Sabato 25 Maggio 2019 | 16:56

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Donazioni di organi, tra le eccellenze adesso c'è anche Andria

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ANDRIA - Il prelievo multiorgano avvenuto la settimana scorsa all'ospedale Bonomo di Andria riporta l'attenzione sulla donazione e sui bassi numeri che, nel 2018, hanno portato la Puglia all'ultimo posto nella classifica nazionale. Un trend che l'azienda sanitaria regionale vuole rilanciare ed i primi numeri del nuovo anno sono sicuramente positivi, con Andria che lascia subito il segno grazie ai dodici prelievi di cornee e soprattutto al prelievo multiorgano, frutto della donazione del 42enne tranese Michele Mastrapasqua.

«Da quando stiamo lavorando in maniera organizzata, c'è un gruppo operativo composto da medici ed infermieri che si muove sinergicamente, con grande abnegazione, spirito di sacrificio, volontà, assieme al supporto che riceve dal personale dell'intero ospedale», racconta il coordinatore per la donazione di organi al Bonomo, il dottor Giuseppe Vitobello. Si chiama “gruppo di procurement” e procede alla identificazione del potenziale donatore già all'ingresso nel reparto di Rianimazione. Con la supervisione del dottor Nicola Di Venosa, direttore dell'unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione, tutti i componenti del gruppo sono formati e preparati alle procedure per l'accertamento di morte, acquisendo una sorta di patentino a livello nazionale.

FORMAZIONE E ABNEGAZIONE C'è grande umanità sui volti di chi opera quotidianamente nei corridoi del reparto di Rianimazione del Bonomo, e veste anche i panni dello psicologo quando avvia il dialogo con i familiari del presunto donatore. Tutti credono in quello che fanno e nel gruppo di lavoro non c'è chi vuole spiccare sugli altri o mettersi una medaglia al petto. «Andria rappresenta il punto di riferimento nella Bat per un motivo – continua il dottor Vitobello - perché ha a disposizione il reparto di Neurochirurgia, dove si trovano i pazienti cranici che possono andare in morte celebrale, diventano potenziali donatori. Preparazione e lotta contro il tempo: questi i due aspetti principali per il personale che fa parte del gruppo. La cosa importante è approcciare bene con i familiari del presunto donatore, quindi supportarli nel percorso della malattia, facendo elaborare e metabolizzare il lutto. Sia ben chiaro, che il nostro primo e principale obiettivo è quello di salvare la vita della persona. Se non dovesse accadere, siamo pronti per il piano B, che punta a salvare gli organi».

OPPOSIZIONI Il vero problema per le donazioni sono le opposizioni. Nel 2018 c'è stato oltre il 55% di opposizioni in Puglia, mentre ad Andria la situazione è andata molto meglio con il 20% di opposizioni, che ha portato a quattro donazioni multiorgano. «L'ultimo caso di donazione ci ha colpito molto – continua il dottor Vitobello - perché abbiamo avuto il parere positivo da parte di tutti i familiari di Mastrapasqua, e si trattava di dieci persone tra la compagna del donatore e i tanti fratelli e sorelle. Gente umile e grandi lavoratori, che attraverso questo gesto hanno potuto manifestare la cultura del dono, tenuta dentro di sé. La stanza dell'accoglienza presente all'ospedale è il luogo in cui i familiari elaborano il lutto in un contesto, che li fa sentire accolti e non sbattuti nei corridoi. Negli ultimi anni le opposizioni sono aumentate perché si è persa col tempo la fiducia nella sanità, e poi perché c'è la errata convinzione di ricevere la salma mutilata dai prelievi. Tutto questo non risponde a verità, perché le equipe che intervengono hanno la stessa cura e attenzione che ripongono su persone ancora in vita. Sulla cultura della donazione c'è ancora tanto da fare, ed in questo anche la Asl Bt si sta attrezzando con sportelli che potranno ricevere la dichiarazione di volontà del donatore. Di fondamentale importanza anche il lavoro delle associazioni ed in primis l'Aido».

CARTE D'IDENTITÀ Bisogna intervenire quanto prima, invece, sulle carte d'identità perché ha grande rilevanza il parere che si esprime quando si va a rinnovare il documento. «Qui serve preparare i dipendenti comunali - conclude Vitobello - perché non si può chiedere all'utente la disponibilità a donare, così come si chiede il nome, la residenza e l'altezza. Questo può essere un passaggio determinante per la cultura della donazione, perché un “no” detto frettolosamente in quel contesto, diventa vincolante per il futuro. Anche in questo caso ci vorrebbero operatori comunali che credono nella donazione oppure si potrebbero affiancare dei volontari delle associazioni, che possano dare tutte le spiegazioni del caso e incentivare la cultura della donazione».

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