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La massacra, fugge  muore travolto da tir

Lei 18 anni compiuti a ottobre, di Potenza, ultimo anno di ragioneria voglia di vivere e un sorriso da tutti definito «disarmante». Lui 32 anni, di Pignola, idraulico nell’impresa del padre, definito da tutti come un ragazzo mansueto. Buio pesto sull'omicidio-suicidio o incidente mortale che ha sconvolto la Basilicata
• La vita su facebook di Grazia e Bruno
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• «Il mio amico Bruno: una persona tranquilla»
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La massacra, fugge  muore travolto da tir
di GIOVANNI RIVELLI 

Quello che è successo è tutto chiaro. Sul perchè, invece, c’è un enorme buco nero. Il buco nero che può essersi creato in un attimo nella testa di un ragazzo di 32 anni chiuso in una casa con una ragazzina appena 18enne. Una brutta storia. Una brutta fine. Anzi due. Lei, Grazia Gioviale, potentina, che ha tentato invano di fuggire alla furia omicida, da quei circa 20 colpi sferrati dal suo amico, attraverso le strette stanze di quella mansarda al quarto piano di una palazzina a Tito, alle porte del capoluogo. Lui, Bruno Condelli, di Pignola, che ha tentato invano di fuggire da quel gesto di inaudita violenza lungo l’autostrada che porta a Roma, ma che alla fine è andato incontro alla morte che vestiva le sembianze di un tir. 

Una fine assurda. Per entrambi. Per quanti li ricordano amici, sempre sorridenti, nelle foto e nelle feste. Per chi, anche tra le persone vicine alla ragazza, sapeva di quell’amicizia e non avrebbe mai pensato a qualcosa del genere. Alla mamma, agli amici, ora restano solo le tessere del puzzle che sapientemente i carabinieri sono riusciti a mettere insieme su quel maledetto lunedì pomeriggio. Sono circa le 16.30 quando la ragazza esce di casa. I genitori, gli amici, sanno che dovrà vedere Bruno. I due non sono fidanzati, «si frequentavano», spiegheranno uno ad uno gli amici interrogati dal Pm Annagloria Piccininni. Erano amici da circa 2 anni, nella stessa compagnia, poi un legame che si è fatto più diretto. 

Fatto sta che anche lunedì pomeriggio i due dovevano vedersi. Un’oretta e mezza o poco più strappate agli altri impegni della giornata. Grazia alle 18 doveva rientrare per un appuntamento con i genitori. Ma prima doveva vedere Bruno. Dove i due si siano visti, non è chiaro. Non si sa se Grazia si sia fatta accompagnare da qualcuno in quella mansarda in cui l’amico viveva da qualche tempo con un altro ragazzo o se sia stato Bruno ad andarla a prendere. Fatto sta che i due sono in quell’appartamento da soli, probabilmente in cucina, quando nella mente di Bruno scatta qualcosa di insano. Il giovane afferra un coltello e si avventa contro la ragazza, lei è impaurita, fugge, butta qualcosa per aria, lui la raggiunge in una camera da letto e la colpisce più volte fino a lasciarla a terra con uno zampillo di sangue che le esce dalla gola, con l’ultimo alito di vita che l’abbandona. Il volto e gli abiti della ragazza si colorano rapidamente di rosso, così come il pavimento della stanza. 

Bruno, raccontano le tracce di sangue lasciate dalle scarpe, percorre il corridoio, va in bagno, forse prova a lavarsi, poi prende le chiavi della sua auto, una Mercedes Classe A, esce e corre fino al raccordo autostradale che imbocca in direzione di Salerno lanciandosi come una scheggia impazzita sull’asfalto. Sono passate da poco le 22 quando, sull’A1 nei pressi di Frosinone, tampona un Tir. Bruno lascia l’auto, il conducente del mezzo pesante lo vede sconvolto, prova a tranquillizzarlo, ma il giovane è più veloce, si divincola si butta sulla carreggiata, viene prima centrato da una Fiat Punto, poi finisce contro una bisarca che lo trascina per un centinaio di metri prima di riuscire ad arrestarsi. 

Intanto, i carabinieri di Potenza sono sulle sue tracce. I rilievi e gli interrogatori fatti dal reparto operativo, guidato dal capitano Antonio Milone, e dalla Compagnia agli ordini del tenente Michelange Stefano, puntano in modo univoco contro Condelli da quando, poco prima delle 19, è scattato l’allarme. A denunciare l’accaduto è stato il ragazzo che divideva quell’appartamento con Bruno. È rientrato a casa, e, nell’odore acre di sangue, si è trovato davanti agli occhi quella scena da incubo. Ha chiamato i soccorsi, sono arrivati anche i sanitari del «118» ma non è rimasto altro che prendere atto del decesso e chiamare il mag istrato. 

I carabinieri non hanno perso un attimo. Hanno rintracciato i familiari sia di Grazia che di Bruno, hanno ricostruito quegli ultimi momenti, hanno iniziato a interrogare tutti, hanno sigillato l’appartamento lasciandolo ai rilievi degli specialisti delle analisi scientifiche. Hanno anche provato a lanciarsi sul raccordo, in direzione Salerno, per raggiungere quel giovane in fuga. I familiari e gli amici di Condelli, intanto, invano hanno provato a rintracciarlo su un telefono a cui non rispondeva mai. Si temeva il peggio, si temeva ciò che poi è accaduto. 

Ad arrestare le ricerche, intorno alla mezzanotte, è stata una telefonata della Stradale di Frosinone giunta al comando provinciale dei carabinieri. Gli agenti avevano identificato quel giovane morto in circostanze tragiche sull’autostrada, chiedevano ai carabinieri di dare la triste notizia dell’incidente alla famiglia. Ma chi ha ricevuto quella telefonata ha subito inquadrato l’accaduto nell’ottica più complessa di un pomeriggio di pazzia, lasciando emergere il dubbio che quella morte non sia stata accidentale, ma voluta. Un dubbio, l’ennesimo nella catena delle motivazione alla base dei diversi accadimenti di lunedì. Quello che è accaduto è drammaticamente chiaro. Può bastare alla Giustizia, a chiudere un fascicolo che già pare destinato ad andare in archivio, ma non può bastare agli uomini. Che dovranno, però, rassegnarsi. Due vite si sono spezzate. Il perchè non potranno dirlo mai a nessuno.

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