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Jordan Bayehe, storia del «Leone» del Camerun approdato a Brindisi

Jordan Bayehe, storia del «Leone» del Camerun approdato a Brindisi

Una schiacciata del centro italo-camerunense Jordan Bayehe

Dal primo allenamento sotto il sole dell'Africa ai parquet della serie A italiana. L'Happy Casa sogna con il pivot di 21 anni

05 Luglio 2022

Redazione online

Dal Camerun all’Italia, da Cantù a Brindisi, sognando di diventare famoso come il campione di calcio del suo Paese Samuel Eto’o, sebbene lui sia un cestista. E' la storia di Jordan Bayehe, 21 anni, a cui il destino ha riservato un lungo percorso tortuoso, fatto di grandi sacrifici, svolte inaspettate e il coronamento di un sogno. Che oggi si chiama Happy Casa. Il club biancazzurro ha incastonato il pivot nel mosaico in costruzione, insieme al play Bruno Mascolo. Si tratta di due importanti acquisti sul fronte degli italiani (vista la formazione tricolore di Bayehe) rimasto scoperto dopo i saluti di Raphael Gaspardo che ha esercitato la clausola di uscita nell’ultimo giorno utile. Così la la Happy Casa è volata negli Stati Uniti col direttore sportivo Simone Giofré e l’head coach Frank Vitucci. La destinazione è Los Angeles, dove si disputa la Summer League e da lì l'obiettivo è di pescare nuovi rinforzi o quantomeno indicazioni per possibili ingaggi in vista della prossima stagione della A di basket.

Intanto Brindisi si gode la «lettura» della storia di Jordan, nome di Bayehe, che fa venire i brividi agli appassionati di basket. La storia del centro parte dalla città natale di Yaoundè, capitale del Camerun con due milioni di abitanti e altrettante contraddizioni. Sesto di ben otto fratelli, all’età di 13 anni può contare già su 198 centimetri che gli consentono di catturare l’attenzione di Roger Dassi, coach e fondatore dell’academy Africans Can Play Basketball. «Mi fermò per strada e mi propose di allenarmi con lui già il giorno dopo – racconta il neo biancoazzurro – ma dovevo finire il mio percorso di studi e solo a distanza di mesi cominciò a bersagliarmi con messaggi e telefonate. Lo apprezzai molto. A quel punto decisi di provare a prendere in mano per la prima volta un pallone di basket e insieme a mio fratello cercai un video tutorial. Ricordo di aver guardato la gara delle schiacciate Nba, quella in cui Griffin saltava una macchina. Wow, ero a dir poco elettrizzato». Ecco, in realtà il primo allenamento non andò esattamente così. Due ore sotto il caldo cocente, alle due del pomeriggio, di sola preparazione atletica e fisica. «Un incubo, tornai a casa certo che quello fosse il mio primo e ultimo allenamento». Coach Dassi impiegò diverse ore per convincerlo a tornare sui suoi passi ma mai scelta fu più azzeccata. La distanza dal campo di allenamento e i ritmi sempre più serrati non fermarono il suo entusiasmo. I fratelli di Jordan contribuiscono economicamente a pagargli i taxi per i viaggi di andata/ritorno, i genitori credono nelle sue potenzialità e la famiglia lo segue nelle sue ambizioni. Giorno dopo giorno, quel ragazzino di quasi due metri cresce prendendo confidenza con il pallone e con i suoi mezzi. E non fu il solo ad accorgersene, diversi scout cominciarono a tenerlo d’occhio e il procuratore Maurizio Balducci riuscì a organizzare nel febbraio 2015 un provino in Italia. «Andò bene - racconta l'atleta - tornai a casa e il 12 aprile ottenni il visto da studente. Ero impaziente e felice di partire per l'ltalia, mi sembrava di sognare. Poi, quando mancavano un paio di giorni, mi assalì un po' di paura. Lasciavo casa, gli affetti più cari per qualcosa di nuovo. Dopo poche settimane capii di aver fatto la scelta giusta». La Stella Azzurra Roma, società all’avanguardia nel settore giovanile, decide di investire su di lui. Bayehe completa la trafila e acquisisce la formazione italiana.

Dal 2018 al 2020 Bayehe si trasferisce a Roseto alla prima vera esperienza da atleta professionista e per il successivo biennio approda a Cantù dove esordisce in massima serie. Alla terza giornata si propone un duello sotto le plance tra l’esordiente Bayehe e il veterano Scola: «L’avversario più duro mai affrontato, riusciva a leggere ogni mossa un secondo prima». Nella seconda parte della stagione la crescita è vistosa sotto la guida di coach Bucchi tanto da firmare due doppie doppie da 16 punti + 13 rimbalzi contro Cremona e 16 punti + 11 rimbalzi contro Venezia.

Nel febbraio 2021 il cerchio della vita compie la sua curva finale. Jordan viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore camerunense per le qualificazioni ad Afrobasket. Sede delle partite, Yaoundè, casa sua. La prima vera occasione per rivedere la sua famiglia a sei anni dalla partenza per l'Italia. «Emozione indescrivibile. Al palazzetto era ammesso un numero limitato di persone e loro sono riusciti a entrare: per la prima volta mi hanno visto giocare dal vivo... ». L’esperienza di Jordan con il Camerun è destinata a continuare, trovando sempre più spazio nelle ultime uscite: «Quando ero piccolo nessuno conosceva il basket nel mio Paese. Grazie all’ascesa di campioni Nba del calibro di Mbah a Moutè prima e Embiid e Siakam più recentemente, la pallacanestro sta avendo sempre più spazio. Tra qualche anno vorrei riuscire a aiutare i ragazzini africani per avere una possibilità nella pallacanestro che conta. Creare una struttura di supporto che possa garantire loro un percorso come è stato il mio». Dall'Africa a Brindisi, per sognare con la canotta dell'Happy Casa.

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