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Dal 14 gennaio

Andria, parte il servizio mensa a scuola ma fra tante polemiche

Piovono critiche dai genitori e dalle opposizioni. Malcangi: «La nota dell’Amministrazione crea confusione»

mensa scolastica

ANDRIA - Ad anno scolastico più che iniziato si discute ancora del servizio di refezione scolastica nelle scuole cittadine. L’anno 2019 però si è aperto con una buona notizia: al via dal prossimo 14 gennaio 2019 il servizio di refezione nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole primarie. I minori utilizzatori, così come informa l'assessorato alla Pubblica Istruzione, verranno inseriti in un elenco che, come già accaduto negli anni precedenti vedrà i dirigenti scolastici, in collaborazione con i docenti, segnalare coloro che avranno beneficiato del servizio.

L’aggiudicazione Con determinazione dirigenziale n.8 dello scorso 4 gennaio della dirigente del settore socio-sanitario e pubblica istruzione, ricordiamo, fu aggiudicato alla ditta Pastore di Casamassima il servizio di refezione scolastica.
Lo si è appreso attraverso una nota inviata ai dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primaria in cui l’amministrazione comunale chiede di segnalare entro oggi 9 gennaio l’elenco degli alunni le cui famiglie intendono aderire al servizio mensa per il periodo gennaio-maggio 2019.
Nella stessa nota, poi, si precisa che “non sarà ammessa commistione tra pasto domestico e pasto fornito dalla ditta appaltatrice”, e si chiede anche la collaborazione delle scuole a sollecitare le famiglie a consegnare le fotocopie delle attestazioni ISEE entro il 10 gennaio. La mensa, ora, da quanto comunicato da Palazzo di città, dovrebbe partire lunedì 14 gennaio.

Avevamo lasciato la questione mensa al notevole aumento (anche raddoppio in alcuni casi) delle tariffe del servizio, sia per le scuole primarie sia per l’asilo nido comunale “A. Gabelli”: quattro le fasce di reddito secondo Isee per accedere ai pasti, la prima va da 0 a 6 mila euro e il pasto costerà 3,10 euro (con costo dimezzato a 1,55 euro per ogni altro figlio fruitore); fascia B, con Isee da 6 mila a 11 mila euro, il buono pasto costerà 4,90 euro; fascia C, con Isee da 11 mila a 15 mila euro, il buono sarà di 5,60 euro; infine, per l’ultima fascia, con Isee superiore a 15mila euro, il buono costerà 5,90 euro.
Le REAZIONI Il comitato dei genitori andriesi, che da tempo segue la vicenda, promette “battaglia”: esoso il costo dei pasti che costringe molti a rinunciare, dato che non è prevista alcuna fascia di esenzione e/o riduzione e al “Gabelli” poi anche la retta è stata raddoppiata; per il comitato la garanzia al diritto allo studio è fortemente compromessa ed è per questo che si batterà fino a che questo diritto venga pienamente riconosciuto.

Altro coro di proteste giunge dai partiti di centrosinistra: Giovani Democratici Andria, Partecipa - Partito Democratico, LeU, Progetto Andria 3, Fronte Democratico, Libertà è Partecipazione in una nota diffusa da Mirko Malcangi, dei Giovani Democratici della Bat, fa sapere che «salvo ulteriori sorprese, Lunedì 14 Gennaio partirà il servizio mensa. Praticamente comincerà a metà anno scolastico.
Chiaramente non si poteva scegliere momento migliore, dato che le informazioni, dopo le festività natalizie, stanno arrivando alle famiglie in maniera tardiva e confusa. Bisogna veramente essere dei sadici per creare così tanti problemi e disagi alle famiglie e dopo averle coinvolte con il famoso sondaggio - per non dire averle prese letteralmente in giro - e poi “imporre l’adesione alla mensa comunale”».

L’informazione «Tuttavia l’amministrazione comunale ha il dovere di informare correttamente i genitori interessati del servizio che si intende offrire – rimarca Malcangi per i partiti di centrosinistra - perché a poche ore dall’avvio della mensa, l’ultima nota dirigenziale del settore pubblica istruzione sta generando solo caos.
La palla passa ora nelle mani dei dirigenti scolastici che dovranno decidere tra la mensa scolastica comunale o altri tipi di servizi.

Andrebbe rammentato, però, che una sentenza recente del Consiglio di Stato ha riconosciuto agli alunni la possibilità di portarsi il pranzo da casa e non vi è alcun obbligo per le famiglie di aderire alla mensa scolastica comunale.
Il Consiglio di Stato ha riconosciuto il pranzo da casa come forme allargata del diritto allo studio che non può essere in alcun modo limitato. Chi, in queste ore, sta sostenendo il contrario farebbe bene a riconsiderare la propria opinione. Si invita, pertanto, l’amministrazione comunale nella persona dell’assessore al ramo a riformulare la nota. Non è vero che non vi può essere “commistione” tra pasto domestico e pasto fornito dalla ditta appaltatrice – conclude la nota - È vero, invece, che le famiglie possono scegliere liberamente la formula migliore e la scuola deve assicurare una pari condizione di fruizione per tutti gli studenti».

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