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In Puglia e Basilicata

Ambiente

Le orchidee fermano i treni: altolà del Tar al nodo di Bari

Nodo ferroviario lama San GiorgioBari

Il progetto vuole allontanare dal mare i binari che tagliano in due la città, tra Japigia e Madonnella. «No» dai proprietari dei suoli

02 Luglio 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - La presenza di cespugli di orchidee in un’area degradata dell’hinterland, e un insediamento archeologico in realtà inesistente, bloccheranno per almeno 6 mesi i lavori di sistemazione del nodo ferroviario di Bari, la più grande opera infrastrutturale prevista nel capoluogo pugliese, nonché il primo grande progetto del Pnrr a essere fermato in Italia per ordine di un Tar. Ieri i giudici amministrativi baresi hanno infatti sospeso l’autorizzazione paesaggistica, ordinando alla Regione di selezionare entro il 10 ottobre «il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico» per l’attraversamento della lama San Giorgio, nella zona di Noicattaro: un’area solo apparentemente incontaminata ma in realtà zeppa di rifiuti e utilizzata prevalentemente per il pascolo.

A fare ricorso sono stati i proprietari dei suoli, affiancati da alcuni comitati ambientalisti e dallo stesso Comune di Noicattaro il cui sindaco, ieri, festeggiava sui social. Parliamo del progetto che entro il 2025 dovrebbe spostare lontano dal mare i binari che tagliano in due Bari, eliminando il cosiddetto «collo d’oca» che divide i quartieri di Japigia e Madonnella: in tutto 10 km di nuova linea (con tre nuove stazioni: Campus, Executive e Triggiano) che andranno dalla stazione centrale di Bari verso il quartiere San Pasquale e di qui, attraversando la statale 16, punteranno verso Triggiano e torneranno verso la costa fino all’altezza della stazione di Torre a Mare (che si trova nel territorio di Noicattaro). Il progetto vale 391 milioni, di cui 204 finanziati attraverso il Pnrr: i lavori per il «nodo» (affidati alla D’Agostino di Avellino) sono cominciati a settembre 2020, ma il cantiere delle opere stradali collegate quelle ferroviarie è partito già nel 2019. E’ infatti necessario spostare (o meglio sopraelevare) la statale 16 tra le uscite di Mungivacca e via Caldarola: da lì sotto passeranno infatti i nuovi binari della ferrovia.

I lavori del nodo di Bari sono previsti dal 2001, quando l’opera fu inserita nella Legge Obiettivo del governo Berlusconi. Il progetto è stato approvato dal Cipe nel 2015, e dunque nel 2020 Rfi ha dovuto chiedere alla Regione il rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica (che vale 5 anni). Nell’area di Noicattaro sarà realizzato un viadotto di metallo che scavalca lama San Giorgio, una delle formazioni carsiche che portano l’acqua verso il mare. Ed è su questo punto che si è concentrato il ricorso.

A luglio 2021 i proprietari delle aree hanno infatti segnalato la presenza nell’area di un «insediamento archeologico di recente scoperta», che i successivi rilievi tecnici hanno però ritenuto inesistente. Nel ricorso proprietari e comitati hanno sostenuto che l’avvio del cantiere stava distruggendo i muretti a secco presenti nell’area, danneggiando la vegetazione (comprese appunto le orchidee) e gli alberi secolari di ulivo e carrubo. La difesa di Rfi (professor Guido Rodio) ha dimostrato che non è vero, depositando i verbali di sopralluogo e le fotografie (si vede ad esempio la presenza di cumuli di rifiuti coperti dalla vegetazione), obiettando che il progetto prevede la ricollocazione di un solo carrubo secolare e parlando di «pretestuosità» del ricorso da parte dei proprietari delle aree, che puntano a «tutelare in maniera pressoché assoluta il proprio diritto dominicale». La Regione (avvocato Anna Bucci) ha poi fatto notare che si tratta di una infrastruttura strategica e che qualunque sia il tracciato prescelto è sempre necessaria una deroga ai vincoli del Pptr (il nuovo piano paesaggistico pugliese): i binari devono insomma passare in un punto in cui non sarebbe consentito.

Ma secondo i giudici (Terza sezione, presidente Ciliberti, estensore Cocomile) il parere tecnico su cui si basa l’autorizzazione paesaggistica «non motiva dettagliatamente in ordine a specifiche “alternative localizzative e/o progettuali”»: e dunque il Tar ha ordinato alla Regione di riaprire l’istruttoria, così da «selezionare il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico» coinvolgendo sia i privati che il Comune di Noicattaro, e rinviando la discussione sul merito al 18 gennaio. Cioè tra sei mesi.

Sia la Regione che Rfi valuteranno di presentare un appello cautelare al Consiglio di Stato che scongiuri lo stop immediato dei cantieri, conseguenza naturale della sospensione dell’autorizzazione paesaggistica. Se si arriverà allo stop (sarà chiaro nei prossimi giorni) l’obiettivo del 2025 per la conclusione dei lavori è destinato a slittare, e i circa 300 addetti al cantiere rischiano la cassa integrazione. Tutto per le orchidee di Lama San Giorgio.

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