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In Puglia e Basilicata

Misteri lucani, ancora irrisolto il caso della maestra Flora

Misteri lucani, ancora irrisolto il caso della maestra Flora
di PINO PERCIANTE
Maria Antonietta Flora scompare la sera del 10 novembre del 1984. All'epoca aveva 27 anni e insegnava in una scuola materna di Lagonegro. Sposata con un dipendente dell’Enel e madre di due bambini piccoli, la donna esce di casa poco prima delle 19 con la sua automobile: un'Autobianchi A 112 di colore blu. Da quel momento in poi se ne perdono le tracce. La donna avrebbe detto che usciva per andare a fare un'iniezione. Il giorno dopo l'automobile viene ritrovata in una piazzola di sosta dell'autostrada Salerno – Reggio Calabria. Nell'auto ci sono macchie di sangue. Il cadavere non è mai stato ritrovato
• C'è un nesso tra l'omicidio di Di Lascio e la scomparsa di Maria Antonietta Flora?

12 Maggio 2010

di PINO PERCIANTE
«Chi conosce la verità su mia sorella me la deve venire a dire. Quello che mi racconterà rimarrà tra me e questa persona. Non succederà nulla». Sembrano le parole di Filomena Iemma, la mamma di Elisa Claps. Ma questa volta chi parla è Rossana, sorella di Maria Antonietta Flora, la giovane maestra di Lagonegro scomparsa nel nulla 25 anni fa. Rossana dice di non credere nella giustizia perché sono passati venticinque anni senza che sia successo nulla. Ora che si pensa di far luce sui tanti misteri irrisolti della Basilicata, Rossana spera si possa far luce anche su quello di sua sorella. 

Maria Antonietta Flora scompare la sera del 10 novembre del 1984. All’epoca aveva 27 anni e insegnava in una scuola materna di Lagonegro. Sposata con un dipendente dell’Enel e madre di due bambini piccoli, la donna esce di casa poco prima delle 19 con la sua automobile: un’Autobianchi A 112 di colore blu. Da quel momento in poi se ne perdono le tracce. La donna avrebbe detto che usciva per andare a fare un’iniezione. Il giorno dopo l’automobile viene ritrovata in una piazzola di sosta dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, tra gli svincoli Sud e Nord di Lagonegro. Nell’automobile ci sono macchie di sangue, ma della donna nessuna traccia. 

Nonostante il cadavere non sia stato mai ritrovato, da subito la convinzione è che la donna sia stata uccisa. I sospetti portano al fermo di un giovane commerciante di carni di Lagonegro che diventa il principale indagato perché era invaghito della donna e avrebbe insistito per avere degli incontri amorosi con lei. Le indagini appurano che il giovane l’aveva incontrata proprio quella sera nei pressi dello svincolo di Lagonegro Sud dell’autostrada. 

A confermarlo anche un suo amico. Sulla base di questi indizi, il giovane macellaio viene arrestato. Si ipotizza che la donna avrebbe respinto le sue avances e per questo sarebbe stata uccisa. Ma quando ormai l’uomo ha scontato due anni di carcere viene dichiarato innocente dalla Corte d’Assise di Potenza. La sentenza viene confermata anche in secondo grado.

In realtà si indagò anche su altri fronti che portavano ad un intreccio tra il passionale e interessi economici perché Maria Antonietta Flora avrebbe avuto una relazione con Domenico Di Lascio, noto imprenditore della zona, ucciso anche lui cinque anni dopo la scomparsa della maestra. Sembra che Di Lascio stesse per intestare alcuni beni a Maria Antonietta. Tutto poi, però, è rimasto senza spiegazione. 

“Ma io non mi sono rassegnata – dice Rossana -. Sono convinta che all’epoca le indagini sono state fatte in maniera molto approssimativa. Io non mi rivolgerei mai alla gegge non metterei mai il caso in mano alla legge Per questo sono delusa dalla legge e non mi rivolgerei mai alla giustizia. Per questa ragione dico che se qualcuno ha visto o sentito qualcosa qualcuno, spero che, in un momento di umanità, possa venire da me a raccontarmi la verità perché se mia sorella è morta ha diritto ad una degna sepoltura”. 

In Rossana oggi è presente la stessa rabbia di 25 anni fa, se non di più, ed è aumentata anche la voglia di sapere, nonostante del caso di sua sorella si sia parlato poco rispetto ad altri. «In 25 anni non si è mai parlato di mia sorella e questo non è certo dipeso solo dal volere di noi familiari. Potete capire il nostro trauma. Se ne dicevano tante di cose cattive su di lei, ma di buono mai niente. Certo, ci sono stati periodi in cui con la mia famiglia abbiamo avuto paura, perchè sicuramente dietro questa vicenda vi è qualcosa di brutto. Abbiamo cercato di proteggere i figli di Maria Antonietta, all’epoca molto piccoli. Ma ci siamo sentiti abbandonati da tutti, oltre che dalla giustizia anche dai nostri paesani. Maria Antonietta non è stata mai ricordata come persona o donna. L’otto marzo scorso grazie al professor Melchionda e a don Marcello Cozzi mia sorella è stata ricorda pubblicamente per la prima volta dopo venticinque anni. Tornando alla legge, all’epoca abbiamo dato tutte le informazioni possibili per arrivare alla verità, ma ci siamo resi conto che venivano messi in campo degli episodi che deviavano il percorso da noi indicato. Questo ci ha fatto molto male e ci ha isolati ancora di più, ed in noi è venuta meno la fiducia nella legge. Ma non mi arrendo. Credo nella giustizia divina e, quindi, sono convinta che prima poi la verità salterà fuori come è successo per Elisa Claps, e cioè non per merito della legge».
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