Giovedì 11 Agosto 2022 | 23:07

In Puglia e Basilicata

Il caso

Bitetto, il dipendente comunale incassava al posto dell’ente: «Deve risarcire 36mila euro»

Bitetto, il dipendente comunale incassava al posto dell’ente: «Deve risarcire 36mila euro»

Ha truccato i mandati di pagamento inserendo il suo Iban (o quello di suoi familiari) nei provvedimenti di liquidazione a favore dei creditori dell’ente

03 Giugno 2022

Massimiliano Scagliarini

Per quattro anni, mentre lavorava nell’ufficio Ragioneria del Comune di Bitetto, ha truccato i mandati di pagamento inserendo il suo Iban (o quello di suoi familiari) nei provvedimenti di liquidazione a favore dei creditori dell’ente. È per questo che la Corte dei conti ha condannato un dipendente pubblico, nel frattempo trasferito per mobilità in un altro Comune vicino, a Cassano Murge, a risarcire i 36mila euro di cui si sarebbe appropriato.

L’uomo, Sabino Ardito, 55 anni, di Noicattaro, non si è neppure costituito davanti alla giustizia erariale. La Procura (sostituto pg Pierlorenzo Campa) ha sviluppato i contenuti di un esposto del segretario generale del Comune, presentato anche alla Procura ordinaria (le indagini sono partite lo scorso anno). Si trattava in realtà di somme non molto rilevanti, dovute in alcuni casi a fornitori di grandi dimensioni. Gli accertamenti del Comune sono partiti a quanto sembra proprio dopo la segnalazione di alcuni di questi creditori, che lamentavano di non aver ricevuto il dovuto: una volta accertata l’esistenza del mandato di pagamento, è stato scoperto anche il trucco.

Il meccanismo ideato dal dipendente della Ragioneria, infatti, non era particolarmente raffinato. Nella gran parte dei casi, l’impiegato inseriva «nella scheda anagrafica del creditore, e quindi nel mandato di pagamento», il proprio Iban o quello dei suoi familiari. In alternativa, inseriva il proprio Iban «non nel mandato, ma nella quietanza di pagamento», e «poi una volta assicuratosi della firma sullo stesso da parte del responsabile finanziario, ha provveduto a modificare l’iban nel programma di contabilità».

In questo modo, secondo i giudici (presidente Romanelli, relatore Costa), Ardito avrebbe indotto in errore sia il responsabile del servizio finanziario che il tesoriere del Comune, entrambi inconsapevoli e convinti di firmare i provvedimenti corretti. Nonostante la sua mancata costituzione in giudizio, la Corte ha valorizzato le dichiarazioni che Ardito ha reso nel procedimento disciplinare davanti al Comune di Cassano in cui è stato trasferito per mobilità. Qui l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità «per la necessità di reperire risorse finanziarie da destinare a bisogni di natura familiare». Giustificazione che non lo ha salvato dal licenziamento, e nemmeno dalla condanna erariale visto che non c’è dubbio che i soldi siano finiti a lui: è infatti emerso che l’Iban corrispondeva a quello su cui lo stesso Comune gli accreditava lo stipendio, o ad altri conti di cui l’uomo aveva la disponibilità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725