Se c’è un po’ di Castellana alle Olimpiadi è merito è del 29enne Francesco Ayrton Lacatena fra i danzatori impegnati nella cerimonia di apertura ed in particolare nel segmento «Peace» ideato da Simone Ferrari e Lulu Helbek con coreografie di Macia Del Prete, la partecipazione del cantante Ghali e della splendida attrice americana di origini sudafricane Charlize Theron.
«Esibirsi nello Stadio di San Siro, davanti a migliaia di persone e in diretta mondiale, ti lascia senza fiato – racconta radioso Francesco – ha rappresentato uno dei momenti più intensi e significativi del mio percorso artistico. Più dell’imponenza dell’evento ciò che mi ha colpito è stato il messaggio che abbiamo portato in scena: in un momento storico in cui nel mondo si respira tensione, conflitto e divisione, il nostro messaggio di pace ha avuto un valore enorme. La poesia “Promemoria” di Gianni Rodari ha ricordato come lavarsi, studiare, giocare siano gesti quotidiani mentre una cosa che non si dovrebbe fare mai è la guerra. Parole semplici ma dal significato potentissimo visto che l’arte ha anche il compito di ricordarci ciò che dovrebbe essere ovvio: la pace non è un’utopia, è una responsabilità collettiva. Un’esperienza che rappresenta un passaggio importante del mio cammino ma non un traguardo definitivo, una tappa che mi ricorda da dove sono partito e perché ho scelto questa strada».
Un riferimento all’origine della sua passione che ha anche nomi e volti ben precisi: «Penso che tutto sia iniziato da uno sguardo pieno d’amore e di fiducia di mia nonna materna Maria – ricorda Francesco – che, quando avevo appena quattro anni, mi iscrisse a un corso di gioco-danza vedendo in me qualcosa che io ancora non potevo capire. Poi, durante la scuola elementare la mamma di un mio caro amico, Vito, chiese a mia madre se volessi iniziare con lui un corso di breakdance nella scuola “PassioneDanza” di Daniela Carbone. Da quel momento la danza non è stata più solo un’attività ma una direzione. Con Daniela, guida importante del mio percorso, ho studiato moderna e hip hop. A 16 anni mi affidò un corso per principianti: una responsabilità grande che mi ha messo alla prova non solo tecnicamente ma umanamente. Insegnare mi ha costretto a crescere, a comprendere il valore delle parole, dell’esempio, della presenza».
Poco dopo il debutto da professionista: «L’8 agosto 2015, giorno del mio diciannovesimo compleanno, in due spettacoli – prosegue Lacatena – legati alle nostre Grotte: “750 volte Dance” sul palco allestito sul campetto e subito dopo “Hell in the Cave” in profondità. È stato un passaggio simbolico, quasi un rito. Proprio lì ho incontrato Vito Cassano e Claudia Cavalli della CompagniaEleinaD: se oggi sono quello che sono lo devo a loro. Non ho trovato solo dei direttori artistici ma due maestri che mi hanno insegnato cosa significa amare profondamente questo mestiere trasmettendomi la cura quasi maniacale del dettaglio, la dedizione totale al lavoro, la sensibilità nel processo creativo, ma soprattutto l’idea che prima della tecnica venga l’amore: per l’arte, per il palco, per il pubblico, per le persone con cui condividi il viaggio».
«Da questa continua ricerca, dall’esigenza di crescere senza mai sentirsi arrivati, è nato il mio trasferimento a Milano. Una città che amo e odio allo stesso tempo: offre moltissimo ma pretende altrettanto. I ritmi sono veloci, le richieste alte e devi imparare ad adattarti, a reggere fisicamente e mentalmente. Oggi continuo a lavorare con la compagnia in tournée in Italia e all’estero e insegno danza aerea nel quartiere in cui vivo. È un mestiere che richiede disciplina, energia e una scelta quotidiana di presenza».
Un amore incondizionato per questa arte eterna: «Credo – conclude Francesco Ayrton Lacatena – in una danza che sappia parlare, prendere posizione, farsi portavoce di valori come il rispetto, l’ascolto e la pace. In un tempo in cui il rumore spesso copre il senso delle cose, scelgo il linguaggio del corpo come strumento di verità. Essere danzatore significa trasformare la passione in impegno quotidiano e il talento in responsabilità. Salire su un palco non solo per esibirmi, ma per contribuire, anche nel mio piccolo, a lasciare un segno. Finché avrò la possibilità di farlo continuerò con la stessa convinzione con cui ho iniziato da bambino: perché la danza è la mia voce nel mondo. Vengo da Castellana Grotte, da una famiglia che mi ha sostenuto, da maestri che mi hanno insegnato che prima della tecnica viene l’amore. Porto con me ogni sguardo, ogni sacrificio, ogni insegnamento ricevuto».
















