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Gioia del Colle, Gesù di Pasolini nel ricordo dei figuranti del film

Raffaele De Giorgi interpretò un commensale al banchetto di Erode mentre Vito Mallardi fu «il Cananeo». Nel 1964 nel Castello normanno svevo fu ambientata la scena della danza di Salomè davanti al sovrano

Gioia del colle, Gesù di Pasolini nel ricordo dei figuranti del film

Enrique Irazoqui nei panni di Gesù

GIOIA DEL COLLE - Nel Castello normanno-svevo gioiese vennero girate importanti sequenze del film «Il Vangelo secondo Matteo» di Pier Paolo Pasolini. L’arrivo del maestro delcinema, oltre che poeta e scrittore, nella città federiciana, nel 1964, suscitò una grande emozione popolare.

Il film ottenne ampio consenso della critica, anche di espressione cattolica (dopo l’iniziale scetticismo della Chiesa). Gran parte del lungometraggio fu registrato a Matera e a Barile (Potenza) ma parecchi «ciak» furono dati in Terra di Bari.

Nello storico maniero di Gioia fu ambientata la reggia di Erode Antipa, e qui venne girata la danza di Salomé, nell’ala nord della corte. Raffaele De Giorgi, maresciallo dell’Aeronautica in pensione, allora giovanissimo, interpretà la parte di un commensale in alcune significative scene di un’opera cinematografica italiana, incentrata sulla vita di Gesù. Oggi 78enne, originario di Maglie (Lecce), risiede a Gioia ormai dal lontano 1959.

Allora De Giorgi aveva appena 22 anni. Come mai entrò a far parte del cast di un film che ebbe risonanza mondiale? «All’epoca ero in servizio, con i gradi di sergente, all’Aeroporto militare di Gioia. Un giorno, finito il turno di lavoro, passando verso le 16 dinanzi al Castello, notai un po’ di gente e, ancora in divisa, rimasi incuriosito, mi fermai e mi resi conto conto di quello che stava accadendo». Qui il racconto vibra di emozione: «Pier Paolo Pasolini in persona mi osserva e mi si avvicina con uno sguardo professionalmente interessato. Mi propone di assumere il ruolo di Erode nella sequenza della danza di Salomè. Era un sabato pomeriggio, i tempi erano stretti e la scena doveva essere registrata la mattina successiva, la domenica. Acconsentii. Il maestro mi affidò alle sarte, le quali mi aiutarono a indossare abiti dell’epoca romana, molto pesanti, drappeggiati, con un turbante in testa. Costumi di una bellezza unica».

I fotogrammi sono assolutamente nitidi nella memoria del sottufficiale dell’Arma Azzurra. «Le costumiste richiamarono Pasolini che mi scattò una foto. Tuttavia, resosi conto che avevo un viso troppo giovane che non si confaceva a quello di una persona avanti con gli anni, decise di non affidarmi quel ruolo». Quindi? «Vista la mia disponibilità, mi invitò espressamente a presentarmi l’indomani mattina. C’era un’altra “parte” che si adattava per la mia persona, al celebre banchetto».

Che cosa rammenta di quella domenica mattina? «Ritornai nel Castello poco prima delle 9. Mi fanno indossare un altro splendido abito di quei secoli lontani, più leggero, mi accompagnano al piano superiore e, dinanzi a una pregevole bifora, faccio finta di parlare con una persona, vestita alla mia stessa maniera, ma che non avevo mai visto prima, quando al piano sottostante viene imprigionato Giovanni Battista. Conclusa questa scena, vengo inviato nella sala del trono, dove ci sediamo accovacciati per terra, dinanzi a una tavolata imbandita di tanto cibo, solo che era di plastica. Il ciak stavolta riprende una libagione. Trascorre altro tempo e la mia partecipazione al film è conclusa. Mi vengono consegnati un cestino da set per il pranzo e due banconote da diecimila lire (pari a oltre 200 euro, ndr). Stavo andando via ma Pasolini ritorna e mi dice che gli sarebbe piaciuto che avessi seguito il set cinematografico a Matera, mi vedeva predisposto per altri ruoli nell’importante pellicola». Allora? «Non potei accettare, c’erano di mezzo un lavoro e una divisa». Quale impressione conserva di quella esperienza? «I ritmi del set sono incalzanti e senza soluzione di continuità, comunque ritengo che in quell’ambiente mi sarei trovato bene».

Vito Mallardi invece collaborò con gli assistenti alla regia: «Nel “Vangelo secondo Matteo” ho indossato le vesti di Simone, il Cananeo, avevo una lontana parentela con il Cristo, perciò secondo il Nuovo Testamento prendevo parte alla deposizione dalla croce e poi alla sepoltura del corpo di Gesù», racconta. Oggi 74enne, per anni docente di diritto ed economia all’Istituto «Colamonico» di Acquaviva, allora appena diciottenne, confessa: «Fu un’esperienza indimenticabile, mi ha dato la possibilità di conoscere il mondo del cinema e in particolare la fotografia, per la quale mi sento portato».

A distanza di decenni, il 27 giugno 2011, Raffaele De Giorgi e Vito Mallardi reincontrano a Gioia l’attore spagnolo Enrique Irazoqui, all’epoca del film 19 anni, che interpretò il Gesù di Pasolini. Irazoqui, diventato economista e professore di letteratura, ricevette una grande e calorosa accoglienza dall’amministrazione comunale che organizzò l’evento nel chiostro di Palazzo San Domenico. L’attore catalano non aveva dimenticato l’assemblea della primavera del 1964, quando nella sala dell’ex Duchino, accompagnò Pasolini per la presentazione del film, definito nel 2016 da Martin Scorsese «il miglior film su Cristo».

Sono in tanti gli anziani gioiesi a ricordare il giorno che Pasolini e l’aiuto regista Maurizio Lucidi, con alcuni collaboratori, approdarono alla sezione cittadina del Partito Comunista Italiano di piazza XX Settembre, in quella primavera di 56 anni fa, per scegliere i figuranti tra i braccianti con le facce abbrustolite dal sole, che tanto entusiasmavano il maestro. Tra i «volti» che vennero scritturati come comparse, al termine di un’attenta selezione, ci furono Giuseppe Capodiferro e Vincenzo Donvito, mentre Ninuccio Giordano, nella parte del Cireneo, condusse la croce nel tratto conclusivo della Via Crucis e Ninuccio Lippolis accompagnava un asinello. La sala, nel corso della manifestazione pubblica del ‘64, era molto affollata. Qualcuno ricorda la presenza di un pastore protestante, mentre diversi sacerdoti cattolici, benché invitati, pare abbiano preferito disertare.
In effetti il «Vangelo» pasoliniano in un primo momento non risultò gradito al Vaticano. L’opera cinematografica suscitò discussioni accese. Successivamente i vertici della Chiesa approvarono.

La produzione fece tappa anche nella vicina Santeramo in Colle. Altre sequenze del film, infatti, tra le quali la Natività, furono registrate nel casale di Michele Di Santo, un agricoltore del posto, nelle campagne di via Laterza, a circa cinque chilometri dall’abitato.

«Il Vangelo secondo Matteo», girato in bianco e nero per scelta stilistica dell’autore, riscosse un notevole successo di pubblico nella sale cinematografiche del Paese. Tuttora è una pellicola apprezzata in tutto il mondo.
La città di Gioia è rimasta molto legata a Pasolini che scelse il suo Castello per il «Vangelo», al punto che a gennaio del 2018, nel teatro Rossini, altro luogo simbolo della comunità, per la prima volta i versi di questo grande poeta furono espressi in musica con un concerto dal titolo «Difendi conserva prega». E Raffaele De Giorgi e Vito Mallardi, oggi, affermano che questo film ha contribuito «senza ombra di dubbio all’evoluzione spirituale e al progresso dei valori umani».

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