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BARI - Sarà un lunedì di fuoco. L’ennesimo da quando è esplosa l’emergenza edilizia giudiziaria del Tribunale penale, dopo la dichiarazione di pericolosità statica del palazzo di via Nazariantz, ora semi-sgomberato. L’inizio di un’altra settimana in cui la giustizia penale barese, ormai da fine maggio, è sospesa, divisa com’è tra sette sedi (piazza De Nicola, via Nazariantz, via Brigata Regina, Modugno, Bitonto, San Paolo e interno del carcere) in attesa che a Poggiofranco, nella torre ex Telecom, saranno riuniti gli uffici, mai così precari come in queste settimane. Ma ci vorranno mesi per la soluzione definitiva. E sempre che non ci siano intoppi.
Il condizionale è d’obbligo visto che il Ministero aveva annunciato con sommo gaudio che il palazzo ex Inpdap di via Oberdan era la soluzione di tutti i problemi, salvo poi, mestamente, fare dietrofront dopo avere scoperto che la sede non era idonea.

Tra i tanti nodi da sciogliere c’è ad esempio il dubbio su che cosa faranno i cancellieri che lavorano a stretto contatto con i magistrati inquirenti. In base all’ultimo ordine di servizio, infatti, devono tutti prendere in servizio in via Brigata Regina dove, come è noto, sono stati allestiti gli uffici centralizzati. Resta il rebus di chi, dopo avere passato il badge (il cartellino elettronico per registrare l’orario di lavoro), come ogni giorno, lavora al fianco di uno dei 34 magistrati inquirenti. Come è noto, nessuna «carta» passa dalle mani di qualsiasi sostituto procuratore della Repubblica. Qualsiasi tipo di istanza, infatti, deve essere mediato dal personale amministrativo. E per poter evadere le pratiche è necessario consultare i fascicoli. Già, ma dove sono? I pesantissimi archivi sono sistemati nel piano interrato del Palazzo di via Nazariantz, come noto parzialmente inagibile e a rischio crollo. Un’altra parte si trova in via Brigata Regina.

Insomma, man mano che si va verso la ripresa dell’attività giudiziaria, dopo la sospensione feriale, c’è il rischio concreto che i più volenterosi faranno la spola percorrendo i circa 800 passi che separano le due sedi giudiziarie. Perché, dopo che Palazzo di Città, a seguito dell’ultima perizia meno allarmante rispetto alle precedenti, ha concesso altri 120 giorni per sgomberare l’edificio di fronte al cimitero, i Pm, fatta eccezione per due aggiunti, per il responsabile dell’ufficio posta e per il Pm di turno «appoggiato» in via Brigata Regina dove sta prendendo posto anche l’ufficio gip-gup, sono «barricati» appunto in via Nazariantz.

E questo, certo non per capriccio, ma perché in via Brigata Regina fisicamente non ci sono spazi per tutti. Più a rischio, in particolare, è l’ala «A» della sede, che dal 2001 «provvisoriamente» ha ospitato gli uffici penali di primo grado. Qui ci sono ancora magistrati inquirenti che non hanno ancora potuto entrare nella loro stanza, accendere il computer o consultare fascicoli correnti. Il risultato è che problemi logistici che forse qualcuno ha sottovalutato, contribuiscono a rallentare l’attività investigativa.

Sin qui i magistrati inquirenti. Leggermente migliore la situazione del Tribunale penale. La Terza sezione penale, Riesame e Misure di prevenzione, si trova in piazza De Nicola. La prima e la seconda sezione dibattimentale stanno traslocando invece a Modugno, nella ex sezione distaccata. Una casa c’è, ma anche qui non c’è un interruttore da premere perché tutto funzioni. Il rodaggio ha bisogno dei suoi tempi. A completare il quadro della giustizia «spezzatino», c’è anche Bitonto, dove viene utilizzata l’aula bunker, il carcere dove si celebrano gli interrogatori di garanzia e piazza De Nicola che ospita anche convalide, direttissime e processi con detenuti. Ecco come gli avvocati devo dividersi. Sperando che in agenda non ci sia un’udienza penale che si celebra davanti al Giudice di pace, al San Paolo.
Tutto chiaro?

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