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rendiconto gestione 2014

La Corte dei conti
bacchetta il Comune

Riscossioni e partecipate, il centrodestra grida allo scandalo

FRANCESCO PETRUZZELLI

Il centrodestra grida allo scandalo definendola «l’ennesima bocciatura». Palazzo di Città si difende ribadendo «la validità delle scelte effettuate» e la «necessità di tempi più lunghi per vedere i primi risultati». Ma la polemica politica è già dietro l’angolo e arde di più se il carico di legna arriva dalla magistratura contabile. La Corte dei Conti della Puglia bacchetta il Comune di Bari sul rendiconto di gestione del 2014, il documento finanziario approvato dalla giunta Decaro tre anni fa, a pochi mesi dal suo insediamento.

I giudici contabili elencano una serie di criticità chiedendo interventi correttivi su vari fronti: scarsa riscossione di entrate e crediti, quest’ultimi pari a circa 20 milioni di euro, presenza eccessiva dei debiti fuori bilancio arrivati in quella annualità a 12 milioni, errata contabilizzazione sui servizi conto terzi e le anomalie sulle partecipate. Situazioni che valgono all’amministrazione barese il mancato rispetto di almeno due «parametri di deficitarietà strutturale». Insomma, una fotografia che dà fiato alle accuse dei consiglieri di centrodestra Giuseppe Carrieri (Ic), Filippo Melchiorre (Fdi) e Romeo Ranieri (Ap): «Con dei conti così, è chiaro che le tasse a carico dei cittadini non diminuiscono. Basterebbe recuperare i crediti per abbassarle».

Cosa dicono i giudici Nella sua pronuncia, del 21 settembre scorso, la Corte dei Conti passa ai raggi X lo stato di salute del Comune nel 2014 ravvisando una scarsa efficacia dell’attività di recupero dell’evasione tributaria, «già rilevata nei rendiconti 2012 e 2013», su varie voci come imposta sulla casa e tassa dei rifiuti. Se per Imu-Ici dei 5,8 milioni accertati ne sono entrati solo 3,9, per Tarsu-Tia-Tares, invece, la capacità di recupero si è dimostrata più bassa con 3,5 milioni ancora da incassare rispetto ai 6,1 accertati. Non va meglio nella gestione dei residui attivi, di crediti vantanti, con in testa i 16 milioni di canoni oneri condominiali per l’edilizia residenziale pubblica e per altri immobili di proprietà comunale. Senza dimenticare il mancato incameramento dei crediti per dividenti di Amgas Spa. Nella lista delle criticità spunta anche il capitolo dei servizi conto terzi. «Non risultano chiare le ragioni – scrivono i giudici - della loro inclusione soprattutto per le somme versate al Comune per il pagamento di utenze elettriche intestate all’ente presso immobili ceduti a terzi e per le anticipazioni delle spese condominiali e diverse a carico dei locatari degli immobili».

Il node delle partecipate riguarda soprattutto il mancato superamento delle discordanze delle partite debitorie e creditorie tra il Comune e alcune aziende come Amtab e Multiservizi e il mancato disimpegno di alcune quote, definite «polvere» dalla stessa Corte, in società come Aeroporti di Puglia e Ams (il distributore di gas e metano per l’Amtab). Se per la prima il Comune è ancora in attesa di capire se e come dismettere la sua partecipazione dello 0,04%, per l’Ams invece c’è già stato l’accorpamento in Amtab con relativa dismissione delle società. In sostanza un buon inizio verso la strada della razionalizzazione, pur restando le criticità sugli aumenti degli stipendi e del costo del personale (ne sanno qualcosa alla Multiservizi per le promozioni di 17 lavoratori nelle ultime settimane della presidenza di Olivieri).

La replica della giunta Decaro al centrodestra L’assessore al Bilancio, Alessandro D’Adamo, non ne fa un caso-Bari soprattutto sulla scarsa capacità di riscossione. «Una condizione - dice - che accomuna, purtroppo, tutte le pubbliche amministrazioni italiane. E questo, nel caso di Bari, in relazione sia alla riscossione dei tributi storicamente affidata a Equitalia, sia alla riscossione curata direttamente in house, come per i fitti degli alloggi popolari. Siamo impegnati in uno sforzo straordinario per superare questa condizione: è stato già aggiudicato il bando per l’affidamento della riscossione dei tributi minori (Tosap e pubblicità), mentre sarà pubblicato a breve quello relativo alla riscossione di Tari, Imu e Ici proprio per aumentare la nostra capacità di riscossione».

Sui fitti attivi D’Amato individua chiare responsabilità: «Si tratta di un problema atavico le cui cause stanno da un lato nella pessima abitudine di alcuni cittadini di non pagare quanto dovuto, dall’altro in una storica, insufficiente attenzione da parte delle amministrazioni che si sono via via succedute. Per porvi definitivamente rimedio è in corso la gara per esternalizzare la riscossione dei fitti degli ultimi cinque anni e sono state emesse migliaia di intimazioni di pagamento per le situazioni di morosità precedenti». E ai consiglieri di centrodestra rilancia: «I cosiddetti parametri di deficitarietà strutturale non sono delle maledizioni, costituiscono invece degli indici sintomatici sui quali occorre lavorare anno dopo anno. Solo nel caso in cui si superino cinque parametri dei dieci complessivi, l’ente presenta condizioni di difficoltà strutturale e scattano alcuni obblighi supplementari di controllo. La situazione del Comune di Bari, che nel 2014 supera solo due parametri, a differenza del 2013 in cui ne superava tre, richiede di proseguire sulla strada intrapresa con lo stesso impegno». Insomma, niente allarmismi.

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