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Bari, salta la seduta

Flop al consiglio comunale
Decaro s'infuria con i suoi

Per la terza volta l'assise non ha i numeri. L'opposizione: se non sono capaci, torniamo al voto

Flop al consiglio comunaleDecaro s'infuria con i suoi

La maggioranza scivola per un soffio sulla classica buccia di banana, quella dei numeri. Fermandosi a quota 18 presenze sulle 19 utili. Le opposizioni vanno via dall’aula esultando con l’ideale pallottoliere tra le mani: «Anche questa volta il centrosinistra è andato sotto. È un caso politico, vadano a casa se non sanno più governare».
Antonio Decaro corre nella sua stanza per smaltire la rabbia contro i suoi. «Ma come è possibile? Basta, devono cambiare registro. Siano più responsabili. Mi spieghino come mai alle commissioni mattutine sono sempre puntuali, mentre in aula no…», si sfoga il sindaco con il suo staff per poi decidere di chiamare a uno a uno i capigruppo di coalizione. Con un monito: «Non si scherza più». E così Palazzo di Città vive il suo venerdì tragicomico per l’ennesima seduta – la terza in una settimana - di consiglio comunale che salta.

Questa volta nessun ammutinamento bipartisan – ne sanno qualcosa le ultime due monotematiche andate deserte per un accordo sottobanco tra sinistra e pezzi di destra – ma «un puro incidente tecnico» come ama definirlo la maggioranza per provare a giustificare «un caso politico che non c’è». «Solo pura coincidenza di più eventi, tra consiglieri ammalati (quattro quelli giustificati, ndr) e altri che per imprevisti sono arrivati in ritardo» getta acqua sul fuoco il capogruppo Pd Marco Bronzini circondato dai rappresentanti di tutte le forze politiche pronte a dimostrare che «la coalizione c’è».

Questa volta la puntualità ha giocato un brutto scherzo anche ai consiglieri recordman di presenze come Alessandra Anaclerio (Realtà Italia) e Massimo Maiorano (Pd) fermati da alcuni imprevisti durante il tragitto casa-Comune. Arrivano a palazzo a frittata ormai consumata. «Cose che possono capitare, non diamo la croce a loro - dicono i colleghi –. Il vero sgarbo istituzionale l’hanno fatto le opposizioni non entrando in aula. Usano questi giochetti perché non hanno argomenti. In ogni caso chiediamo scusa alla città».

Ma come mai questo cortocircuito istituzionale per un’aula che nell’intero mese di settembre (esclusa la seduta di question time di giovedì scorso) non è riuscita a riunirsi nemmeno per 20 minuti? «Un calendario troppo ingolfato dalle inutili monotematiche chieste dal centrodestra proprio nei giorni a ridosso della Fiera del Levante, evento durante il quale già per prassi non si tengono consigli comunali» spiega il capogruppo di Decaro Sindaco, Francesco Giannuzzi.

Ma le minoranze attaccano a testa bassa. «La maggioranza è distratta pur avendo numeri importanti: sono in 25. Ci chiediamo come farà Decaro a governarla se dovesse diventare presidente nazionale dell’Anci e senatore del nuovo Senato post riforma costituzionale. Bari non vuole un sindaco a mezzo servizio e part-time. Un sindaco deve esserci sempre come faceva Di Cagno Abbrescia: alle 6 e 30 del mattino era nei cantieri cittadini e la sera era l’ultimo a chiudere la porta del Comune» dice Filippo Melchiorre (Fratelli d’Italia). «La maggioranza non onora la città. Siamo alle comiche. Ci sono argomenti importanti da trattare in aula. Se non ne sono più capaci, si torni allora al voto» avverte Fabio Romito (Misto-Cor). Per Area Popolare-Ncd l’occasione è propizia per rimarcare certe distanze. «Uscendo anche noi dall’aula e non garantendo quell’essenziale numero in più per iniziare il consiglio, abbiamo dimostrato di essere e di restare forza di opposizione. Non siamo la stampella di nessuno», sottolinea il capogruppo alfaniano Romeo Ranieri allontanando l’ipotesi di un avvicinamento al centrosinistra. «Abbiamo 65 punti all’ordine del giorno da smaltire.

Ci sono provvedimenti importanti e il sindaco sa solo dire “pazienza, torniamo domani in aula”. Come se tutto ciò fosse normale» dice Giuseppe Carrieri (Impegno Civile). «Alla città non interessano questi problemi tecnici sui numeri. L’aula deve lavorare di più» avverte in solitaria Michele Caradonna, capogruppo del Misto. «La città è ferma come il bus navetta che ho utilizzato per arrivare al Comune. È andato in avaria come questa coalizione di sinistra», ironizza il Cinque Stelle Sabino Mangano. Oggi si replica per la seconda convocazione del consiglio. Appuntamento alle 9 e 30, ritardi e bus navetta in avaria permettendo.

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