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Sanità

Bari, 110 giorni per un test: attese di mesi anche per le urgenze

Bari, 110 giorni per un test: attese di mesi anche per le urgenze

Ci vogliono tre mesi per una Rm di addome inferiore e scavo pelvico. Le liste d’attesa si allungano e il Covid ha peggiorato una situazione già critica prima della pandemia

22 Maggio 2022

Flavio Campanella

Due anni fa, prima che il Covid travolgesse il sistema sanitario, l’Asl Bari registrò una riduzione decisa dei tempi di attesa per l’erogazione di visite ed esami. Infatti, considerando 72 prestazioni sanitarie di primo accesso, previste dal Piano nazionale per il governo delle liste di attesa (Pngla), suddivise fra priorità B (brevi da eseguire entro 10 giorni) e D (differibili da eseguire entro 30 giorni per le visite specialistiche, entro 60 per gli esami diagnostici), il monitoraggio aveva rilevato un netto decremento nell’ultimo semestre del 2019 dei giorni da attendere rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per dire: da 30 a 4 giorni per eseguire una Tac del torace, da 26 a 4 giorni per sottoporsi ad una risonanza magnetica della colonna, da 47 giorni a 6 per una colonscopia, da 29 a 5 per accedere ad una prima visita ortopedica, da 72 giorni a 23 per una mammografia bilaterale.

Poi il virus non solo ha fermato la tendenza, ma l’ha decisamente invertita. Mentre al Policlinico, dove pure ci sono criticità, l’ospedale delle maxiemergenze in Fiera ha consentito già da un anno il ritorno alla normalità (soprattutto per le le attività chirurgiche), l’azienda sanitaria locale si è ritrovata a recuperare il terreno, dovendo però fare i conti con un personale insufficiente e allo stremo. 

Il quadro

La pandemia ha accelerato lo stanziamento di risorse per il potenziamento del comparto. Sono arrivati soldi dal Pnrr per strutture e tecnologia, ci sono finanziamenti per un miliardo alle Regioni per la riduzione delle liste d’attesa, ma mettere insieme i tasselli per ricomporre quanto è stato destrutturato in decenni di tagli non è operazione che si possa fare in quattro e quattr’otto. Di recente la Gazzetta ha pubblicato un’inchiesta sulla emergenza nei Pronto soccorso, dove l’affluenza (codici rossi e arancioni a parte) è favorita da una medicina territoriale depotenziata (si spera migliorerà con gli Ospedali e le Case di comunità). Quando un paziente ha dunque bisogno di diagnosi (e cure) attualmente ha di fatto due possibilità: ricorrere alla medicina di urgenza ed emergenza oppure rivolgersi alle strutture private (o a chi svolge attività professionale intramoenia). Prenotare, infatti, le prestazioni nei presidi della provincia di Bari significa spesso dover aspettare settimane anche per le urgenze, andando ben oltre i limiti stabiliti dalle norme.

Le attese

Nella provincia di Bari (quindi compreso il Policlinico) per un test cardiovascolare da sforzo urgente (prestazione da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore) ci vogliono in media 110 giorni di attesa (e comunque nei primi mesi del 2022 le 45 prenotazioni effettuate non hanno avuto un seguito). Ma l’elenco di disfunzioni è lungo. Ci vogliono 89 giorni per una risonanza magnetica di addome inferiore e scavo pelvico (nel primo trimestre di quest’anno su 95 prenotazioni soltanto 8, l’8%, sono state garantite entro il tempo massimo), 69 per una Rm di encefalo (251 prenotazioni, 20 evase, l’8%) e per una colonscopia (126, 26, 21%), 54 per una Tac del rachide e dello speco vertebrale (2, 0, 0). Le disfunzioni riguardano prevalentemente gli esami strumentali, ma anche per le visite non si scherza. Per un primo consulto gastroenterologico sono necessari 38 giorni (110 prenotazioni, 21 entro i tempi stabiliti, pari al 19%), per una visita urologica 35 (219, 36, 16%), per una neurologica 32 (310, 54, 17%) e così via con percentuali basse di riuscita entro le 72 ore anche per cardiologica (570, 62, 11%) vascolare (124, 32, 26%), ginecologica (52, 14, 27%) e dermatologica (337, 98, 29%).

Ex Ante

Le rilevazioni fanno riferimento ai tempi ex ante, cioè al momento della prenotazione (a volte ex post la situazione risulta migliore perché si è riusciti ad anticipare la prestazione) e sono impietose anche per le prestazioni da garantire entro dieci giorni. Il record (in negativo) si conferma per il test cardiovascolare da sforzo (143 giorni di attesa, su 220 prenotazioni solo 27 nel tempo massimo, il 12%), ma ci si avvicina molto per le risonanze magnetiche (133 giorni per quelle della colonna in toto, 106 di encefalo e tronco encefalico, 102 di addome inferiore e scavo pelvico) e un po’ meno per esofagogastroduodenoscopia ed ecografia monolaterale della mammella (95 giorni in media), spirometria globale (84), mammografia bilaterale (80) e per alcune visite, soprattutto la prima cardiologica (78 giorni), urologica (69), oculistica e gastroenterologica (68), vascolare (64) ed endocrinologica (58), con percentuali basse di riuscita (ma con minore attesa) per cardiologica (25%), otorinolaringoiatrica (26%), ortopedica (27%) e per elettromiografia semplice (17%) ecocolor doppler degli arti inferiori (20%), elettrocardiogramma dinamico (22%) ed esame audiometrico tonale (26%).

Differibili

Per alcune di queste prestazioni i periodi di attesa rientrano nella norma se differibili, ma in generale l’attesa massima di 30 giorni per le visite e 60 per gli esami strumentali viene superata, soprattutto in alcuni casi: per le visite si è quasi sempre al di sopra, con percentuali di riuscita mediamente al di sotto del 50%, mentre va meglio per gli esami strumentali, con le eccezioni della Tac del rachide, ad esempio, o dell’esofagogastroduodenoscopia o del test cardiovascolare da sforzo. Il riallineamento, manco a dirlo, avviene più spesso con le programmabili (entro 120 giorni), spesso (ma non abbastanza) effettuate di gran lunga prima dei quattro mesi, anche se permangono criticità diffuse, se solo si considera che per una mammografia monolaterale i giorni medi per poterla fare sono addirittura 240 (con 15 fatte entro i 120 giorni su 43 prenotazioni, pari al 35%).

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