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Seu a Bari, resta grave la bimba barese: escluso rischio «focolaio»

La piccola è in prognosi riservata. I medici: attenti a frutta e latte crudo

ospedale pediatrico bari

L'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari

BARI - La causa più probabile è un alimento contenente latte crudo o la buccia di un frutto non lavato. O forse il contatto con un animale. Ciò che è certo è che nell’ospedale pediatrico «Giovanni XXIII» c’è una bimba di due anni appena compiuti che lotta tra la vita e la morte. Il primo caso del 2019 di Seu, la Sindrome emolitico-uremica, ha colpito molto duro.

La piccola paziente, nata a Bari e residente a Bitonto, è stata ricoverata giovedì scorso in Malattie infettive per la presenza di sangue nelle feci. L’applicazione immediata del protocollo di sorveglianza, istituito lo scorso anno dopo l’emergenza Seu, ha consentito di rilevare la presenza della tossina Vtec facendo scattare il trattamento previsto in questi casi (idratazione e flebo per l’alimentazione). Tuttavia l’infezione si è rivelata estremamente aggressiva e sabato sono comparsi i segni della Seu, che hanno indotto i medici al trasferimento in Nefrologia pediatrica per la dialisi. Qui si è verificato un arresto cardiaco che ha reso necessario l’ulteriore trasferimento in Terapia intensiva dove il cuore della bimba si è fermato altre due volte. Le funzionalità cerebrali sembrerebbero intatte, ma la situazione è molto seria e la prognosi resta riservata.
Anche i carabinieri del Nas hanno aperto una inchiesta, in parallelo con quella del Dipartimento di prevenzione della Asl di Bari. L’obiettivo è, appunto, capire la genesi dell’infezione (che al momento è tutt’altro che certa) per escludere la presenza di un focolaio infettivo. Sembrerebbe potersi escludere solo il contagio umano, perché nessuno dei parenti più stretti della bimba ha avuto problemi di gastroenterite.

La Puglia è tra le Regioni d’Italia con il miglior apparato di sorveglianza per la Seu (curato dall’istituto di Igiene e dal Laboratorio di epidemiologia molecolare e sanità pubblica del Policlinico). Il 21 giugno 2018, dopo quattro casi e il decesso di una bimba di 13 mesi, è stato istituito un protocollo che ha coinvolto pediatri e ospedali e che sembrerebbe funzionare: dall’avvio della sorveglianza i casi di Seu (complessivamente 15 nel 2018) hanno avuto un esito positivo grazie proprio alla diagnosi precoce e all’avvio tempestivo della terapia sotto il coordinamento della Nefrologia del «Giovanni XXIII» che è centro regionale di riferimento per la Seu. Dallo scorso settembre, a fronte di 27 gastroenteriti da infezione batterica, non si era più registrato alcun caso di Seu fino a quello emerso sabato.

La Seu è la conseguenza di una infezione che si può contrarre attraverso cibo contaminato da un particolare ceppo di Escherichia Coli che produce la verocitossina (Vtec): il latte non pastorizzato e i suoi derivati, gli insaccati crudi, l’acqua contaminata, ma anche il contatto con gli animali. I medici consigliano di non far mangiare ai bambini, in particolare a quelli molto piccoli, cibi contenenti latte crudo: per causare l’infezione è sufficiente una minima carica batterica che non ha invece conseguenze sull’adulto. «Consigliamo di osservare le normali norme igieniche - dice il capo del dipartimento Salute della Regione, Vito Montanaro -. In presenza di diarrea con sangue, i genitori devono rivolgersi immediatamente al pronto soccorso o al pediatra di libera scelta».

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