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Lettera di minacce recapitata al sindaco di Cellamare

BARI - «Al signor sindaco di Cellamare, paladino della giustizia di Cellamare. Ti consigliamo di non fare tanto il rispettoso della legalità. Hai capito male su come funzionano le cose. A Cellamare, non puoi comandare tu. Ci siamo capiti. Sindaco avvisato, mezzo salvato, altrimenti… a buon intenditore poche parole».
Queste poche righe, scritte in maiuscolo con l’ausilio di un computer, contenute in una lettera ordinaria recapitata a Palazzo di città ieri mattina, hanno «gelato» il sangue del sindaco Gianluca Vurchio.

Una missiva dai toni duri e chiaramente minatori che il giovane primo cittadino, salito sullo scranno più alto del Comune da circa sei mesi, certo non si aspettava. «La lettera ha creato certamente turbamento - spiega Gianluca Vurchio - ma non fa arretrare l’azione mia e dell’amministrazione di un centimetro. Certo, mi sorprende molto questa missiva non riuscendo proprio a capire da chi provenga e quale sia una qualche iniziativa amministrativa che, in qualche modo, possa aver dato “fastidio” a qualcuno. Sono, comunque, sereno sull’operato del nostro programma», ribadisce.

La lettera, spedita da un ufficio postale di Bari il giorno prima, era contenuta in una busta da spedizione con affrancatura ordinaria riportante il solo recapito di destinazione, scritto a penna e a stampatello, con una grafia dall’andamento alquanto incerto e forme lessicali elementari. «Ho scritto immediatamente al prefetto - dice ancora Vurchio - perché l’episodio venga preso nella massima considerazione a tutela non tanto della mia persona, ma soprattutto della serenità di un’intera comunità, soprattutto di quella parte più buona di essa. Chiederò anche l’intervento di nuclei investigativi specializzati perché si possa andare in fondo a questa questione».

La lettera è stata presa in consegna dai Carabinieri della compagnia di Triggiano, coordinati dal capitano Ugo Chiosi, che stanno effettuando le indagini per risalire all’autore della missiva e, soprattutto, per valutare la serietà delle chiare minacce rivolte al sindaco. La speranza è che si tratti di un mitomane o di uno scherzo di cattivo gusto. Tra l’altro, è la prima volta che si registra un episodio di tal fatta in una delle più piccole comunità della provincia di Bari, notoriamente ancora legata a valori tradizionali e dove tutti si conoscono.

Resta l’interrogativo, tuttavia, su chi possa essere stato «disturbato» dall’azione amministrativa del neosindaco a soli sei mesi dalla sua elezione, tanto da minacciarlo pesantemente e senza troppi giri di parole. La risposta l’attende un’intera comunità (6.500 abitanti) che vuole recuperare la sua serenità.

LA SOLIDARIETÀ DELL'ANCI - «Sostegno e solidarietà» di Anci Puglia al sindaco di Cellamare (Bari), Gianluca Vurchio, 34 anni, minacciato con una lettera ieri mattina perché «tanto rispettoso della giustizia». Sull'episodio indagano i Carabinieri. A Vurchio, che è anche coordinatore regionale Anci Giovani, la lettera è giunta ieri mattina, con minacce dirette.
«A Gianluca Vurchio va il sostegno e la solidarietà dei sindaci pugliesi - sottolinea in una nota il presidente di Anci Puglia, Domenico Vitto -. Confidiamo nell’operato delle forze dell’ordine affinché sia fatta subito chiarezza sulla vicenda, per consentire al sindaco Vurchio di proseguire la sua azione amministrativa in un clima di sicurezza e serenità».


OSSERVATORIO VIMINALE - Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente nazionale dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, che annuncia che la prossima settimana porterà il caso Vurchio, e «purtroppo tanti altri casi, al tavolo dell’osservatorio sugli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali al ministero dell’Interno, perché «bisogna passare dalle parole di solidarietà ai fatti».
«Busta e parole minacciose. Questa volta - dice Decaro - perfino irridenti di chi crede nella legalità. L’ennesimo atto intimidatorio nei confronti di un sindaco colpisce un giovane collega mio amico. Non ci fa paura chi vede nelle battaglie per la legalità un pericolo per i propri comodi. Non ci fa paura chi usa la più vile delle modalità: l’anonimato. Non ci fa paura chi pensa di intimorire un uomo solo. Perché Gianluca non è solo. Ha tutti noi sindaci al suo fianco»

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