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In Puglia e Basilicata

La decisione

Bari, via libera del Consiglio di Stato: si farà l'inceneritore nella zona industriale. Decaro: «Valutiamo azioni»

Bari, via libera del Consiglio di Stato: sia farà l'inceneritore nella zona industriale

Accolto l'appello della società e ribaltato il verdetto del Tar

19 Luglio 2022

Giovanni Longo

BARI - Dietrofront, l’impianto di ossicombustione della Newo nella zona industriale si può fare. Il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza con la quale lo scorso dicembre la seconda sezione del Tar per la Puglia aveva annullato il via libera della Regione. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha infatti accolto il ricorso della Newo (collegio difensivo costituito dagli avvocati Michele Guzzo, Domenico Tomasetti, Clausio Tuveri e Antonio De Feo).

Tutto nasce il 25 gennaio 2018 quando la Regione Puglia esprime il suo giudizio favorevole sulla compatibilità ambientale del progetto relativo alla realizzazione di un impianto per trattare rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi dai quali ricavare energia. In pratica l’impianto funziona così: tratta rifiuti speciali che sarebbero destinati in discarica, e recupera materia ed energia grazie a una tecnologia «innovativa», si legge negli atti, capace di ridurre l’impatto sull’ambiente. La Newo chiede l’avvio della procedura Via e Aia (Autorizzazione integrata ambientale), ma qualcosa dopo l’autorizzazione si inceppa perché agli enti coinvolti quell’impianto proprio non piace. Gli ambientalisti sono sul piedi di guerra. Gli enti coinvolti pure.

I Comuni dell’Aro 2 (Modugno, Binetto, Bitritto, Giovinazzo, Sannicandro di Bari, Bitetto e Palo del Colle), del Comune di Bari e del Comune di Bitonto ricorrono al Tar contestando il progetto sulla base di ragioni di carattere ambientale, urbanistiche e anche relative al progetto in sé. Nel mirino la tecnologia sperimentale indicata dalla società. Al termine del giudizio amministrativo di primo grado, il Tar annulla l’autorizzazione regionale. Associazioni, cittadini e gli stessi enti alcuni dei quali all’inizio del percorso sembravano invece avere approvato il progetto (stando almeno a quanto si legge tra le righe della sentenza del Consiglio di Stato) esultano. L’inceneritore, insomma sembra... andare in fumo.

Ma adesso la quarta sezione del Consiglio di Stato ha ribaltato quel verdetto e questo per diversi ordini di ragioni. Anzitutto, secondo Palazzo Spada, l’autorizzazione della Regione alla realizzazione dell’impianto non presentava alcuna illegittimità. L’autorizzazione non è in contrasto con la programmazione nazionale e regionale in materia di rifiuti Inoltre, l’assenza di un accordo con l’Amiu sulla fornitura dei rifiuti materia prima per poi produrre energia, uno dei profili contestati, non rileva perché la provenienza dall’Azienda municipalizzata non lontano da qui, non era di carattere esclusivo.

Sul piano urbanistico, poi, lo stesso Comune di Bari si era espresso «favorevolmente all’ubicazione dell’impianto», ritenendo sussistente la «compatibilità del sito sotto il profilo urbanistico ed edilizio», salvo poi, appunto, fare ricorso al Tar. Stesso discorso anche per l’Asi che aveva dato parere favorevole. Quanto al rilevo della «natura sperimentale» della tecnologia, l’azienda - osserva sempre il Consiglio di Stato - ha dimostrato come quella progettata per il recupero dai rifiuti di materiale ed energia sia davvero innovativa. La sicurezza, l’utilizzo di procedure ormai da oltre 10 anni, l’assenza di incidenti in impianti analoghi, il piano di monitoraggio di e controllo sono tutti elementi che inducono a concludere che per la salute pubblica non c’è alcun pericolo.

LE PAROLE DI DECARO

«Seppur nel massimo rispetto che si deve alla giustizia e alle sue sentenze, continuiamo a credere che la realizzazione di un impianto industriale, che prevede l'utilizzazione in grande scala di una tecnologia mai testata in impianti di grandi dimensioni, le cui verifiche sperimentali non hanno dato risultati univoci, non sia quello di cui il nostro territorio ha bisogno». Lo dichiara il sindaco di Bari, Antonio Decaro, commentando la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso della società Newo per la realizzazione di un inceneritore nella zona industriale tra Bari e Modugno. "Purtroppo la sentenza del Consiglio di Stato - dice Decaro - sembra consentire la ripresa dell’iter autorizzativo per la realizzazione dell’impianto di ossicombustione di rifiuti della NewO SpA. Ciò ci lascia perplessi, visto che i Comuni interessati e i comitati hanno avuto modo, più volte, e non solo sul piano giudiziario, di rappresentare al dipartimento Ambiente della Regione Puglia, titolare del provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale in favore della NewO, le ragioni della loro ferma opposizione». Il sindaco ha quindi chiesto ai legali che per conto del Comune di Bari hanno seguito l’iter giudiziario «di convocare una riunione con tutte le parti interessate», i Comuni di Modugno, Binetto, Bitritto, Giovinazzo, Sannicandro di Bari, Bitetto e Palo del Colle, «che come noi si sono opposte al provvedimento. Insieme - conclude Decaro - valuteremo compiutamente gli effetti della sentenza e le azioni da intraprendere».

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