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Basilicata misteriosa  110 i massoni lucani

di MASSIMO BRANCATI
Uomini di potere, persone che tra un impegno di lavoro e l’altro si dedicano a riti di iniziazione, professano amore fraterno, carità e verità, vivono una vita parallela a quella familiare e lavorativa. In Basilicata sono 110 i massoni (60 in provincia di Potenza e 50 nel Materano): si tratta di «muratori» ufficiali, i cui nomi sono riportati in liste pubblicate su internet e «custodite» nelle prefetture. Accanto a loro, però, c’è un sottobosco di massoni clandestini che sfugge a qualsiasi statistica e, spesso, sconfina in ambiti illegali
• STORIA 1: «L'iscrizione non è legata ad interessi materiali»
• STORIA 2: «Ho lasciato la loggia e sto perdendo i clienti»
Basilicata misteriosa  110 i massoni lucani
di MASSIMO BRANCATI

C’è una Basilicata silenziosa e clandestina che potrebbe determinare la vita della regione, soprattutto sul fronte economico e finanziario. Imprenditori, medici, militari, amministratori pubblici, docenti universitari, bancari, dirigenti di enti e aziende. Uomini di potere iscritti alla Massoneria, persone che tra un impegno di lavoro e l’altro si dedicano a riti di iniziazione, professano amore fraterno, carità e verità, vivono una vita parallela a quella familiare e lavorativa. In Basilicata sono 110 i massoni (60 in provincia di Potenza e 50 nel Materano): si tratta di «muratori» (così si chiamano in gergo gli appartenenti a queste associazioni) ufficiali, i cui nomi sono riportati in liste pubblicate su internet e «custodite» nelle prefetture. 

Accanto a loro, però, c’è un sottobosco di massoni clandestini che sfugge a qualsiasi statistica e, spesso, sconfina in ambiti illegali. Il mondo in gran parte sconosciuto della massoneria suscita non poche perplessità: qualcuno parla di anti-Stato, finanche di gruppi dediti all’occultismo e al satanismo. Ma quello che ispira inchieste giudiziarie è soprattutto il rapporto che lega tra loro i massoni: tra gli iscritti esiste un giuramento di fedeltà che li porta ad aiutarsi l’un l’altro. È proprio questo il nodo cruciale della questione massonica: è possibile che un pubblico ufficiale o un funzionario statale siano servitori dello Stato ma, cont emporaneamente, prestino fedeltà ad u n’istituzione non statale? Come si comporterà un funzionario quando si troverà a dover scegliere tra far prevalere il giuramento di fedeltà allo Stato e quello alla massoneria? 

Intendiamoci, non c'è nulla di male ad essere iscritti ad una loggia massonica. La massoneria si propone l'elevazione dello spirito degli iscritti e ha finalità non in contrasto con la legge. Ma nel giuramento massonico c’è l'impegno a considerare i «fratelli muratori», ad aiutarli e persino a mantenerli (in caso di bisogno). La cosa in sé non è illegittima. Ma cosa accade se in una causa penale il giudice e l'avvocato di una delle parti sono «fratelli massoni»? Oppure se l'imputato ed il pubblico ministero sono legati dal giuramento di reciproca amicizia e assistenza di una qualche obbedienza massonica? 

Tra i massoni lucani, come dicevamo, ci sono, tra gli altri, amministratori pubblici, rappresentanti del mondo bancario e imprenditori, una convivenza che, proprio sulla scia del giuramento massonico di reciproco aiuto, scatena sospetti su possibili intrecci tra politica e affari. Insomma, anche in Basilicata - scorrendo l’elenco dei massoni con le rispettive professioni - potrebbe esserci una potente lobby, teatro di scambio di favori e raccomandazioni tra persone potenti allo scopo di favorire in ogni modo i propri membri. Una sorta di società di mutuo soccorso, in cui una precisa scala gerarchica fa da collegamento tra la domanda e l’of ferta di servigi, nell’ottica di uno scambio di favori tra un potente e l’altro. Favori che si traducono anche in posti di lavoro: si racconta che un commerciante potentino, dopo aver prestato giuramento massonico, sia riuscito a «piazzare» il proprio figlio in un ufficio pubblico grazie all’amicizia «fraterna» di un politico conosciuto nella loggia.

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