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Pop-Bari, l'audio choc su manager e contabilità. Ecco come si formava il valore delle azioni. Commissari in Procura

Pop-Bari, l'audio choc su manager e contabilità. Ecco come si formava il valore delle azioni

La Procura acquisisce le registrazioni: il gruppo assicurativo Aviva era il primo investitore

18 Dicembre 2019

Giovanni Longo - Massimiliano Scagliarini

«Truccavate persino i conti economici delle filiali». Chi parla non è un risparmiatore inviperito che agita un cartello sentendosi tradito e temendo di non potere mai più vendere azioni non rivelatesi certo un grande affare. Davanti a un uditorio rappresentato dai manager della Banca Popolare di Bari, c’è niente meno che l’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis.
Erano manager da pungolare, evidentemente, ma anche da incoraggiare. «Non c’è rischio commissariamento», dice loro l’ex presidente Gianvito Giannelli. Tre giorni dopo accadrà l’esatto contrario. Ma il tema è un altro: tra i due estremi c’è tutto il dramma che emerge dalla registrazione pubblicata ieri dal sito Fanpage.it. Una esclusiva clamorosa che apre un nuovo squarcio sulla vicenda e che potrebbe dare materiale alle inchieste aperte dalla Procura di Bari: il procuratore aggiunto Roberto Rossi, che coordina le indagini condotte dalla Finanza, ha infatti disposto l’acquisizione del file audio.

È il 10 dicembre quando Giannelli e De Bustis incontrano i manager dell’istituto. «Quando sono arrivato la prima volta c’era un signore coi capelli bianchi a capo della pianificazione e controllo, a cui chiesi di vedere i dati delle filiali. Tutti truccati. Truccavate persino i conti economici delle filiali», accusa De Bustis. Che poi aggiunge: «È stato veramente irresponsabile quello che è successo negli ultimi tre, quattro anni. Questa banca è un esempio di scuola di cattivo management, irresponsabile, esaltato». «Ci sono troppi costi e pochi ricavi», sentenzia. Per questo, «un piano di ristrutturazione è imprescindibile» da accompagnare con un «taglio degli organici molto importante». Ecco la sua ricetta.
Mancano solo tre giorni al commissariamento, ma è un ipotesi che Giannelli vede lontana: «Non c’è rischio» a suo dire perché «c’è un piano industriale serio che prevede gli interventi di investitori istituzionali, una parte pubblica e una parte privata. Per Giannelli, un percorso «molto breve per i primi passaggi che si chiuderà prima di Natale».

Andrà molto diversamente. E adesso in sella ci sono i commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini che ieri hanno chiesto ai sindacati di essere insieme artefici del risanamento dell’istituto. Sindacati che, al primo incontro, si dicono «fiduciosi» anche se aspettano di «vedere il piano industriale ed entrare nel merito per capire se ci saranno posti di lavoro a rischio». Per Gaetano Errico (Fisac Cgil) «il punto è capire, nel più breve tempo possibile, quale modello di banca verrà fuori da questo intervento dei commissari».
«Qui non sono messi in discussione i depositi. Chi è a rischio, forse, sono i soci per l’andamento delle azioni, e sarà compito dei commissari riportare il valore delle azioni ad un livello accettabile, e poi c'è la ricaduta sul personale e quello è compito nostro», dice Girolamo Loconsole della First Cisl BpB. «Da parte nostra abbiamo chiesto piena discontinuità con il passato - sostiene Ugo Pojero di Uilca BpB - e loro hanno garantito la massima trasparenza». «Tra non molto ci presenteranno un piano industriale e allora entreremo nel merito delle cose» è il commento di Carmine Iandolo (Fabi BpB). «Se serve per risolvere i problemi noi ci siamo, ci siederemo al tavolo e lo abbiamo ribadito ai commissari» ha detto Dino Violante di Unisin BpB.
Già, il salvataggio. Anzitutto si guarda al governo e allo stanziamento di 900 milioni per ricapitalizzare il Mediocredito Centrale, perno della futura banca d’investimento per il Sud. Altra forza in campo è il Fondo interbancario il cui contributo deve essere definito e che domani ha un comitato di gestione e venerdì un consiglio con un punto dedicato a «ipotesi di intervento» proprio sulla Bari.

E la vigilanza? Bankitalia, tirata in ballo dal mondo politico, precisa che sull’acquisizione della Tercas, al centro il prestito concesso «era stato concesso a titolo di liquidità di emergenza il 20 dicembre 2012», come finanziamento - puntualizza Via Nazionale - di competenza delle Banche centrali nazionali, ma sottoposto a valutazioni del Consiglio direttivo della Bce. Ma su Bankitalia, infine, tuona il Codacons che ha annunciato un esposto contro Bankitalia sul caso della Popolare alle procure di Bari e Roma.

Il primo azionista di Banca Popolare di Bari è la filiale italiana il gruppo assicurativo inglese Aviva. Un socio «sterile» che, pur avendo accumulato nel corso del 2016 il 3,8% del capitale della banca, in virtù di un complesso accordo commerciale - finito nel mirino degli ispettori di Bankitalia - aveva rinunciato al diritto di presentare candidati alle cariche amministrative dell’istituto di Corso Cavour. Ed è proprio grazie a quella iniezione di 30 milioni di denaro fresco, avvenuta in un solo giorno di ottobre 2016, che il cda della Bpb ha potuto fissare a 7,5 euro il valore delle azioni in vista dell’assemblea - poi annullata - per la trasformazione in «spa».

È stato il professor Enrico Laghi, tra l’altro ex commissario di Alitalia, a fissare una forchetta per il valore di recesso attraverso un parere poi confermato con una due diligence resa dagli advisor di Deloitte. L’uno e l’altro documento sono stati acquisiti dalla Procura di Bari nell’ambito di uno dei fascicoli di inchiesta sulle attività di BpB.
Il valore di recesso è un valore «di carta», perché nell’operazione non era prevista la liquidazione del corrispettivo. Ma, ovviamente, fissare un corrispettivo alto avrebbe consentito ai 69mila soci (che in alcuni casi avevano pagato fino a 9,5 euro), di conservare il valore di azioni già allora pericolosamente vicine all’illiquidità.

Il parere di Laghi è estremamente complesso e pieno di caveat. Ma la sintesi del ragionamento sta nel fatto che il professore, pur conscio che il valore da lui individuato «si discosta dai prezzi correnti di mercato riscontrati in operazioni che hanno avuto ad oggetto la trasformazione di banche popolari in spa», il 23 novembre 2016 valorizza proprio l’acquisto avvenuto il 26 ottobre da parte di Aviva: poco meno di 25 milioni di euro per 3,3 milioni di euro di azioni a 7,5 euro l’una. Secondo i calcoli di Deloitte, fissare il recesso tra 5,82 e 7,71 euro per azione equivaleva a valutare il patrimonio della banca tra 943 milioni e 1,249 miliardi. Il cda di Bpb ha scelto di posizionarsi all’estremo superiore della forchetta grazie, appunto, all’operazione Aviva: valori che per Bankitalia sono «significativamente superiori» a quelli di «titoli comparabili».

Nei risultati dell’ispezione 2016 Bankitalia esprime infatti una valutazione piuttosto critica che è ora all’attenzione della Procura di Bari. «Si fa presente - scrive Palazzo Koch - che Bpb non ha dato esecuzione per mesi all’ordine di acquisto delle proprie azioni impartito da società del gruppo Aviva il 10.6.2016 per complessivi 30 milioni e destinato al mercato secondario, contestando il mancato rispetto dell’impegno di effettuare acquisti per complessivi 50 milioni prima dell’assemblea di approvazione del bilancio 2015. La situazione di impasse è stata superata a fine ottobre (2016, ndr), dopo che Bpb aveva comunicato ad Aviva nel mese di luglio di voler privilegiare «l’esigenza di rafforzamento patrimoniale della banca rispetto all’esigenza di soddisfare una parte soltanto degli ordini di vendita delle azioni»

Il 21 marzo 2016, infatti, società del gruppo Aviva avevano acquistato attraverso l’asta interna di Bpb azioni per 20 milioni di euro, consentendo a una parte dei soci di salvarsi in corner. E proprio in quell’asta - secondo un sospetto al vaglio della Procura - qualche socio importante e molto noto potrebbe essere stato aiutato a saltare la fila: un ordine in particolare, da 4,1 milioni, è inserito a mano nel sistema per riparare a quelli che Bankitalia definisce «errori operativi». Fatto sta che, appunto, marzo 2016 è stato un crocevia. Sei mesi dopo, a settembre, la banca aveva accumulato 14mila ordini inevasi per liquidare 36 milioni di azioni. Oggi senza valore.

COMMISSARI IN PROCURA: INCONTRO CORDIALE - I magistrati baresi che indagano sulla Banca Popolare di Bari hanno incontrato oggi i commissari che dal 13 dicembre scorso hanno preso in mano la gestione dell’istituto di credito. Da fonti si apprende che si è trattato di un «incontro consensuale istituzionale molto cordiale» basato su «collaborazione e fiducia». L’incontro è avvenuto negli uffici della Procura di Bari e, a quanto si apprende, vi hanno partecipato, con i commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, il procuratore Giuseppe Volpe, l’aggiunto Roberto Rossi, e il sostituto Federico Perrone Capano. Rossi coordina il pool di pm che indaga sulla Popolare di Bari e che è attualmente al lavoro almeno su sei inchieste, mentre Capano è uno dei sostituti titolari dei diversi fascicoli relativi al coinvolgimento degli ex amministratori e dirigenti della banca nella presunta malagestione dell’istituto.

PETIZIONE SITI - Il Siti, Sindacato Italiano per la Tutela dell’Investimento e del risparmio di Milano, lancia una petizione affinché il Governo Italiano riconosca anche agli azionisti e obbligazionisti della Banca Popolare di Bari l'accesso al FIR, il Fondo Indennizzo Risparmiatori, garantendogli così «i medesimi privilegi - è spiegato in una nota - già previsti dall’Art. 1 c. 493 della Legge 145 del 2018 per le altre banche in risoluzione" La petizione sarà tra gli argomenti al centro di una assemblea pubblica che il Siti ha convocato a Bari per il 7 gennaio, nella Fiera del Levante, nella quale il sindacato illustrerà «le iniziative che potranno essere assunte a tutela dell’investimento degli azionisti e obbligazionisti" dell’istituto di credito barese e, tra questi, «la costituzione di parte civile in eventuali procedimenti penali».

LE PAROLE DI BOCCIA: SERVE SISTEMA BANCARIO FORTE - «E' evidente che il sistema bancario forte è una pre-condizione per un’economia reale altrettanto forte, in particolare nel nostro Mezzogiorno». Lo ha detto, a Matera, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla situazione della Banca Popolare di Bari.

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