Giovedì 12 Febbraio 2026 | 17:43

Casapound, la difesa dei 12 condannati: «Mai contestata la ricostituzione del partito fascista»

Casapound, la difesa dei 12 condannati: «Mai contestata la ricostituzione del partito fascista»

 
Casapound, la difesa dei 12 condannati: «Mai contestata la ricostituzione del partito fascista»

La versione degli avvocati: «Il riferimento all'articolo 1 della legge Scelba è meramente descrittivo». Un portavoce del movimento: «Non commentiamo una sentenza di primo grado»

Giovedì 12 Febbraio 2026, 15:55

Il collegio di difesa degli imputati nel processo CasaPound che ha visto a Bari la condanna di 12 militanti a pene fino a due anni e mezzo segnala «con forza» che «nessuno degli imputati è mai stato processato e di conseguenza condannato per il delitto di ricostituzione del partito fascista, previsto e disciplinato dall'art. 2 della legge Scelba. Al contrario gli stessi erano stati chiamati a rispondere della violazione dell'art. 5 della stessa legge che prevede altro, ovvero che punisce con la reclusione (fino a 3 anni) e la multa chiunque, in pubbliche riunioni, compia “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista”. La norma vieta gesti, saluti (come quello romano) o simboli riconducibili al fascismo o al nazismo».

L’avvocato Saverio Ingraffia, che ha difeso gli imputati assieme ai colleghi Antonio Mitolo e Giampiero Milone - spiega che la menzione nel capo d'imputazione anche dell'articolo 1 (oltre all'articolo 5, ndr) della legge Scelba «è di tipo generale e meramente descrittiva degli articoli successivi della stessa disposizione normativa, come appunto il contestato articolo 5 che punisce chi, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista». La difesa ha annunciato appello contro la sentenza.

Il capo di imputazione fa in realtà riferimento agli articoli 1 e 5 della legge 645/1952. L’articolo 1 è rubricato «riorganizzazione del disciolto partito fascista». L’articolo 5 è intitolato «manifestazioni fasciste». L’articolo 2, citato dagli avvocati, è quello che prevede le pene a carico di «chiunque promuove  od   organizza sotto qualsiasi forma la ricostituzione  del  disciolto partito fascista». Tra queste pene c’è anche la sospensione dei diritti politici e civili per 5 anni, quella che il Tribunale ha pronunciato a carico dei 12 condannati. Sarà necessario leggere le motivazioni per capire il ragionamento logico seguito dai giudici.

Nessun commento invece dalla sede di Casapound. «Non abbiamo le motivazioni e poi si tratta di una sentenza di primo grado», è la laconica risposta del portavoce dell’organizzazione di estrema destra, Luca Marsella, contattato dall'Ansa: «Non possiamo rilasciare commenti». Bocche cucite anche al quartier generale di Casapound in via Napoleone III, a Roma, a pochi metri da Santa Maria Maggiore. Sul portone marrone dello stabile occupato, da giorni spicca un fiocco celeste a indicare la nascita di un bambino. «Qui abitano solo famiglie», risponde un uomo affacciato a una finestra al primo piano, mentre accende una delle numerose sigarette che fumerà di lì a poco. Anche l’uomo alla finestra, così come Marsella, ripete che non possono commentare la sentenza di Bari. «Siamo inquilini, qui siamo famiglie, per le domande c'è l'ufficio stampa, proprio come il Pd», è l’esempio che fa dopo aver invitato a prendere un appuntamento perché «qui non funziona così», spiega l’uomo che indossa una felpa verde militare sopra la t-shirt nera con su stampato quello che sembra essere il simbolo di Casapound: «Chi deve commentare la sentenza? Una mamma con un bambino che non è militante di Casapound?».

 

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