Mercoledì 21 Gennaio 2026 | 14:39

Saicaf in crisi, in Tribunale parte la corsa per salvare la storia del caffè di Bari

Saicaf in crisi, in Tribunale parte la corsa per salvare la storia del caffè di Bari

 
Massimiliano Scagliarini

Reporter:

Massimiliano Scagliarini

Saicaf in crisi, parte la corsa per salvare la storia del caffè

Lo storico marchio pugliese verso il concordato preventivo: passivo da 14 milioni

Giovedì 06 Novembre 2025, 09:33

17:07

In città c’è chi ricorda ancora la fabbrica in via Emanuele Mola, da cui l’odore dei chicchi tostati invadeva i primi palazzi del quartiere Madonnella. È una storia gloriosa e quasi centenaria quella di Saicaf, lo storico marchio del caffè fondato dall’avvocato Beniamino Cipparoli che ora affronta un passaggio importante e impegnativo: quello per la sopravvivenza. Lunedì la società ha presentato al Tribunale di Bari un’istanza in bianco per l’accesso agli strumenti di regolazione della crisi, a cui - molto probabilmente - farà seguito una istanza di concordato.

Nel 2021 il controllo della società è passato a una multinazionale, il gruppo Zanetti di Bologna, ma a garantire l’operatività è ancora come sempre la famiglia Lorusso, discendenti dell’avvocato Cipparoli che continuano a curare uno dei marchi più importanti di Bari. Ma nonostante le spalle così larghe, la concorrenza spietata della grande distribuzione e i costi insostenibili della materia prima hanno creato difficoltà operative. E così la società ha accumulato un passivo di circa 13,8 milioni di euro, in gran parte nei confronti dei fornitori e delle banche.
Il fascicolo è stato assegnato al giudice Valentina D’Aprile, che a breve dovrebbe nominare i commissari. La società (assistita dal professor Vincenzo Chionna e dall’avvocato Luca Calcagnile, con l’advisor finanziario Ignazio Pellecchia) ha chiesto come previsto dal Codice il termine per il deposito del piano e della proposta: è molto probabile che ci si orienti su un concordato preventivo.

L’azienda ha venduto da tempo la sede storica di via Amendola, ma ha in pancia un immobile importante (l’omonimo bar di corso Cavour), valutato 4 milioni, oltre che un marchio considerato tra i più conosciuti del territorio, presente sulle tazzine di centinaia di locali e generalmente molto ben considerato. Tuttavia la concorrenza ha causato un progressivo crollo della marginalità operativa, impattando sulla performance e dunque inficiando sulla tenuta dell’azienda. A questo si è aggiunto un cambiamento di mercato, con i prodotti da banco che fanno concorrenza alla tazzina come ad esempio il Ginseng.

Il ricorso agli strumenti previsti dal Codice della crisi punta dunque a preservare il valore dell’azienda, il cui core business è il caffè tostato in grani, macinato in capsule e cialde, ma anche nel servizio alla clientela. La proposta - è detto negli atti - mira a garantire la continuità aziendale della Saicaf nei modi più vantaggiosi per i creditori, salvaguardando il valore degli asset aziendali, delle autorizzazioni amministrative dei settori operativi propri del ciclo di produzione e commercializzazione del caffè, e naturalmente tutelando i posti di lavoro. Ma il fulcro è il mantenimento della gestione diretta del marchio, anche per mantenere in piedi un pezzo di storia tutto barese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)