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Rifiuti radioattivi - «Si indaghi in Basilicata»

Denuncia di Legambiente sui traffici segreti ed illegali, sulla base di un memoriale attribuito ad un ex boss della 'ndrangheta, la mafia calabrese. Si parla di trasporti-fantasma, di bidoni interrati e di affondamenti di navi cargo, nonché di rapporti con la Somalia
POTENZA - «Non erano visionari i magistrati, gli ambientalisti e i cittadini che in questi anni si sono occupati dei traffici di rifiuti radioattivi». Lo sostiene Legambiente che chiede la costituzione di un'unità di crisi interministeriale e di una commissione parlamentare di inchiesta oltre alla convocazione del Tavolo di trasparenza sul nucleare della Regione Basilicata per indagare sulle circostanze di un presunto traffico di rifiuti tossici che coinvolse la Basilicata: la regione sarebbe stata utilizzata per sotterrare bidoni di rifiuti radioattivi dalla 'ndrangheta calabrese negli anni '80 e coinvolta anche in misteriosi affondamenti di navi che trasportavano questi rifiuti.
È quanto emerge dal memoriale di un faccendiere della 'ndrangheta consegnato alla Direzione nazionale antimafia e pubblicato sul settimanale "L'Espresso" che viene ritenuto - al di là delle verifiche della magistratura - come «la sostanziale conferma delle denunce fatte da Legambiente a partire dal 1994 sull'esistenza di vasti traffici, nazionali e internazionali, di rifiuti pericolosi e radioattivi».
Nel memoriale del collaboratore di giustizia si legge che la Basilicata venne scelta dalla 'ndrangheta per l'occultamento di bidoni contenenti rifiuti radioattivi perché non c'era nessun controllo di altre organizzazioni criminali sulla regione.
«Le indicazioni puntuali circa i presunti luoghi di smaltimento illecito a terra, in particolare quello relativo alla località Coste della Cretagna, lungo il torrente Vella, nel Comune di Pisticci (o forse di Ferrandina?) dove sarebbero stati sepolti 100 bidoni contenenti rifiuti tossici e radioattivi - affermano Enrico Fontana, responsabile dell'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, e Marco De Biasi, presidente della Legambiente Basilicata - e i siti di affondamento indicati per almeno tre navi, anche queste, secondo il memoriale dell'ex boss della 'ndrangheta, cariche di rifiuti tossici e radioattivi, lungo le coste calabresi e lucane (in particolare a largo di Maratea), impongono pertanto l'immediata attivazione di mezzi e strutture tecniche in grado di accertare la veridicità delle gravi affermazioni dell'ex boss».
Nel memoriale la Somalia viene indicata al centro del vasto traffico internazionale di rifiuti radioattivi. Il primo episodio del traffico di questi rifiuti lega insieme proprio la Basilicata ed il Paese africano perché - secondo quanto racconta il faccendiere della 'ndrangheta - nel gennaio del 1987 il primo carico riguardò 600 bidoni di rifiuti radioattivi che furono prelevati sempre in Basilicata, a Rotondella, dove ha sede la centrale Enea: 100 furono trasportati e sotterrati nella regione, lungo il torrente Vella, e gli altri 500 partirono da Livorno per la Somalia.
Legambiente lancia così due appelli. Il primo è rivolto al governo per «la costituzione di una vera e propria unità di crisi interministeriale, coordinata dal dipartimento della Protezione civile e che coinvolga i ministeri dell'Interno, degli Esteri, della Giustizia, dell'Ambiente che, di comune accordo con la Direzione nazionale antimafia» mentre la seconda richiesta è indirizzata alla Regione Basilicata «perché convochi in tempi brevi il Tavolo della Trasparenza Nucleare per valutare le iniziative di tutela che possono essere intraprese e richiedere l'immediata verifica dei siti lucani indicati nel memoriale».

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