«Solo un atto d’amore, nient’altro. Se poi non è la regola che un marito si sottoponga a un intervento chirurgico per aiutare la propria moglie, semplicemente perché è noto che l’universo maschile tema i ferri, mi sento molto coraggioso».
Ci scherza su Claudio Tommasi, 53 anni, tecnico informatico, dimesso dal Policlinico di Bari a fine dicembre dopo aver donato un rene a sua moglie Lucrezia, coetanea. E se la gratitudine di lei nei confronti del marito appare quasi scontata, mai lasciata sola a combattere contro un esercito di ombre maligne, quella di Claudio verso la sua compagna di vita si fa forte testimonianza di complicità; ai ricordi più tristi di quel lungo viaggio condiviso, durato oltre dieci anni e culminato nel trapianto, Claudio mescola anche momenti più divertenti, forse per opporsi con tutte le forze al pianto che gli serra la gola mentre ricostruisce quello che, con tutte le cautele del caso, appartiene al passato.
«Sicuramente grazie alla necessità di mia moglie, le equipe sanitarie coinvolte nell’intervento hanno considerato me un caso più unico che raro. Di solito sono le donne che donano reni agli uomini» A maggior ragione, i ripensamenti non sono ammessi. «Scherzi a parte sto bene - continua - Lo sono stato da subito, salvo sentirmi stanco e affaticato i primi giorni. E lo rifarei altre mille volte. Dal 2016, da quando è nata nostra figlia, mia moglie è entrata in dialisi per via dei suoi reni policistici, situazione di cui era già a conoscenza, ma che si è aggravata con la gravidanza - racconta Claudio - Le cisti via via sono cresciute, hanno portato varie complicanze che l’hanno costretta a più di un ricovero e a sottoporsi per oltre un anno alla dialisi peritoneale meccanizzata, della durata di 8 ore a notte. Intanto, è entrata anche nella lista d’attesa per il trapianto».
Dopo varie chiamate, urgenti e anche notturne, dai centri trapianti di Bari e Verona, rivelatesi poi infruttuose per incompatibilità o in quanto Lucrezia rappresentava una riserva rispetto ad altri pazienti, Claudio ha palesato sempre più convinto la sua disponibilità a donarle il rene. «La mia convinzione si è scontrata, però, con la diffidenza di Lucrezia – racconta – Non voleva stravolgere la mia vita. In più, la tenera età di nostra figlia, le ha sempre fatto considerare inopportuna la possibilità che anche io finissi io in ospedale con lei».
Ma a volte la vita ha le sue tortuose strade per parlare. E così, quando la salute di Lucrezia è diventata oltremodo precaria, non era più possibile aspettare. Era giunto il momento di sfruttare senza se e senza ma l’alta compatibilità di Claudio. L’iter è cominciato ad aprile 2025 e si è concluso con il trapianto il 16 dicembre scorso. «Un grande ringraziamento va a tutto il personale del Centro Trapianti diretto dal Prof. Ditonno e al reparto di nefrologia del Policlinico di Bari guidato dal prof. Gesualdo. Grazie a loro è stato anche scongiurato il peggio subito dopo l’intervento, quando mia moglie ha avuto delle complicanze che le hanno fatto rischiare il rigetto».
Le rinunce in questi anni sono state troppe e sebbene Lucrezia attenda di sottoporsi a un secondo intervento entro l’estate per rimuovere il catetere peritoneale, la loro mente viaggia all’unisono verso nuove mete. Ma la scaramanzia è tanta, e le tappe restano chiuse a chiave da un lucchetto virtuale.
«Non viaggiamo da anni - spiega Claudio - la macchina per la dialisi meccanizzata occupava l’intero bagagliaio dell’auto, impossibile spostarsi. Il primo momento di festa che ci concederemo sarà la comunione di nostra figlia; lei ha sofferto tanto per questa situazione».
Lucrezia ora è rinata, come madre e come moglie. Sta imparando a stare di nuovo al mondo, grazie al miracolo che si è compiuto.
















