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In Puglia e Basilicata

Il caso

Corruzione a Bari, il processo per Mario Lerario dovrà ripartire da zero

Lerario, appalti urgenti per tv e frigoriferi: così l'ex dirigente usò i soldi della Protezione civile

Il Tribunale ha restituito gli atti alla Procura perché dall’arresto alla richiesta di giudizio immediato è cambiata la contestazione, da corruzione impropria a corruzione propria

16 Giugno 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - Il processo per la corruzione dell’ex capo della Protezione civile, Mario Lerario, dovrà ripartire da zero. Lo ha stabilito la Prima sezione collegiale del Tribunale di Bari (presidente Marrone), accogliendo l’eccezione formulata dai legali di Donato Mottola, di Noci, l’imprenditore arrestato insieme a Lerario per una delle due tangenti pagate - secondo la Procura - in cambio di appalti. Il Tribunale ha restituito gli atti alla Procura perché dall’arresto alla richiesta di giudizio immediato è cambiata la contestazione, da corruzione impropria a corruzione propria (cioè perché le ditte avrebbero vinto appalti cui non avevano diritto). In questo modo, secondo gli avvocati, è stato leso il diritto di difesa perché Mottola non ha potuto rispondere della nuova contestazione. Il Tribunale ha dunque rimandato gli atti al Pm, che dovrà notificare l’avviso di conclusione delle indagini e chiedere poi il rinvio a giudizio con le procedure ordinarie. La questione riguarderà anche Lerario e l’altro imprenditore Luca Leccese, che avevano optato per il rito abbreviato fissato all’8 luglio davanti al gup Marco Galesi.

«La vicenda ingenera un grave calo di fiducia e una perdita di prestigio dell’istituzione pubblica dinanzi ai cittadini che assistono a un tale sperpero di risorse pubbliche». Lo scrive la regione Puglia nell’atto di costituzione come parte civile depositato nella prima udienza del processo nei confronti dell’imprenditore di Noci Donato Mottola, accusato in concorso con l’ex capo della Protezione civile regionale Antonio Mario Lerario (a processo separatamente con rito abbreviato) di aver pagato una tangente da 20 mila euro in cambio di appalti legati anche all’emergenza Covid.

La Regione si è costituita parte civile con l’avvocata Rita Biancofiore prima che, però, il Tribunale dichiarasse la nullità del decreto di giudizio immediato. L’atto, quindi, dovrà essere riproposto quanto nei prossimi mesi si tornerà davanti ad un giudice. La Regione Puglia ritiene di aver ha subito un danno patrimoniale di 4.884.413 euro, pari all’importo delle gare d’appalto ritenute «alterate e illegittimamente affidate» in un "mercimonio dell’ufficio pubblico, sfruttato ai fini privati».
Secondo la Regione, «l'indebita percezione» di quelle somme da parte della ditta di Mottola «ha sottratto risorse economiche che, se investite correttamente sul territorio regionale, mediante la concessione ad altre imprese, avrebbero potuto creare ricchezza e occupazione». Inoltre l’ente evidenzia il «notevolissimo danno morale e all’immagine, rappresentato dal rilevante discredito che tali episodi hanno provocato nell’opinione pubblica».

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