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In Puglia e Basilicata

Il fenomeno

Bari: povertà, famiglie sempre più allo stremo

Bari: povertà, famiglie allo stremo

Il grido di dolore di parroci e operatori: «Quello che possiamo fare non basta più». Indigenti in aumento, secondo il rapporto Istat 2022 la miseria si attesta ai massimi storici (causa pandemia). Il 42,2% dei nuclei in difficoltà risiede al Sud

07 Agosto 2022

Francesca Di Tommaso

BARI - Chiedono. Questuano. Ai limiti dell’elemosina. «Non basta più il pacco di pasta e la bottiglia di latte. Sono sempre di più i padri di famiglia che vengono a piangere chiedendoci di pagare le bollette della luce, del gas».
La voce che sale dai parroci della città è unanime: mai vista una disperazione economica a questi livelli. Mai percepito un senso di impotenza tale nei confronti di un dramma sociale per il quale Caritas parrocchiali, solidarietà e volontariato non sono sufficienti a tener testa.

IL RAPPORTO ISTAT Secondo il Rapporto Istat 2022, nel 2021 la povertà assoluta conferma i massimi storici toccati nell’anno di inizio del Covid, cioè nel 2020. Ma il baratro è a un passo: l’aumento dei prezzi e i rincari di spese energia, gas e benzina porterà alla dilatazione di questi numeri già alti. La povertà assoluta, infatti, si misura sulla capacità della famiglia di sostenere le spese essenziali dal cibo all'affitto, dalle cure al riscaldamento, quest'anno con un'inflazione oltre il 6% potremmo avere un milione di poveri assoluti in più. L'incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno: 10% dal 9,4% del 2020. Tra le famiglie povere, il 42,2% risiede al Sud. «La percezione che la povertà sia aumentata è concreta – commenta don Angelo Cassano, parroco della chiesa di San Sabino -. Purtroppo già la pandemia aveva avvicinato le famiglie alla nostra parrocchia per chiedere una mano: se prima del Covid seguivamo 70 nuclei familiari oggi sono circa 150 le famiglie regolarmente assistite, come possiamo, da noi. La triste novità è che, ancor prima del pacco viveri, chiedono che vengano loro pagate le bollette. Non oso immaginare cosa accadrà quando le temperature scenderanno, e le bollette del gas impietosamente schizzeranno». Da don Angelo, ci sono anche molti immigrati, e, poco distante dalla chiesa, una roulotte. «Ospita una famiglia rumena, ma sono tanti anche gli immigrati che fanno capo a noi». Tra le richieste di aiuto, quello che serve per i più piccoli. «Per mangiare, gli adulti stringono la cinghia: e devo riconoscere - continua don Angelo - che la misura del reddito di cittadinanza non è sempre negativa. Ma i costi più alti sono per pannolini e omogeneizzati. Noi, con tanto volontariato e con il Banco alimentare, facciamo quel che possiamo. Ma non basta più». «Siamo arrivati ad una sessantina di famiglie stabilmente assistite qui nella comunità di Torre a mare – gli fa eco don Fabio Carbonara, parroco di San Nicola a Torre a mare -. Ma in realtà si avvicinano in tanti anche non residenti qui». La comunità straniera, presenza forte nel quartiere barese, chiede paradossalmente di meno «si tratta di badanti, di colf, hanno una forma di entrata economica che li salvaguarda un po’».

«LE RICHIESTE DI AIUTO SONO AUMENTATE» A raccontare la sua «San Girolamo» ci pensa suor Isa Lops, delle Figlie di Maria Ausiliatrice: «Sono aumentate le famiglie che chiedono di iscriversi al nostro “aiuto” e sono aumentati i motivi per cui si aggrappano a quel che possono - racconta la suora che, dopo nove anni nel quartiere barese, verrà trasferita a fine agosto a Villa San Giovanni - da noi non possono venire a chiedere il pagamento delle bollette, ma sono diventate più di 170 le famiglie che non riescono a mettere insieme due pasti al giorno: in tanti hanno perso il lavoro».

CHI E' AIUTATO POI AIUTA «Un quadro desolato - commenta don Enrico D’Abbicco, parroco della chiesa della Resurrezione, a Japigia -. Ci sono sacche di povertà che non riescono ad affrancarsi e “tirano avanti” alla bell e meglio mettendo assieme pensioni di anzianità, di invalidità, qualche lavoretto precario e a nero. Una realtà assai comune alle zone popolari della città.

LE STORIE BELLE Però, poi, noi seguiamo stabilmente circa 70 famiglie: e non mancano storie belle di chi si rimette in carreggiata col lavoro e, dopo essere stato aiutato, sente il bisogno di contribuire alle necessità degli altri. Per il resto purtroppo - commenta don Enrico - , aldilà della povertà “materiale” sempre più pesante, resiste anche una miseria culturale, una diffusa incapacità a pensarsi in modo diverso e la dipendenza cronica dai modelli consumistici che li porta a spendere il poco che hanno, costringendo molti a procurarsi denaro facile delinquendo, oppure ricorrendo all’usura; circoli viziosi che li legano e da cui non escono. E allora li vedi chiedere aiuto alla parrocchia e hanno televisori megagalattici, circolare in auto e magari non pagare l'assicurazione. Ma questa è un’altra storia: la miseria c’è. E pesa sempre di più».

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