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In Puglia e Basilicata

L’ex stazione Fal in degrado Rischio per abitanti e turisti

L’ex stazione Fal in degrado Rischio per abitanti e turisti

29 Ottobre 2010

di EMILIO SALIERNO 

Cade a pezzi. Sulle teste di chi passa in quella zona e sulle auto parcheggiate intorno. Il vecchio casello delle Ferrovie appulo lucane (Fal), in piazza della Visitazione, mette a rischio l’incolumità dei cittadini, ma anche dei turisti che solo a qualche metro di distanza lasciano i camper. Un posto abbandonato, degradato e sporco, dove la puzza di urina è insopportabile e i rifiuti si accumulano senza che nessuno provveda a rimuoverli. Di fronte alla ex stazione una schiera di palazzi abitati e attività commerciali. Nonostante le segnalazioni degli ultimi anni, nulla è stato fatto per bonificare l’area o rendersi conto di che cosa fare di quella struttura fatiscente. E intanto le condizioni del luogo si sono notevolmente aggravate, tanto che l’immobile è il rifugio di cani, gatti e topi, oltre che un gabinetto a cielo aperto. Ora la speranza è che quello sconcio possa essere eliminato grazie al “federalismo demaniale”, che assegna la gestione dei beni demaniali alle Regioni (e da queste alle Province e ai Comuni). Nel capitolo del federalismo demaniale molto dipenderà dagli amministratori locali, e nel caso di Matera dal Comune, individuando i siti di interesse (come appunto il casello delle Fal). E passerà sicuramente dal ministero della Difesa al patrimonio disponibile dello Stato, l’ex base Nato di Salandra. 

casello materaL’area di località Pietra Ficcata, che fu dagli anni ‘50 sino al 1994 uno dei terminali della rete «Ace High», che collegava attraverso 49 stazioni troposcatter a banda larga e 40 collegamenti microonde Inghilterra, Norvegia, Danimarca, Germania, Belgio, Francia, Italia, Grecia e Turchia, potrà essere acquisita dagli enti interessati (non è detto che sia il Comune di Salandra) ed utilizzata per scopi civili. Sarà possibile grazie anche ad un accordo siglato tra Agenzia del Demanio e dicastero della Difesa, che sancisce il passaggio di 198 strutture nazionali (immobili e terreni) al patrimonio immobiliare dello Stato. La rete «Ace High» fu pianificata negli anni Cinquanta e varata nel 1960 per creare una vera e propria «dorsale» di comunicazione tra tutti i Paesi della Nato confinanti con l’est europeo. Con una distanza compresa da 300 a 700 chilometri l’una dall’altra, ricorda l’Associazione radioamatori italiani di Civitavecchia, che ricostruisce la storia del «Progetto Troposcatter», 40 stazioni radio erano attive intorno ai 900 Mhz con potenze dai 10 a 50 Kwatt in antenna, sfruttando il fenomeno del volume troposferico che si viene a formare nell’atmosfera sui 10 chilometri di altezza e che consentivano l’uso di circa 400 canali tra dati e telefonici. La parte principale di ogni stazione, così come a Salandra, era costituita da enormi antenne, costituite da 4 dischi parabolici di 20 metri di diametro fissi e puntati su altre stazioni. Nel caso di Salandra, le parabole erano orientate verso Martina Franca, da cui captavano i segnali per poi smistarli alla base Nato di Bagnoli, in Campania. A Pietra Ficcata, su un’area di circa 5.000 metri quadrati, a 4 chilometri dal centro abitato di Salandra, c’era un edificio per il personale, una decina di uomini tra militari e tecnici dell’Aeronautica e altri di guardia al sito, dei locali dove erano presenti apparati radio e una centrale elettrica che entrava in funzione in caso di interruzione di energia elettrica. La base di Salandra, insieme ad altre, smise di operare intorno alla metà degli anni ‘90.
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