Venerdì 02 Gennaio 2026 | 13:18

La denuncia dei medici estetici: «Noi perseguitati. Nel Barese non si può lavorare, in Basilicata sì»

La denuncia dei medici estetici: «Noi perseguitati. Nel Barese non si può lavorare, in Basilicata sì»

 
rita schena

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rita schena

La denuncia dei medici estetici: «Noi perseguitati. Nel Barese non si può lavorare, in Basilicata sì»

«Il problema è nei regolamenti regionali. In Puglia la figura del medico estetico non è riconosciuta ed adeguatamente regolamentata»

Venerdì 02 Gennaio 2026, 11:46

13:04

«Quello che è incredibile è che le mie clienti nei loro studi in provincia di Bari non possono operare, ma attraversato il confine con la Basilicata, sì. Un controsenso no? Stiamo parlando di medici laureati che hanno una specializzazione in medicina estetica, ma che qui si trovano a fare i conti con ispezioni, chiusure di studi avviati con tanti sacrifici, multe salate, e che invece a meno di trenta chilometri sono perfettamente in regola. Qualcuno mi deve spiegare come questo sia possibile: o mi si vuole far credere che qui ci si preoccupa della salute dei pazienti e in Basilicata no?». L’avvocata Iliana Ciampo raccoglie i documenti che ha con sé: una serie di professioniste le hanno chiesto di prendere in carico una situazione che viene definita come «paradossale».

Da qualche mese la Asl di Bari ha avviato un piano di controlli che è partito da Bari e nell’anno si è esteso a tutta la provincia. Nel mirino le attività che erogano prestazioni ambulatoriali di tipo chirurgico, principalmente gli studi di oculistica, odontoiatria e medicina estetica. «L’obiettivo – spiegano dalla Asl Bari - è verificare il possesso di un titolo autorizzativo e il rispetto di quanto previsto dai regolamenti regionali, il tutto affinché vengano erogate prestazioni sanitarie in piena sicurezza dei pazienti».

«E infatti il problema è proprio nei regolamenti regionali – spiega la Ciampo -. In Puglia la figura del medico estetico non è riconosciuta ed adeguatamente regolamentata e questo si sta ritorcendo contro una serie di professionisti che hanno sempre lavorato seguendo le regole e in coscienza».

Studi avviati da anni vengono ritenuti non idonei e chiusi, sollecitate ordinanze sindacali, professionisti che da un giorno all’altro si trovano a non sapere cosa rispondere ai loro clienti con un doppio danno sugli investimenti fatti e di credibilità.

«Il problema è che in Italia non c’è una specializzazione universitaria ufficiale di Medicina estetica – continua l’avvocata -, le mie clienti sono medici con la laurea generica conseguita al termine dei sei anni e con specializzazioni prese in scuole private, che però la Regione Puglia non riconosce. Un problema che ora sta esplodendo in tutta la sua gravità. Ci sono tanti professionisti che si stanno vedendo sospendere l’attività».

Al fianco dell’avvocata due dottoresse che in queste settimane si sono viste non solo chiudere gli studi ma recapitare multe a cinque cifre. «Ci hanno rese fantasmi – mormorano a voce bassa -. Stiamo subendo un danno morale oltre che professionale, nonostante abbiamo sempre seguito e rispettato le regole. Ci teniamo alla salute dei nostri pazienti. Siamo state costrette ad emigrare in Basilicata dove c’è persino un albo per i medici estetici, quello che qui in Puglia non c’è».

La questione pugliese sui medici estetici è stata sollevata lo scorso 23 dicembre anche dalla Società italiana di medicina estetica (e dal suo presidente Emanuele Bartoletti) che ha scritto una lettera ufficiale al presidente dell’Ordine Medici e odontoiatri della Provincia di Bari, Filippo Anelli denunciando «Una situazione di particolare gravità» e chiedendo di prendere posizione.

«Ci arriva notizia di provvedimenti adottati dalla Asl di Bari e il Servizio igiene e sanità pubblica che a professionisti interessati viene contestato l’esercizio abusivo della professione sanitaria – scrive Bartoletti -. Una contestazione impropria e giuridicamente infondata perché rivolta a medici chirurghi in possesso di regolare abilitazione e iscrizione all’ordine. La medicina estetica rientra nell’esercizio della professione medica e l’adozione di questi provvedimenti espone i professionisti coinvolti ad un grave pregiudizio professionale. Per questo chiediamo di intervenire presso la Asl di Bari e assumere una posizione a tutela degli iscritti».

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