Sabato 21 Marzo 2026 | 17:09

I baresi vanno via dal Libertà? Don Valentino: «Vi spiego perché»

I baresi vanno via dal Libertà? Don Valentino: «Vi spiego perché»

I baresi vanno via dal Libertà? Don Valentino: «Vi spiego perché»

 
rosanna volpe

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I baresi vanno via dal Libertà? Don Valentino: «Vi spiego perché»

Parla il parroco della storica chiesa di Santa Cecilia: «Complesso costruire relazioni con i migranti, sono comunità molto chiuse». Anche il commercio langue

Sabato 21 Marzo 2026, 14:56

Sono le 11 del mattino, nella navata ampia della chiesa di Santa Cecilia, la più storica del quartiere, il silenzio è quasi assoluto. Una donna è inginocchiata, le mani giunte, raccolta in preghiera. Intorno, banchi vuoti. Don Valentino Campanella è parroco qui da sei anni. Indica lo spazio intorno: «Questa è una chiesa grandissima. Quando è stata riqualificata sono stati considerati ampi spazi perché la presenza di fedeli era altissima. C’erano dieci messe al giorno, con una turnazione di sacerdoti». La partecipazione era tale che, ricorda, «alla “messa del fanciullo” i bambini sedevano anche oltre i banchi, fin sotto l’altare».

Il ridimensionamento Oggi lo scenario è profondamente diverso. Le celebrazioni eucaristiche sono due al giorno. «I fedeli sono quasi tutti anziani», spiega. «I giovani vanno via, non restano nel quartiere». Al loro posto arrivano soprattutto migranti, «per lo più di religione musulmana, che si riuniscono nella moschea di via Garruba». I rapporti sono improntati sul rispetto: «Ci salutiamo, ci facciamo gli auguri ma costruire relazioni più profonde è complesso. Spesso non parlano bene la lingua e sono comunità molto chiuse».

L’inesorabile spopolamento Il cambiamento del quartiere è evidente anche nella sua composizione sociale. «C’è uno spopolamento dei baresi», osserva il parroco. Tra le cause, il costo degli affitti e la mancanza di servizi adeguati: «Le case accessibili spesso non hanno l’ascensore. E così le famiglie vanno via». A restare sono soprattutto anziani e nuclei fragili. E proprio sui più giovani si concentra l’attenzione della parrocchia. «I nostri ragazzi non sono delinquenti, ma spesso sono soggetti deboli, che hanno bisogno di essere seguiti perché vivono in contesti familiari delicati».

Un quadro che trova riscontro nelle parole di Emanuela Carella, per quarant’anni insegnante e da mezzo secolo volontaria a Santa Cecilia: «Le famiglie sono sempre più frammentate. I giovani crescono senza punti di riferimento stabili e questo si riflette sul loro percorso, anche educativo».

Arrivano i ricercatori del Cnr Nel frattempo, il quartiere continua a trasformarsi. Don Valentino guarda con attenzione anche alle prospettive future: l’arrivo del Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’area dell’ex manifattura, previsto nei prossimi mesi, porterà oltre seicento ricercatori. «Ci chiediamo quanto questo potrà incidere davvero sulla vita del Libertà, se riuscirà a generare nuova vitalità nel quartiere o resterà una presenza isolata».

Uno sguardo critico riguarda anche gli interventi sul commercio urbano. «Sono stati stanziati molti fondi per il mercato dell’ex Manifattura - osserva - ma forse sarebbe stato più utile trasferire le attività nei tanti locali chiusi del quartiere, per restituire movimento e presidio alle nostre strade e per creare una socialità che lentamente stiamo perdendo».

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