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Bari: discariche abusive, 114 siti a rischio

Bari: discariche abusive, 114 siti a rischio

Ecco la mappa aggiornata di Gens Nova. La competenza su quasi tutte le aree è del Comune

17 Agosto 2022

Isabella Maselli

BARI - Ben 114 siti inquinati con deposito illecito di rifiuti, anche pericolosi, sono stati censiti sul territorio metropolitana di Bari e racchiusi in una mappa inoltrata al Ministero della Transizione ecologica, per il tramite della Prefettura di Bari, «per la segnalazione del presunto danno ambientale». A farlo è stato, per il secondo anno consecutivo, il gruppo di lavoro per la prevenzione dei fenomeni a danno dell’ambiente e della salute pubblica dell’associazione barese Gens Nova. Già nell’estate 2021 l’associazione aveva trasmesso a Roma la mappa dei siti inquinamenti, all’epoca una sessantina. Nel 2022 il numero dei siti censiti come inquinati per la presenza di rifiuti, anche pericolosi, è raddoppiato.

Le discariche abusive sono state individuate sul territorio rurale di Bari e provincia attraverso una attività di geo-localizzazione di ciascun sito, mediante descrizione e rilievo fotografico, con successivo inoltro anche alle autorità competenti, in particolare ai Comuni nei cui territori si trovano le discariche a cielo aperto. L’obiettivo è sollecitare la bonifica di quei siti e infatti su molti di questi il Comune di Bari, per il territorio di propria competenza, è già intervenuto e sta continuando a farlo.

Complessivamente sono 118 siti segnalati sulla mappa con cinque diversi colori, dal nero al verde, passando per rosso, arancione e giallo, a seconda della gravità della situazione ambientale rilevata. Il nero, per esempio, indica che i rifiuti abbandonati sono già stati dati alle fiamme con conseguente rischio di dispersione di sostanze pericolose nel terreno fino alla falda acquifera e produzione di fumi nocivi nell’aria. In nero sono indicati dodici siti, tra i quali un terreno vicino la complanare ovest della statale 16, all’altezza di via Gentile, ma anche una porzione di Lama Balice, campagne a ridosso della Statale 100 o a sud del quartiere Japigia lungo la strada Marina Vecchia.

Dal rosso al giallo sono indicati i luoghi dove il rischio ambientale è da elevato a lieve e sui quali si sollecita l’intervento di bonifica, come nel caso di rinvenimento di rifiuti in amianto. Spesso si tratta di luoghi che conducono a luoghi di grande pregio, a ruderi e masserie storiche abbandonate all’interno delle quali, in alcuni casi, sono state individuati altri depositi di rifiuti di ogni tipo, mobili in legno e metalli, gomme, cd e dvd, vetri e plastiche oltre a centinaia di elettrodomestici in disuso, come lavatrici, frigoriferi e computer. Infine il verde indica i siti, solo 4 su 118, dove, a seguito di segnalazioni alle amministrazioni comunali, le bonifiche sono state effettuate e i luoghi ripuliti.

«Abbiamo censito zone ormai quasi irrimediabilmente compromesse, dove i rifiuti bruciati hanno fatto penetrare sostanza liquefatta nel terreno e nella falda. Qui servirebbe una bonifica molto importante - spiega il presidente dell’associazione Gens Nova, l’avvocato Antonio La Scala - . Poi ci sono luoghi, quelli che sulla mappa sono stati indicati in rosso, dove ci sono rifiuti pericolosi non bruciati, come l’amianto a Lama Balice, la cui presenza altera l’equilibrio ambientale e l’ecosistema di quel sito in maniera quasi irreversibile, quindi è necessario intervenire subito prima che sia troppo tardi».

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