Lunedì 11 Novembre 2019 | 21:43

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BARI - Pietra scolpita che trasmette emozioni, storie della Bari profonda e dell’Italia dimenticata. Le sue opere richiamano la tradizione marinara barese come la «pietas» per i militari italiani trucidati a Cefalonia. Dieci anni fa lasciava questa terra Mario Piergiovanni, pittore, scultore, scrittore e artista insigne, che ha onorato la nostra città con le sue opere e con le sue innumerevoli iniziative filantropiche.
Docente di scultura presso il Liceo Artistico cittadino, ha generosamente donato molte delle sue opere alla città natale. Il catalogo è sterminato. Su tutte brilla «il Monumento alla Donna»: è una immagine femminile struggente che saluta i marinai baresi dai giardini sottostanti il Fortino e che, nella visione dell’artista, riproduceva la figura di una madre o moglie che affacciata dal Fortino si accomiatava, agitando un fazzoletto bianco, il figlio appena imbarcato nel sommergibile Scirè della Regia Marina.

A Piergiovanni si deve anche la riproduzione della «statua del pescatore» nella frazione di Torre a Mare (l’originale finì fusa nel gorgo della Seconda guerra mondiale), il bassorilievo dedicato al compianto sindaco Enrico Dalfino a Palazzo di Città, la penna nelle mani del maestro Niccolò Piccinni in Corso Vittorio Emanuele, e il monumento per i martiri di Cefalonia nell’atrio di Piazza Umberto dell’Università Aldo Moro. Quest’ultima realizzazione, per anni poco valorizzata, richiama una pagina di storia a lungo rimossa.

Piergiovanni fu vincitore di numerosi concorsi per la progettazione e la realizzazione di importanti monumenti pubblici, annovera sue opere in Vaticano, al Ministero degli Esteri a Roma, alla Fondazione Mikawa di Tokyo e alla White House di Washington. Ha tenuto mostre pittoriche e scultoree nelle principali città italiane ed europee, in America e in Australia.
Promotore di numerose iniziative volte a diffondere l’arte e la cultura, specie fra i giovani, è stato autore di numerosi libri e testi teatrali, che sono preziosi custodi delle tradizioni pugliese e barese. Non si può inoltre dimenticare la famosa piece «Jarche jalde», frutto di una lunga e proficua collaborazione con il Piccolo Teatro di Eugenio D’Attoma.
In occasione del ventennale dell’Auditorium Diocesano Vallisa di Bari, nell’ottobre 2006, l’associazione culturale Terrae ha riproposto Bari, Sole e Cerase, l’opera discografica del Maestro Piergiovanni, impreziosita dall’interpretazione di Riccardo Cucciolla, un omaggio di Rocco Capri Chiumarulo all’autore dell’opera e allo stesso Cucciolla.

Artista eclettico e poliedrico, era follemente innamorato della sua Bari e del suo mare, che ammirava dalla colorata terrazza di Via Venezia: in quella palazzina antica aveva il suo studio da artista e lo sguardo verso il mare Adriatico lo ispirava per tutte le sue opere. Possedeva, ricordava sempre, «una finestra sulla città che abbracciava il mare». Bari forse si è dimenticata di lui, come spesso accade per i propri figli che hanno scommesso pericolosamente sul connubio tra vita e arte, ma le sue opere rimangono a testimonianza della creatività e della sua passione civile per le sue radici. Dedicargli una strada o una corte a Barivecchia, quartiere che ospitava il suo laboratorio d’artista, potrebbe essere un piccolo tributo postumo a un artista che ha interpretato generosamente la baresità nelle più svariate forme artistiche.

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