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Ricky, da Canosa a nono assoluto a Stoccolma per l'ultramaratona

Ha 45 anni, vive a Londra, nel 2010 aveva concluso il suo primo «Ironman» in Inghilterra, arrivando primo tra gli italiani, e nelle prime 50 posizioni in classifica generale

Ricky, da Canosa a nono assoluto a Stoccolma per l'ultramaratona

Nel 2010 aveva concluso il suo primo «Ironman» in Inghilterra, arrivando primo tra gli italiani, e nelle prime 50 posizioni in classifica generale. Cinque anni dopo si è classificato al secondo posto nella maratona del deserto di Dubai, «Urban-Ultra Wadi Race 2015».
L'altra settimana si è superato arrivando nono assoluto, su 300 atleti, alla “100 miglia” del «Täby Extreme Challenge» di Stoccolma, facendo sventolare alta la bandiera italiana. Si chiama Riccardo Marino, 45 anni, vive a Londra ma è nato a Milano ed ha origini canosine: sua madre Lucia è una canosina doc.
Riccardo, detto Ricky ha partecipato spesso ad gare «estreme», come il triathlon, quasi 4 km di nuoto, quasi 100 km in bici e una maratona (altri 42 km a piedi).


Da allora sono cambiate molte cose: è arrivato un figlio e un lavoro e Ricky ha avuto pochissimo tempo per allenarsi. Nel 2018 è passato al «Duathlon Lungo» ovvero corsa-bici-corsa con 10 km di corsa e subito dopo 90 km di bici e ancora 20 km di corsa, arrivando primo e distaccando 10 minuti al secondo, molto più giovane di lui. Poi la «100 miglia».
«Tutto ha inizio nel giugno 2018 quando il mio sogno sportivo si è avverato ovvero vincere una gara e per una volta nella mia vita essere il numero 1 agli occhi di mio figlio e della mia famiglia. - racconta Ricky - Super contento decisi di festeggiare e finalmente ritirarmi in una vita più sedentaria e rilassata e cosi è stato per qualche mese, fino ad ottobre quando un mio amico ultramaratoneta mi propose, anzi mi costrinse, a prendere in considerazione una delle gare regine nel mondo Endurance, gare che solo 1% della popolazione mondiale riesce a concludere».


Si tratta proprio della «100 miglia» chiamata «Täby Extreme Challenge», gara che si disputa in una cittadina a nord di Stoccolma: 161 km con 2500 metri di dislivello positivo ed una temperatura che difficilmente supera i 10 gradi in aprile. Il percorso attraversa le foreste Sevedisi dove radici e sassi e buio la rendono ancora più difficoltosa.
«Riuscire a finire una gara simile avrebbe portato sicuramente tanta esperienza dal punto di vista professionale e chiaramente anche tanta fama e un po’ di pubblicità, ma la cosa che mi interessava di più era capire come il corpo umano avrebbe reagito ad un simile stress fisico e in quanto tempo avrebbe “digerito” questo shock muscolare. - racconta Ricky Marino - Ci sono voluti sei mesi di preparazione nei quali ho corso 2500 km, come dire 60 maratone, consumando 7 paia di scarpe e sacrificando quella vita sociale che tutti adorano ovvero: niente ristoranti, birre e weekend fuori porta».
«Correvo due volte al giorno: la mattina alle 5 per poi accompagnare mio figlio all’asilo e poi la sera, la corsa più difficile dal punto di vista mentale perchè arriavava dopo il lavoro, lasciando nel weekend corse lunghe di 3, 4 ore. Solo corsa corsa e ancora corsa!».


La gara è iniziata il 27 aprile alle ore 10 di mattina e il tempo massimo per finirla era 30 ore. Con una difficoltà in più per Ricky: il «pacer», cioè la persona avrebbe dovuto aiutare Ricky nella gara e nei rifornimenti si è ritirato. «Nelle “100 miglia” il corridore, dopo metà gara, ha la possibilità di avere amici che corrono con lui aiutandolo e motivandolo psicologicamente e questo aiuta tanto sopratutto nelle ore notturne quando forza e motivazione sono pressoché a zero. Si può avere aiuto ad ogni punto di ristoro, qualcuno che ti passa il cibo e soprattutto l’acqua, cosi da non perdere tempo ed energia nel fermarti. Anche questo è mancato ed è stato un punto a mio sfavore perdendo ad ognuno dei 14 restore ben 3/4 minuti».
Nonostante queste difficoltà, il risultato è stato ottimo. «I primi 80 km volavo percorrendoli in 7h e 50 minuti. Mi sentivo forte. Ero nei primi 5, anche se i primi 3 di un altro pianeta, impossibili da raggiungere. Ho capito che non avrei mai raggiunto il podio ma non ho mollato cercando di tenere motivazione e spirito sempre positivi».


«Al tramonto ho commesso un grosso errore lasciando la “head Torch” ovvero la luce che si tiene sulla fronte pensando che avrei avuto ancora tempo per usarla prima che facesse buio! - racconta Ricky - Dopo solo pochi minuti, ancora nella foresta, praticamente non vedevo più! Ho provato a tenere il passo ma sono caduto diverse volte rischiando di farmi male. Ho dovuto optare per la scelta più ragionevole: seguire e stare dietro a qualcuno più lento ma con la luce e arrivare al successivo ristoro sano e salvo. Cosi ho perso 4 posizioni rimanendo 9. E cosi è stato fino alla fine.».
i tempi Ricky ha concluso la ultramaratona in 18 ore e 21 minuti piazzandosi al 9° posto su più di 300 ultramaratoneti. «Visto che ho fatto tutto da solo direi che è un ottimo risultato – conclude felice Ricky – adesso voglio dedicare più tempo alla famiglia e a qualche pizza in più cercando di recuperare le energie fisiche e mentali».
Da autentico «Iron» però è difficile che si fermi per molto: «C’è una gara nella mia Italia che mi piacerebbe prendere in considerazione: è la “UMS” ovvero Ultra Milano Sanremo ovvero una ultramaratona che parte da Milano e arriva a Sanremo: 285 km da correre entro 48 ore. Chissà un giorno... ma non dirlo in giro». Parola.

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