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In Puglia e Basilicata

La pandemia

Bari, risalgono i casi: infetti Covid ricoverati nei reparti ordinari

Covid, si svuotano in Puglia i reparti di terapia intensiva

La Asl chiude gli ambienti multidisciplinari, ogni unità avrà stanze destinate a chi ha contratto il virus. Aree separate solo ad Altamura e Putignano

22 Giugno 2022

G. Flavio Campanella

BARI - La (mini)ondata è anomala perché di solito tutti i virus respiratori in estate tendono a sparire (è la caratteristica dei coronavirus). Negli anni scorsi è accaduto anche con il Sars-CoV-2 che ci sia stata una netta diminuzione del contagio, tanto da far sostanzialmente definire il Covid una malattia stagionale. Stavolta, invece, il patogeno ha deciso di circolare più diffusamente anche d’estate, grazie a sottovarianti molto trasmissibili (l’ultima è Omicron BA.5), capaci anche di aggirare le difese del sistema immunitario (ecco il perché delle reinfezioni: si stima che il 40% dei vaccinati si possa infettare, il 7% addirittura per la seconda volta). L’atteggiamento di minore attenzione da parte della popolazione ha fatto il resto e sta contribuendo a determinare la differenza con il recente passato.

CHIUSURE La buona notizia è che i ceppi attualmente presenti sono meno aggressivi, si fermano prevalentemente alle alte vie respiratorie, impattando meno sul sistema sanitario, alle prese con un numero di ricoveri in terapia intensiva e in area medica di gran lunga inferiore in confronto ai periodi più critici dell’epidemia (risultano occupati, rispettivamente, l’1% e l’8% dei posti letto potenzialmente dedicati in Puglia, secondo l’Agenas). Resta, però, il fatto che chi necessita delle cure ospedaliere è di per sé fragile per condizione e che, in generale, sono i più deboli (perché anziani, perché affetti da altre patologie) a dover essere assistiti nei presidi. Per questo motivo i medici sono molto contrariati per le decisioni prese recentemente dalle autorità sanitarie. La Asl, infatti, ha disposto la chiusura delle aree multidisciplinari (finora mantenute proprio per gestire in un unico ambiente positivi con altre patologie senza contaminare altrove) e, per provvedere agli isolamenti necessari, la predisposizione di aree grigie in ogni reparto degli ospedali. In concreto, per fare un esempio, l’unità di Cardiologia del San Paolo (ma anche Chirurgia o altre), dovrà garantire che vi siano anche delle stanze riservate ai pazienti positivi al Covid, quelli che risultano infetti, ma che hanno necessità di ricoverarsi per altri motivi. I più gravi, infatti, sono destinati al Policlinico (6 i pazienti ieri in Rianimazione), dal momento che la maxi struttura della Fiera, su disposizione della Regione, è destinata a svuotarsi (attualmente ci sono nove postazioni occupate, ma nessuno in Terapia intensiva, che di fatto non c’è più), o al massimo dove permangono reparti Covid (solo aree mediche), cioè ad Altamura e a Putignano.

«Da noi c’è ancora l’area multidisciplinare - affermano da via Caposcardicchio - ma è arrivata una mail che ne dispone lo smantellamento non appena avremo smaltito i positivi ancora ricoverati, con l’impegno che ciascun reparto chirurgico e medico preveda due posti grigi per pazienti con pochi sintomi e non gravi (altrimenti vengono trasferiti - n.d.r.). La soluzione non è ideale. In ogni caso, il periodo estivo porta a una riduzione temporanea di casi più acuti. Si vedrà in seguito se il nuovo sistema reggerà, ma sarà difficile. Al momento diamo anche una mano al Policlinico da dove giungono ex Covid poi negativizzati. Purtroppo ci sono molte cose che non vanno. Il lato positivo è che se si aumentano i posti per ricoverare altri pazienti c’è almeno una compensazione».

CONTESTAZIONI Le contestazioni sul metodo in cui si sta affrontando questa fase arrivano anche dall’ospedale Di Venere. Qui l’area multidisciplinare non esiste più da una settimana. «È arrivato l’ordine dalla direzione sanitaria. Dobbiamo insomma ricoverare Covid e no Covid insieme nei reparti. Nessuno è d’accordo con questa imposizione illogica e irrazionale, che è molto grave, non solo per il rischio che comporta la commistione, ma anche per l’impossibilità di gestire vestizioni e svestizioni in aree miste. Ci è stato imposto, sempre dalla Asl, di non mettere più tute protettive, ma di indossare solo la mascherina nelle aree dove ci sono i malati di Covid, pena provvedimento disciplinare. Ma secondo la dirigenza il virus non fa più danni? Se ciò può essere vero in soggetti normali, non credo che sia lo stesso per pazienti anziani con diverse comorbidità (cardiopatie, broncopneumopatie, insufficienze renali) o peggio ancora immunodepressi. Il punto è che pazienti con queste caratteristiche costituiscono la stragrande maggioranza dei di quelli gestiti. Inoltre, Medicina, Chirurgia, Nefrologia, Neurologia sono già carenti di posti letto e ogni giorno ricoverano in barella perché è tutto pieno. Ora, se questi reparti devono organizzare aree grigie, si capisce bene che si perderanno altri posti letto per pazienti no Covid. Una zona Covid, dovendo essere isolata dal resto, non ne toglierà solamente uno o due, ma molti di più. In definitiva, la decisione scellerata non solo ridurrà ulteriormente i posti letto nei reparti già in sofferenza nel ricoverare pazienti no Covid, ma soprattutto rischia di creare una ecatombe fra pazienti con fragilità, visto che le nuove varianti sono sempre più contagiose».

ORGANIZZAZIONE Con queste premesse immaginare il futuro (l’autunno è vicino) potrebbe far rabbrividire. L’unico modo per riuscire nell’intento della Asl è avere spazi e una organizzazione capillare (al Miulli, ad esempio, almeno per ora la situazione è tranquilla: «La maggior parte dei pazienti ricoverati da noi per altre patologie e con il Covid ha un basso tasso di sintomi specifici. In ogni reparto ci sono da 2 a 4 postazioni dedicate ai positivi che si ricoverano e vengono gestiti per patologia prevalente. Lo facciamo da circa tre mesi e, con le procedure per la sicurezza, non abbiamo alcun focolaio fra i pazienti e nemmeno fra gli operatori»). Di solito, però, a parte la logistica oggettivamente sfavorevole in un ospedale (ma vi immaginate un positivo pluridisciplinare che viene spostato da una parte all’altra di un presidio?), si opera con a disposizione una coperta troppo corta, considerando la penuria dei posti letto disponibili sul territorio e, soprattutto d’estate, la mancanza di personale (le programmate assunzioni di profili sanitari, previste peraltro in tre anni, per ora non faranno altro che attutire il colpo delle assenze per ferie). Può capitare dunque che su alcuni fronti emergano paradossi, come ad Altamura, dove non c’è un’area multidisciplinare (resta un’area grigia Covid negli ambienti del Pronto soccorso per l’accoglienza dei positivi da smistare: «a volte, se riusciamo a garantire l’isolamento, li spostiamo anche nei nostri reparti»), ma dove permane un’area Covid. «La decisione - spiegano da Altamura - è stata di mantenerla per pazienti con sintomatologia respiratoria. Attualmente però ce ne sono soltanto due su 40 posti disponibili (a Putignano 5 su 12 - n.d.r.). Restano dunque letti vuoti, mentre non sappiamo dove mettere i no Covid, nonostante una domanda notevolissima. Tanto è vero che molti pazienti permangono nella osservazione breve intensiva no Covid senza possibilità di essere affidati ai nostri specialisti in corsia. Uno spreco che non ci si può permettere».

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