Venerdì 27 Febbraio 2026 | 11:27

Bari Vecchia, lo sfregio continuo e l'ennesimo restyling ai campetti «Michele Fazio»: «Fa male, ma non ci fermiamo»

Bari Vecchia, lo sfregio continuo e l'ennesimo restyling ai campetti «Michele Fazio»: «Fa male, ma non ci fermiamo»

Bari Vecchia, lo sfregio continuo e l'ennesimo restyling ai campetti «Michele Fazio»: «Fa male, ma non ci fermiamo»

 
rosanna volpe

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Bari Vecchia, lo sfregio continuo e l'ennesimo restyling ai campetti «Michele Fazio»: «Fa male, ma non ci fermiamo»

Intitolare quei campetti a Michele ha significato trasformare un luogo quotidiano in un segno permanente di memoria. Per questo ogni atto vandalico assume un significato che va oltre il danno economico

Venerdì 27 Febbraio 2026, 09:25

La rete è di nuovo divelta. Piegata verso l’esterno, strappata in più punti. Il campo è bruciato, il manto consumato fino a lasciare chiazze di terra nuda. Le recinzioni mostrano segni di urti e danneggiamenti. È questa, oggi, la condizione dei campetti di Bari Vecchia intitolati a Michele Fazio, il quindicenne ucciso per mano della criminalità organizzata. Non è la prima volta che quell’area viene presa di mira. Negli anni si sono susseguiti atti vandalici, segnalazioni, interventi tampone. Già nel 2015 l’amministrazione guidata da Antonio Decaro intervenne per ripristinare uno spazio colpito dai soliti impuniti. Ogni volta la stessa scena: reti divelte, pali piegati, erba sintetica strappata, rifiuti accumulati negli angoli. Un deterioramento che non è soltanto materiale. Perché quei rettangoli di gioco portano un nome che a Bari ha un peso.

Nei giorni scorsi il sindaco Vito Leccese, insieme ai dirigenti di Deloitte Italia, ha presentato un intervento di restyling sponsorizzato dall’azienda. Un investimento che punta a riqualificare ancora una volta l’area, considerata dall’amministrazione non solo uno spazio sportivo ma un presidio civile nel cuore della città vecchia. Il progetto prevede la rimozione del manto erboso usurato, la sistemazione del sottofondo con una nuova pavimentazione e un nuovo tappeto, l’installazione di recinzioni nuove e il potenziamento dell’impianto di illuminazione. Un’opera strutturale per restituire sicurezza e decoro a un luogo frequentato quotidianamente da bambini e adolescenti del quartiere.

Eppure, la cronaca di questi anni racconta una fragilità persistente. Ogni riqualificazione è stata seguita, nel tempo, da nuovi danneggiamenti. Ogni ripristino ha dovuto fare i conti con l’incuria e con comportamenti vandalici che hanno riportato il campo al punto di partenza. La rete strappata, il prato consumato, le barriere piegate sono diventati una fotografia ciclica.

Quel nome, però, continua a pesare. Michele Fazio fu ucciso il 12 luglio 2001. Fu vittima di un conflitto a fuoco tra clan rivali nelle strade di Bari Vecchia. Non era il bersaglio. Non aveva legami con la criminalità. La sua morte segnò uno spartiacque per la città. Bari si strinse attorno alla famiglia, mentre le indagini furono prima archiviate poi riaperte. I responsabili di quell’omicidio sono stati consegnati alla giustizia. Lella e Pinuccio, genitori del quindicenne, hanno continuato negli anni a chiedere verità trasformando il dolore privato in impegno pubblico.

Intitolare quei campetti a Michele ha significato trasformare un luogo quotidiano in un segno permanente di memoria. Per questo ogni atto vandalico assume un significato che va oltre il danno economico. Colpire quelle strutture significa colpire un simbolo dell’antimafia cittadina. Oggi, mentre si annuncia l’ennesima riqualificazione, è Pinuccio a richiamare tutti al senso di quel luogo: «Saranno riqualificati nei prossimi mesi. Sicuramente quei campetti hanno un significato importante. Fa male immaginare che gruppi di vandali lo sfregino. Noi però non ci fermeremo: la lotta contro la mafia e contro i comportamenti mafiosi deve andare avanti perché noi sappiamo da che parte vogliamo stare».

Le parole riportano il discorso alla responsabilità collettiva. Perché sotto la muraglia, davanti al mare, quei due rettangoli non sono soltanto uno spazio dove tirare un pallone. Sono un presidio di legalità, in una città che molto spesso perde la memoria.

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