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BARI - «Buongiorno, quando è possibile effettuare una visita senologica con ecografia e mammografia?». «C’è da aspettare non meno di un anno per l’ospedale San Paolo o per il Di Venere a Carbonara. Ma, se vuole, può anticipare i tempi recandosi in altri presidi. Per esempio, al poliambulatorio di Adelfia possono riceverla in qualche settimana». La domanda è posta da una signora in una delle farmacie della provincia che offrono il servizio Farmacup di prenotazione. La risposta arriva in tempo reale, non altrettanto immediata è la data fissata per l’appuntamento richiesto. L’episodio proposto, certo, è un caso limite (la Gazzetta qualche tempo fa ha accertato che, al di fuori della Asl, a Bari si può attendere anche due anni se si vuole optare per il pubblico, mentre per i convenzionati i tempi si riducono e per il privato ancor di più). Infatti, per visite e esami strumentali altri si può risolvere in pochi giorni e al massimo entro un mese, accorciando soprattutto se si è pronti ad allontanarsi, magari andando a Polignano oppure a Molfetta o a Gioia del Colle oppure ad Altamura.

Proprio per razionalizzare il sistema e tagliare le liste d’attesa (l’obiettivo ovviamente è annullarle) il 16 luglio scorso la Direzione generale dell’Azienda sanitaria locale barese ha deliberato la «Adozione del Piano attuativo aziendale per il governo delle liste d’attesa per il triennio 2019-2021», una rivoluzione copernicana da attuare con una serie di interventi. «Attualmente - spiega Carmine Parlati, responsabile del piano - c’è una ridotta capacità di erogazione un po' dappertutto per quanto riguarda Tac e Risonanza magnetica perché abbiamo grossi problemi col personale, anche medico. In generale, mancano pneumologi, anestesisti, ortopedici. Stiamo pagando i numeri ristretti degli specializzati, non proporzionati alle necessità. Chi è andato in pensione, ad esempio, non è stato rimpiazzato. Tra l’altro, coloro i quali devono congedarsi hanno così tante ferie arretrate da dover anticipare l’esodo senza però che ci sia la possibilità di sostituirli. Del resto, con la penuria di personale, non hanno potuto goderne, altrimenti il rischio era quello di fermare tutto. C’è da aggiungere che, dopo aver perso negli anni molte professionalità (senza concorsi, in molti sono andati a farli altrove, ndr), fortunatamente hanno aumentato le borse per la formazione, ma resteremo in sofferenza finché questi ragazzi non concluderanno il ciclo. In effetti, facciamo i conti anche con una grave carenza di senologi, i quali non sono solo radiologi: devono aver fatto qualche migliaia di letture di mammografie ed ecografie alla presenza di senologi. In compenso, stanno prendendo servizio, e alcuni sono stati già assunti, i tecnici radiologi, di cui adesso abbiamo maggiore disponibilità sul territorio, tenendo sempre conto del fabbisogno approvato e dei vincoli di spesa del piano di rientro regionale. Ora, però, siamo a una svolta. Ho notato la disponibilità di tutti, la parola chiave sarà collaborazione e rispetto. Conto nella comprensione anche dell’utenza. Non posso e non voglio fare promesse, ma in otto mesi spero si cominci a toccare con mano l’enorme cambiamento che stiamo predisponendo per risolvere il problema delle liste d’attesa».

IL PIANO «La ragione dell'interesse verso il problema delle liste di attesa risiede nella disparità tra la richiesta di prestazioni e l'offerta delle stesse, che viene percepita dagli assistiti come un insostenibile disservizio. Il formarsi delle liste di attesa rappresenta, peraltro, un fenomeno di elevata complessità e alta imprevedibilità influenzato dall'interazione di molteplici e diversi fattori relativi alla domanda e all'offerta». Questa è la premessa del documento timbrato martedì scorso con il quale si recepisce, dopo l’intesa tra Stato e Regioni del febbraio scorso, la successiva legge regionale numero 13 del 28 marzo. Come previsto, ad aprile si è proceduto anche alla nomina del responsabile (il Rula, responsabile unico liste d’attesa), individuato appunto nella persona di Carmine Parlati, peraltro medico ex chirurgo e senologo (insomma, uno che conosce bene quanto siano importanti le accelerazioni...).

I PROBLEMI A proposito di Senologia, va risolto «il problema dell’affollamento da parte di donne in fascia di screening. In questo caso c'è un aumento ingiustificato di richieste con ovvio consumo di risorse e, quindi, riduzione dell'offerta disponibile per le utenti in fascia adeguata». Ma questo è solo uno degli aspetti relativi alla appropriatezza prescrittiva (che chiama in causa i medici...). «La prima irregolarità sta nella inadeguata distinzione tra primo accesso e controllo. Tale confusione non consente l'accesso al giusto setting, ove questo sia stato individuato. Questa problematica investe tutti i prescrittori: medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali e ospedalieri». Ma non è tutto: una soluzione va trovata riguardo all’eccesso di prestazioni urgenti e brevi, alle richieste multiple della stessa prestazione, a volte fatte da medici diversi. Inoltre, a ingarbugliare è spesso l’assistito quando, dopo aver prenotato in tempi più lunghi rispetto a quanto voluto o necessario, si rivolge a un’altra struttura pubblica o a un privato, dimenticando di disdire la prestazione già fissata. Prescrizioni a parte, c’è poi anche una questione relativa (appunto) alle lacune nelle erogazioni. «Alla base della riduzione della capacità erogativa si riconosce una carenza di specialisti, personale infermieristico e tecnico di supporto, legata ai vincoli del piano di rientro che, negli anni, ha molto assottigliato il numero di specialisti, elevandone molto l'età media, con il risultato di poter disporre di un limitato numero di ore per prestazioni intra/extra ospedaliere». Inoltre, va rivista la gestione del paziente cronico che spesso, cambiando specialista o non ottenendo un controllo nei tempi previsti, a causa della discontinuità nella prenotazione, deve ripetere gli esami.
Ergo: non sarà semplice trovare il bandolo della matassa e, soprattutto, indurre tutti gli attori a fare squadra per giungere all’obiettivo. «Per affrontare tali problematiche, l’Asl Bari ha avviato un dialogo serrato con la categoria dei medici, al fine di garantire la correttezza prescrittiva per quanto riguarda i codici di priorità, la distinzione tra primo accesso e controllo, l'indicazione del quesito diagnostico e l'individuazione dei pazienti cronici. Per queste categorie di pazienti, infatti, si stanno attivando, di concerto con gli specialisti ambulatoriali, percorsi dedicati su agende di controllo ravvisabili in alcuni casi in possibili percorsi diagnostici e terapeutici assistenziali (Pdta) da costituire oppure nell'adesione a quelli già esistenti. In questo modo si realizza la presa in carico del cronico e, nell'arco di circa un anno, sarà possibile assicurare ad ogni assistito, recatosi per una visita specialistica presso una struttura pubblica, che gli approfondimenti strumentali e i controlli vengano stabiliti già durante il primo accesso dallo stesso specialista. Questo vantaggio ridurrà, prevedibilmente, il ricorso al privato o all'Alpi».

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