Venerdì 07 Maggio 2021 | 01:03

NEWS DALLA SEZIONE

Corruzione
«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

 
La spiaggia pubblica
Bari, dopo l'interdittiva antimafia un nuovo gestore per Torre Quetta

Bari, dopo l'interdittiva antimafia un nuovo gestore per Torre Quetta

 
Lotta al virus
Bari, familiare di un paziente Covid entra in visita in terapia intensiva: è la prima volta

Bari, familiare di un paziente Covid entra in visita in terapia intensiva: è la prima volta

 
La novità
Puglia, fornitura gratuita dei libri di testo e sussidi didattici disco verde alla procedura on line per studenti a basso reddito

Puglia, fornitura gratuita dei libri di testo e sussidi didattici
disco verde alla procedura on line per studenti a basso reddito

 
Il caso
Conversano, invasione di insetti in ospedalechiude la sala operatoria per evitare infezioni

Conversano, invasione di insetti in ospedale
chiude la sala operatoria per evitare infezioni

 
Pandemia
Bari, i più giovani in coda ma il vaccino è fantasma alla Fiera

Bari, anche i più giovani in coda con il sogno di vaccinarsi

 
La scoperta
Bari, nella stanza affittata nel b&b nascondevano la droga: tre arresti

Bari, nella stanza affittata nel b&b nascondevano la droga: tre arresti

 
Il caso
Bari, abbandonano mobili e rifiuti in strada a San Girolamo, l'ira di Decaro: «Multati»

Bari, abbandonano mobili e rifiuti in strada a San Girolamo, l'ira di Decaro: «Multati»

 
La sentenza
Processo Case di cura riunite di Bari, dopo 20 anni assolti ex manager Biallo e il boss Parisi

Processo Case di cura riunite di Bari, dopo 20 anni assolti ex manager Biallo e il boss Parisi

 

Il Biancorosso

Biancorossi
Terrani spinge l Bari: «Coraggio, puoi farcela!»

Terrani spinge l Bari: «Coraggio, puoi farcela!»

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariCorruzione
«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

 
NewsweekLa curiosità
Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

 
FoggiaCovid
Vaccini: in Puglia l'84,3% delle dosi somministrate

Vaccini: in Puglia l'84,3% delle dosi somministrate

 
PotenzaCovid
Basilicata, ultimi giorni in arancione

Basilicata, ultimi giorni in arancione.
Ma otto comuni restano rossi

 
LecceL'iniziativa
Lequile, la festa della mamma con le piantine di “Genitori e Poi”

Lequile, la festa della mamma con le piantine di “Genitori e Poi”

 
PotenzaL'iniziativa
Satriano di Lucania, valorizzati a fini turistici i 140 murales

Satriano di Lucania, valorizzati a fini turistici i 140 murales

 
TarantoLa città invivibile
Taranto, gira tra auto con una sfera in metallo50enne denunciato dalla Polizia di Stato

Taranto, gira tra auto con una sfera in metallo
50enne denunciato dalla Polizia di Stato

 
BrindisiNel Brindisino
Ostuni, 39enne marocchino ucciso in casa: killer preso a Bari, stava scappando

Ostuni, 39enne marocchino ucciso in casa: killer preso a Bari, stava scappando

 

L'inchiesta di Lecce

Ex pm Trani arrestato: «Savasta insabbiò l'indagine su Giancaspro»

Altra accusa al pm finito in carcere: «Giancaspro parlò di tangenti, ma il fascicolo su di lui venne archiviato dopo uno strano errore»

Ex pm Trani arrestato: «Savasta insabbiò l'indagine su Giancaspro»

L'ex pm Savasta

L’accusa non verrà mai provata in una aula di giustizia, perché i fatti sono ormai troppo datati. Ma il sospetto - forte - è che l’ex pm tranese Antonio Savasta, in carcere per aver favorito l’imprenditore Flavio D’Introno, possa aver insabbiato una indagine sull’ex patron della Fc Bari, Cosimo Giancaspro, coinvolto a Molfetta in una vecchia storia di mazzette che il magistrato avrebbe tenuto in un cassetto fino a farla prescrivere.
Per questa vicenda la Procura di Lecce ha iscritto Savasta con l’ipotesi di abuso d’ufficio, rilevando però l’«epoca remota cui risale la gestione di quelle indagini» e dunque la difficoltà di muovere una specifica contestazione. Tuttavia il gip Giovanni Gallo l’ha ritenuta rilevante «sotto il profilo della valutazione delle esigenze cautelari» a carico dell’ex pm, poi trasferito a Roma come giudice.


Siamo nel 2011, quando Molfetta fu svegliata dai 30 arresti dell’operazione «Mani sulla città» imperniata sull’allora dirigente dell’ufficio tecnico Rocco Altomare: tangenti in cambio di permessi per costruire. In un rivolo di questa storia incappa anche Giancaspro, all’epoca commercialista di un imprenditore, Mauro Spadavecchia, interessato a sbloccare l’autorizzazione per ristrutturare l’ex hotel Tritone. Nel 2009, Di fronte alle difficoltà con il Comune, Giancaspro avrebbe favorito un incontro tra Spadavecchia e il fratello di Altomare, titolare di uno studio tecnico, sollecitando il primo ad affidare un incarico di progettazione al secondo, oppure a cedere all’Altomare un piano dell’edificio. Sia come sia, a un certo punto la pratica si sblocca e si parla di una mazzetta da 500mila euro che sarebbe stata corrisposta in due tranche. È proprio Giancaspro a raccontare della tangente a Savasta, che nel 2011 lo iscrive con l’accusa di millantato credito.


Quando Savasta lascia Trani, i suoi fascicoli vengono passati al setaccio dal pm Giovanni Lucio Vaira, che manda una serie di relazioni alla Procura di Lecce. Una riguarda, appunto, la vicenda di Giancaspro: all’esame degli atti, l’accusa di millantato credito a carico dell’allora commercialista appare infatti «fin troppo prudenziale», mentre quella di corruzione nei confronti di Altomare, di Spadavecchia e di Giambattista Del Rosso (componente della commissione locale per il paesaggio, che nel 2011 era finito ai domiciliari) era stata nel frattempo archiviata. Pur avendo raccontato lui delle tangenti, «assumendo su di sé anche il ruolo di concorrente nel reato» di corruzione, Giancaspro era stato insomma incolpato di essersi messo in tasca il mezzo milione «con il pretesto di dover comprare il favore del pubblico ufficiale necessario per la realizzazione del progetto edilizio di trasformazione dell’Hotel Tritone». Salvando così gli altri da tutte le accuse.


Pur trattandosi di fascicolo del 2011, Savasta lo manda a giudizio nel 2016 ma dimentica di documentare al giudice delle indagini preliminari l’avvenuto invio a Giancaspro dell’avviso di conclusione delle indagini. E gliene manda un secondo. L’udienza preliminare si tiene così a marzo 2017, a sette anni dai fatti (il reato si prescrive in sei). Questo, annota il gip Leone, «fa sì che il Gip chiamato a decidere sulla tardiva richiesta di rinvio a giudizio non possa che dichiarare l’intervenuta prescrizione del reato» contestato a Giancaspro. Nella relazione mandata da Vaira alla Procura salentina viene rilevata «la mancata trasmissione al Gip (da parte di Savasta, ndr) degli atti relativi alla notifica dell’avviso 415 bis cpp - pur effettuata - con conseguente declaratoria di nullità della richiesta di rinvio a giudizio e la - ingiustificata - nuova emissione di avviso 415 bis cpp con conseguente allungamento ulteriore dei tempi di definizione, che determinavano, come detto, da ultimo una declaratoria di non doversi procedere per prescrizione del reato». E dunque Giancaspro, oggi ai domiciliari per il crac della Finpower, ha evitato di dover rispondere anche di millantato credito.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie