Mercoledì 24 Aprile 2019 | 19:51

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Soldi in cambio di voti: confermate condanne 5 baresi affiliati al clan Di Cosola

Avrebbero fermato gli elettori per strada invitandoli, con minacce e intimidazioni, a votare per Natale Mariella, non eletto

Soldi in cambio di voti: confermate condanne 5 baresi affiliati al clan Di Cosola

La Corte di Appello di Bari ha confermato le condanne, riducendo in parte le pene, per i cinque pregiudicati baresi affiliati al clan Di Cosola, imputati, a vario titolo, di associazione mafiosa, voto di scambio e coercizione elettorale con l’aggravante del metodo mafioso. I fatti contestati si riferiscono alla primavera 2015 e riguardano le elezioni regionali in Puglia.
In particolare - secondo l’accusa - quattro dei cinque imputati avrebbero fermato gli elettori per strada invitandoli, con minacce e intimidazioni, a votare per Natale Mariella (poi non eletto), candidato nella lista dei 'Popolari'. Per gli imputati Teodoro Frappampina e Giovanni Martinelli (condannati in primo grado nel giugno 2017 a 12 anni di reclusione), i giudici hanno riconosciuto la continuazione del reato con due precedenti condanne per fatti di mafia rideterminando le pene inflitte rispettivamente in 15 anni e in 15 anni e 2 mesi. Per il pregiudicato Luigi Guglielmi la pena è stata ridotta da 12 a 8 anni di reclusione, per Alfredo Sibilla da 9 anni e 4 mesi a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Nei confronti di Carlo Giurano (accusato soltanto di associazione mafiosa e non dei reati legati alle elezioni) la pena è stata ridotta da 9 anni a 7 anni e 4 mesi di reclusione.


Stando alle indagini dei Carabinieri, coordinate dall’ex pm della Dda di Bari Carmelo Rizzo che ha rappresentato l’accusa anche nel processo di appello in qualità di sostituto pg, gli imputati dicevano agli elettori che avrebbero verificato il voto, impedendo così «il libero esercizio del diritto di voto ed alterando il risultato delle votazioni per la nomina dei rappresentanti del Consiglio regionale della Puglia per l’anno 2015». E lo avrebbero fatto avvalendosi della forza intimidatrice del clan mafioso Di Cosola, «oltre che della capacità di controllo del territorio e della possibilità di contare sull'omertà delle vittime e dell’ambiente in genere».

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