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Mezzogiorno di focus

Bari, il nodo ferroviario rischia di saltare. Giudici: «Valutare altre soluzioni in area Lama San Giorgio»

Bari, il nodo ferroviario rischia di saltare. Giudici: «Valutare altr soluzioni in area Lama San Giorgio»

Lo stop del Tar può azzerare il progetto. La Regione pronta al ricorso immediato

04 Luglio 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - La eventuale variazione del tracciato dei 10 km del nodo ferroviario di Bari comporterebbe la riapprovazione del progetto, riportando al punto di partenza l’iter dell’opera e mettendone a rischio la realizzazione. È per questo motivo che la Regione chiederà al Consiglio di Stato di sospendere l’ordinanza con cui, venerdì scorso, il Tar di Bari ha sospeso l’autorizzazione paesaggistica rilasciata a febbraio, ordinando di selezionare entro il 10 ottobre «il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico» per l’attraversamento della lama San Giorgio, nella zona tra Noicattaro e Triggiano. Anche Rfi sta valutando se fare ricorso.

L’opera da 391 milioni, di cui 204 finanziati dal Pnrr, è infatti già in fase di realizzazione dopo una lunghissima fase preliminare durata più di 15 anni. Il progetto, inserito nel 2009 tra le infrastrutture strategiche della Legge Obiettivo, è stato approvato in forma preliminare nel 2011 e in forma definitiva dal Cipe nel 2015: già allora era previsto l’attraversamento della lama a sud di Bari con un ponte metallico, con i pareri positivi dei ministeri e dei due Comuni interessati (Bari e Triggiano). Il Tar, in fase cautelare, ha accolto la richiesta di sospensiva dei proprietari delle aree interessate (e di un comitato ambientalista presieduto da uno dei proprietari), rilevando possibili irregolarità nel procedimento per il rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica e ordinando dunque alla Regione di riesaminare tutto.

Il problema è che nel frattempo l’appalto è stato aggiudicato e sono partiti i lavori. Se il riesame ordinato dai giudici amministrativi (da effettuare entro ottobre) dovesse ipoteticamente far emergere una alternativa di tracciato, si tratterebbe di modifiche sostanziali che imporrebbero la ripetizione del procedimento autorizzatorio: pur trattandosi di un’opera strategica commissariata dal governo, i tempi non sarebbero comunque brevissimi. E dunque - a fronte della necessità già rappresentata di rispettare i vincoli del Pnrr (ultimazione delle opere entro il 2026) - Rfi potrebbe anche ritenere opportuno rinunciare alla realizzazione, mettendo a rischio anche tutte le opere collegate.

Il progetto del «nodo» serve infatti a spostare lontano dal mare i binari che tagliano in due Bari, eliminando il cosiddetto «collo d’oca» che divide i quartieri di Japigia e Madonnella: in tutto 10 km di nuova linea (con tre nuove stazioni: Campus, Executive e Triggiano) che andranno dalla stazione centrale di Bari verso il quartiere San Pasquale grazie alla realizzazione di sottopassi e rotatorie stradali. Di qui, attraversando la statale 16, i binari punteranno verso Triggiano e torneranno verso la costa fino all’altezza della stazione di Torre a Mare (che si trova nel territorio di Noicattaro). In questo modo la linea Adriatica non attraverserà più nemmeno il lungomare a sud di Bari, che potrà essere riqualificato: a questo scopo nel Pnrr sono stati inseriti i primi 75 milioni di euro per il progetto «Costa Sud», che punta alla realizzazione di una tramvia tra Torre a Mare e la stazione centrale.

Dal 2019 sono infatti cominciati i lavori delle opere accessorie del nodo ferroviario. La più importante è la sopraelevazione della statale 16 nel tratto tra le uscite di via Caldarola e Mungivacca (i treni passeranno sotto): dovevano concludersi entro l’anno ma al momento i lavori sono fermi perché sono stati trovati rifiuti speciali nel fondo stradale del vecchio tracciato, per cui dovrà essere predisposta una perizia di variante (serviranno alcuni mesi). Sono invece in corso i lavori per realizzare la prosecuzione di viale Einaudi verso Japigia (serve a consentire la demolizione del ponte di via Omodeo, che verrà ricostruito più alto dopo lo spostamento dei binari) e del sottopasso ferroviario di Sant’Anna che poi diventerà la nuova via d’accesso al quartiere. Rischia di diventare tutto inutile. «Lo stop imposto dal Tar di Bari - ha detto ieri il presidente della commissione Trasporti della Camera, Raffaella Paita (Italia Viva) - è un caso emblematico dei danni che possono essere provocati all’attuazione del Pnrr. A nostro avviso, in casi come questo, bisogna prevedere la possibilità di impugnare in via immediata al Consiglio di Stato, di imporre ai ricorrenti una cauzione per gli eventuali danni provocati dal fermo dell’opera, e tempi rapidissimi di discussione dei ricorsi».

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