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il contenzioso infinito

Cittadella della giustizia
Pizzarotti ci riprova

Bari, altri due giudizi intentati dall'impresa di Parma

Cittadella della giustiziaPizzarotti ci riprova

Cittadella della giustizia, la storia infinita. L'impresa Pizzarotti ha dato il via ad altri due giudizi. Il primo davanti al Consiglio di Stato, al quale è stata chiesta la revocazione del pronunciamento dell'adunanza plenaria dello stesso organismo, che di fatto pone fine alla querelle giudiziaria durata oltre 10 anni (bocciando le pretese dell'azienda Emiliana), il secondo coinvolge la suprema corte di Cassazione, ultima spes concessa dalla Costituzione a chi ritiene di aver subito un giudizio non equo.
Fatto sta che mentre l'amministrazione comunale percorre altre strade al fine di trovare una soluzione adeguata all'annoso problema cittadino, rischia di riaprirsi una vicenda alquanto paradossale con una ricerca di mercato fatta passare per bando pubblico, in violazione delle norme più elementari sulla concorrenza sui pubblici appalti, come ha rilevato il tribunale europeo di Strasburgo.
Peraltro da settembre 2015 Palazzo di Città non è più competente in materia, essendo tornata l'edilizia giudiziaria sotto l'egida del ministero di Giustizia, adesso legittimato a resistere in giudizio in questo nuovo capitolo della saga degli uffici giudiziari cittadini.
Il progetto della cittadella prevedeva la realizzazione del polo della giustizia su suolo agricolo, nei pressi dello stadio San Nicola, previa variante urbanistica autorizzata per effetto di cavilli legali, dal commissario ad acta, che ha di fatto scavalcato la competenza del consiglio comunale. Percorso stoppato e poi ribaltato, come detto, dal ricorso ai tribunali europei, con l'ultimo atto scritto dall'adunanza plenaria del Consiglio di Stato (la Cassazione a sezioni unite della giustizia amministrativa) la cui sentenza ha stabilito che il Comune di Bari non era vincolato a realizzare l’opera proposta da Pizzarotti (ma semplicemente avrebbe dovuto portare a conclusione l’iter procedimentale). Andando avanti, invece, l'amministrazione barese avrebbe eluso la normativa europea in tema di affidamento di appalti pubblici, di fatto violando il principio della libera concorrenza. In pratica è stato accolto il caposaldo della tesi sostenuta dall'allora sindaco Michele Emiliano davanti alla Corte europea, la cui correttezza è poi stata riconosciuta appunto anche dal Consiglio di Stato.

Adesso l'impresa di Parma torna alla carica appellandosi all'articolo 111 della Costituzione, che permette di rivolgersi alla Cassazione se si ritiene di aver subito un giudizio nel quale il giudice sia andato al di là della domanda posta per dirimere la questione. Il ricorso per la revocazione della sentenza del Consiglio di Stato, invece si baserebbe sul presupposto che i supremi giudici amministrativi non avessero ben chiara tutta la situazione.
Intanto, come detto, Comune e Ministero hanno imboccato la strada che porta alla futura realizzazione del polo degli uffici giudiziari sugli ex suoli militari del quartiere Carrassi. Si tratta dell'ex caserme Capozzi e Milano situa tra via Falcone e borsellino e via Alberotanza, i cui quaranta ettari sono destinati ad ospitare tribunale civile, penale, giudice di pace e tribunale per i minorenni. L'iter è ancora lungo anche perché al momento non esiste un progetto se non quello già pagato dal comune di Bari ben 5 milioni di euro, che prevederebbe la realizzazione del secondo palazzo di giustizia (ospiterebbe il Penale) in corso della Carboneria, a ridosso dell'attuale sede di via Nazariantz.
In attesa di capire se si resta al Libertà o ci si sposti a Carrassi (in tal caso l'edificio di piazza De Nicola verrebbe occupato da uffici e ripartizioni comunali), difficile che la nuova pagina giudiziaria avviata da Pizzarotti, possa far rivivere il progetto della Cittadella, costringendo amministrazione comunale e Stato a tornare sui loro passi. Molto più facile che l'obiettivo sia ottenere un indennizzo economico.

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