Il parcheggio incastonato tra corso Mazzini, via Anita Garibaldi e via Zampari è sotto la lente di ingrandimento degli investigatori dopo le numerose denunce raccolte da residenti esasperati con tanto di video e di foto che raccontano atti di violenza e di abusi. Ieri pomeriggio anche la polizia locale è intervenuta per identificare il gruppo di rom che vive ormai da mesi nel parcheggio durante il sopralluogo del componente della Commissione parlamentare antimafia, Filippo Melchiorre e del consigliere comunale Antonio Ciaula. «Abbiamo potuto verificare – racconta Melchiorre – una situazione di grande degrado. La presenza di minori ci spinge a intervenire al più presto per fermare eventuali episodi di violenze e abusi».
Nel perimetro di cancellate, che confina con parco Maugeri, alberga infatti uno sparuto gruppo di rom, con pochi camper e alcuni furgoni bianchi, in mezzo alle automobili in sosta e ad aiuole selvagge disseminate di rifiuti, scarpe e indumenti, plastica e assorbenti usati, pneumatici, bottiglie di birra vuote ed escrementi umani. La Gazzetta del Mezzogiorno ha raccontato sulle sue pagine l’ennesimo atto di violenza che si è consumato nell’accampamento sabato sera quando una donna è stata picchiata da un uomo che poi ha preso a calci anche un bambino. Scene ordinarie – secondo i residenti – più volte segnalate. Le condizioni descritte vanno ben oltre la semplice occupazione di un parcheggio. Gli uomini bevono dalla mattina a tarda notte e litigano continuamente tra di loro. Molto spesso si sono colpiti con coltelli e cocci di bottiglie. Nell’area stazionano stabilmente due camper, un vecchio camion scalcinato, un furgoncino e un furgone più grande che sono la dimora dei rom. A peggiorare la percezione di degrado ci sono anche episodi di vandalismo su automobili parcheggiate intorno a corso Mazzini, che secondo chi abita nei dintorni, sarebbero aperte senza permesso e danneggiate. La presenza di minori tra le persone dell’accampamento rende la situazione ancora più delicata.
L’allarme ha destato preoccupazione anche tra coloro che lavorano sul territorio da anni. «Negli ultimi mesi – spiega Raffaele Diomede, educatore di esperienza sul quartiere Libertà e il primo a denunciare lo sfruttamento dei piccoli rom nel 2016 - si è notato un cambiamento significativo nel gruppo. La quasi totalità dei giovani appartenenti al nucleo originario presumibilmente rom, si è trasferita altrove, probabilmente in cerca di migliori opportunità. Oggi restano prevalentemente adulti e bambini, anche molto piccoli, che fino a qualche tempo fa non erano presenti. Questo fa pensare all’arrivo nel quartiere di un secondo nucleo familiare, verosimilmente imparentato con il primo, che si è aggiunto successivamente». Al momento per Diomede non ci sono elementi per parlare di sicurezza o di pericoli ma «nuclei familiari che praticano un nomadismo non stanziale come questo nel quartiere Libertà e che non sono conosciuti dalle istituzioni possono, in alcuni casi, nascondere situazioni di grave vulnerabilità. La storia recente ci insegna che, come accaduto dieci anni fa alle porte dello stadio San Nicola, l’assenza di monitoraggio può favorire fenomeni penalmente rilevanti, come lo sfruttamento dei minori. Proprio per questo è fondamentale che i bambini vengano intercettati e tutelati tempestivamente». Per l’educatore «integrazione e legalità possono coesistere rendendo visibili questi nuclei. L’integrazione passa dal riconoscimento reciproco: da un lato le istituzioni che si fanno presenti, dall’altro le famiglie che entrano in un percorso di regole condivise. È l’unica strada per tutelare i più fragili e rafforzare la coesione sociale della città. Occorre subito attivare un lavoro di prossimità: mediatori culturali, unità di strada, collaborazione tra enti locali. L’obiettivo non è lo sgombero fine a sé stesso, ma da un lato la verifica che non ci siano situazioni di violenza e sfruttamento, dall’altro la costruzione di un rapporto di fiducia che consenta di anagrafare ogni singolo membro del gruppo, l’accesso ai diritti fondamentali e un percorso di integrazione reale anche al Libertà, da sempre il quartiere più multietnico della città di Bari».
















