Gravina non ottiene il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028. Lo rende noto il Comune della città del Barese, annunciando però che «questa candidatura ha rappresentato l’avvio di un percorso di trasformazione culturale e sociale che ha innescato energie, idee e progettualità che continueranno a vivere nel territorio» e rivolgendo «alla città designata dal Ministero della Cultura - Ancona - le congratulazioni della comunità gravinese per il prestigioso riconoscimento».
«Siamo ampiamente soddisfatti di essere arrivati fin qui: oggi è comunque una giornata storica per Gravina - dichiara il sindaco Fedele Lagreca - L’essere giunta fra le dieci finaliste, competendo ai primi posti, la rende di diritto Capitale regionale della Cultura 2028. Un traguardo che ci vede già impegnati nella costruzione di un programma culturale all’altezza del ruolo di città cerniera fra territori: non solo al centro delle Murge, ma anche punto di raccordo fra Puglia, Basilicata e Calabria. Questa candidatura è stata un’occasione storica, per la quale sono grato al consigliere delegato Ignazio Lovero che ci ha creduto caparbiamente, e al lavoro straordinario fatto dai professionisti di PanSpeech, dal comitato promotore e scientifico e dagli ambasciatori. Gravina 2028 è un punto di non ritorno: non saremo più periferia, ma centro, facendo del nostro orgoglio il motore del riscatto di un pezzo importante dell’Italia». «Gravina e la sua comunità sono comunque vincitrici - ha commentato l’assessore regionale alla Cultura, Silvia Miglietta - Le progettualità elaborate nel dossier di candidatura restano un patrimonio comune che indica una visione di futuro per la città e il territorio»















