la denuncia

In 15 aggrediscono 24enne sul Regionale Foggia-Bari, identificati 14 minorenni: avevano messo video sui social

L’episodio è stato reso noto dal padre della vittima: dopo la denuncia partite le indagini della Polfer, acquisite le immagini delle telecamere di sorveglianza

Un viaggio come tanti che si è trasformato in un incubo: è la storia raccontata sui social da Vincenzo Rizzi, ex M5s, che ha come protagonista suo figlio 24enne, Marco, vittima di un'aggressione brutale e senza senso sulla linea Foggia-Bari. Il giovane, infatti, la sera del 28 febbraio è stato accerchiato prima sul treno, poi sulla banchina della stazione di Bisceglie, da 15 ragazzi che lo hanno minacciato e picchiato. L'episodio è stato prontamente denunciato e 14 dei presunti autori - minorenni - sono stati identificati grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza e ad alcuni video postati sui social. Il quindicesimo, ultimo componente del branco, sarebbe maggiorenne e sarebbero tutti proveniente dalla Bat.

«Quella sera stava andando a Bari con il regionale partito da Foggia alle 22:06 - racconta Rizzi - A un certo punto, alla fermata di Trani, salgono sul treno una quindicina di ragazzi. Da subito rumore, fumo, provocazioni, quel modo di occupare lo spazio come se fosse tutto loro. La cosa più inquietante, mi ha raccontato, è stata la sensazione netta che nessuno stesse davvero governando la situazione: il personale di bordo non interveniva e quel gruppo si muoveva come un branco, cercando un bersaglio. Il bersaglio diventa lui». 
«Lo circondano. L’ambiente è stretto, senza vie di fuga, e l’aggressione esplode con una violenza improvvisa e multipla: colpi da più lati, minacce urlate, parole che non sono solo insulti ma promesse (“ti uccidiamo”, “ti buchiamo”)». Ma il 24enne, stando al racconto del padre, non ha reagito, ha provato soltanto a proteggersi, a contenere i danni, a restare lucido. E tutto senza che presenti e capotreno intervenissero.
«Quando il treno arriva a Bisceglie riesce, con uno sforzo enorme, ad aprirsi un varco e a scendere. Ma non finisce: lo inseguono sulla banchina e continuano a colpirlo. Solo grazie anche all’intervento di una persona presente riesce a risalire sul convoglio. Ha il volto tumefatto, un dente scheggiato, e addosso quello shock che non è solo paura: è incredulità, è violazione. Chiede di chiamare la polizia. E qui arriva la seconda ferita, quella che pesa anche quando i lividi passano: gli viene risposto che deve farlo lui. Peccato che nel frattempo gli abbiano rubato il cellulare. Per fortuna un viaggiatore salito proprio a Bisceglie gli presta il telefono e riesce a contattare le autorità».
Il 24enne ha ricevuto le cure del caso al Policlinico di Bari, poi ha denunciato alla Polfer l'accaduto (è assistito dall'avvocata Innocenza Starace). A facilitare le indagini ci sono state non solo le immagini delle telecamere di sicurezza, ma anche i video postati dai ragazzini sui social la sera del pestaggio. Non sarebbe la prima volta che il gruppo agisce in questo modo. 

LE DICHIARAZIONI DEL 24ENNE: «NESSUNO MI HA AIUTATO»

Marco racconta l'orrore di quei momenti: «Ho avuto molta paura». Gli aggressori sono saliti a bordo del convoglio all’altezza di Trani. «La cosa che mi ha fatto più male - aggiunge Marco - è l’indifferenza delle tantissime persone presenti in treno e anche sulla banchina a Bisceglie. Nessuno è intervenuto. Solo un cittadino, nel frattempo salito proprio a Bisceglie, mi ha prestato il suo telefono e mi ha permesso di chiamare le forze dell’ordine». «Da subito rumore, fumo, provocazioni - ricostruisce -. L’aggressione è esplosa con una violenza improvvisa e multipla. Quando il treno è arrivato a Bisceglie, è riuscito, con uno sforzo enorme, ad aprirsi un varco e a scendere. Ma non finisce: lo inseguono sulla banchina e continuano a colpirlo. Solo grazie anche all’intervento di una persona presente riesce a risalire sul convoglio. Ha il volto tumefatto, un dente scheggiato, e addosso quello shock che non è solo paura: è incredulità, è violazione. Chiede di chiamare la polizia. Gli viene risposto che deve farlo lui. Peccato che nel frattempo gli abbiano rubato il cellulare. Per fortuna un viaggiatore salito proprio a Bisceglie gli presta il telefono e riesce a contattare le autorità».
Marco si è fatto medicare al policlinico di Bari ricevendo una prognosi di 15 giorni. Quella tratta la percorre per andare all’università ma ora ha paura. «Cercherò di farla solo nelle ore mattutine», dice. E ai giovani rivolge un appello: «La vita non è un videogioco. Le conseguenze di simili azioni potrebbero rivelarsi gravissime sia per le vittime sia per gli autori».
La sua avvocata, Innocenza Starace, afferma: «E' ammirevole il comportamento di Marco che non ha reagito in alcun modo alla violenza. Sono orgogliosa di rappresentare un ragazzo così e la sua famiglia impegnata a favore della legalità».
Privacy Policy Cookie Policy