellomo, Amato, l’ex vicepresidente Alberto Altieri e l’imprenditore romano Emanuele Mosconi da venerdì sono ai domiciliari con le stesse accusa contestate a Giancaspro, ovvero associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio, mentre il sindaco Bottaro (destinatario di un sequestro per equivalente pari ai 43mila euro che avrebbe illecitamente destinato alla Vigor) è indagato anche per abuso d’ufficio e falso ideologico. Questo perché, secondo le indagini della pm Silvia Curione, Bottaro avrebbe chiesto a Giancaspro di non far fallire la squadra di Eccellenza e in cambio avrebbe garantito non solo un apporto economico diretto (Sempre Bellomo: «Quando si decise di portarla avanti, no, la questione... che Amedeo disse “50 li porto io”, ok?») ma anche la disponibilità a far entrare l’allora patron della Fc Bari negli appalti del Comune. Cosa comunque mai avvenuta perché nel frattempo Giancaspro era finito ai domiciliari.


Proprio a proposito degli affari di Giancaspro con il Bari, nel motivare l’arresto di Mosconi il gip Lucia Anna Altamura valorizza i contenuti di un articolo della «Gazzetta» del 14 luglio scorso, in cui erano spiegate le modalità con cui l’allora presidente voleva salvare la squadra biancorossa dal crac. Era l’operazione di vendita della società L’Albicocco, che ha in pancia una serie di immobili, alla Santa Fe Real Estate di Mosconi che in cambio aveva emesso un «pagherò» da 3,7 milioni, credito poi ceduto dalla Kreare di Giancaspro alla Fc Bari. Giancaspro tentò prima di convincere il collegio sindacale del Bari ad accettare il credito per ricapitalizzare il Bari, poi cominciò il giro d’Italia per cercare una banca disponibile a erogare una anticipazione sulla base. Un tentativo disperato finito come ben sappiamo.

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