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Bari, l'idea green del Poliba: banchine a base di gusci di cozze

Bari, l'idea green del Poliba: banchine a base di gusci di cozze

 
Redazione online

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Bari, l'idea green del Poliba: banchine a base di gusci di cozze

Un materiale « green» per i porti

Martedì 23 Maggio 2023, 08:00

BARI - Da scarto a risorsa di mercato. È il Politecnico di Bari ad aver trovato nuova vita per i gusci di cozze e i sedimenti portuali grazie alla ricerca applicata. Il programma europeo Life, con 4 milioni di euro, ha finanziato il progetto “GreenLife4Seas”, un consorzio pubblico-privato italo-greco con 8 partner (fra cui l’Autorità del Pireo, uno dei più grandi porti del Mediterraneo) guidati dal Poliba e una collaborazione con i centri di ricerca del Politecnico di Zurigo, per studiare nei laboratori baresi del Dicatech un materiale rigenerato capace di fare produzione in grande scala. Cosa ci si aspetta tra 5 anni? Pavimenti, arredi esterni, strutture portuali, frangiflutti e banchine a base di gusci di cozze.

Se l’Italia è tra i primi dieci produttori mondiali di cozze e ostriche con il 10% dell’itticoltura totale (fonte Fao-Fishstat), la Puglia è la terza regione, dopo Emilia Romagna e Veneto, per produzione di molluschi bivalvi. Nel 2016 il settore ha registrato una produzione di 10mila tonnellate in peso vivo di molluschi (fonte Arpa Puglia) di cui, mediamente oltre il 50% diventa scarto. A Taranto, fra i più importanti centri d’Europa, la produzione giornaliera si aggira sulle 10 tonnellate, ma solo 2 tonnellate di gusci sono conferite in discarica al costo di 100 euro a tonnellata. I gusci non si possono riciclare nell’umido perché al 95% sono composti di carbonato di calcio e quindi di natura inorganica, non compatibile con il compostaggio. È purtroppo diffuso il loro smaltimento illegale a terra o in mare con un conseguente impatto ambientale.

In Italia ci sono circa 50 milioni di metri cubi di sedimenti portuali da dragare periodicamente per garantire la navigabilità degli scali e per rimuovere i contaminanti, con un incremento annuo di circa 5 milioni di mc (fonte Assoporti). In Puglia ci sono 89 porti. Lavori di dragaggio sono previsti in 36 porti regionali per un volume di sedimenti di oltre 3 milioni di metri cubi, in un arco temporale di 5-10 anni a un costo di quasi 180 milioni di euro. Attualmente, i sedimenti portuali sono gestiti come rifiuti e conferiti in vasche di colmata, con costi ingenti di smaltimento. Questo perché necessitano di trattamenti chimico-meccanici complessi per poter essere riutilizzati. Il costo medio di smaltimento è di 250 euro a tonnellata. Tra i trattamenti, uno fra i più utilizzati è la stabilizzazione con leganti idraulici tradizionali (cemento) il cui utilizzo e produzione, tuttavia, concorre all’emissione di notevoli quantità di Co2 in atmosfera: per ogni kg di clinker prodotto si registra circa 1kg di Co2 rilasciata in atmosfera.

Da alcuni anni sono in corso nei laboratori del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica (Dicatech) del Politecnico di Bari studi e applicazioni su tali materiali di scarto, in collaborazione con i centri di ricerca del Politecnico di Zurigo Eth. A partire da una borsa di dottorato di ricerca industriale finanziata dal ministero nel programma PonRI, è stata verificata in laboratorio l’efficacia di un trattamento di stabilizzazione meccanica dei sedimenti portuali con leganti parzialmente sostituiti da una farina di gusci di mitili, preparata con una procedura prototipale senza calcinazione. La farina di gusci di mitili è diventata un additivo innovativo e sostenibile che consente di ridurre le quantità di cemento per la stabilizzazione dei sedimenti.

Entro il 2028, i prodotti di tali trattamenti, ovvero le miscele di sedimenti, cementi e farine di gusci di cozze, verranno trasformati in prototipi di prodotti industriali. Grazie alla collaborazione con le aziende partner del progetto (fra cui la bitontina Vitone Eco srl) frangiflutti, pavimentazione da esterni, banchine verranno realizzati e messi in opera come prodotti green di nuova generazione anche nei porti di Bari (banchine) e Barletta (pavimentazione e flangiflutti).

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