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In Puglia e Basilicata

il rapporto

Mezzogiorno, Svimez: in 16 anni
via in quasi 2 mln, metà giovani

Emigrazione, 125milalucani in giro per il mondo

Nel 2019 «si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale

01 Agosto 2018

Nel 2019 «si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud». E' quanto prevede la Svimez, nelle anticipazioni del Rapporto di quest’anno. Nel 2017, si spiega, «il Mezzogiorno ha proseguito la lenta ripresa» ma «in un contesto di grande incertezza» e "senza politiche adeguate» rischia di «frenare», con «un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo» nel giro di due anni (dal +1,4% dello scorso anno al +0,7% del prossimo).

«Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati». E’ questo il 'bollettinò della Svimez sulla 'fugà dal Sud, il cui peso demografico non fa che diminuire.

«Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)». Così la Svimez che parla «di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche». E definisce "preoccupante la crescita del fenomeno dei 'working poors'», ovvero del «lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part time involontario».

La Svimez, l’associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018 lancia l’allarme sul «drammatico dualismo generazionale». E spiega: «il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità)». Insomma, sintetizza, «si è profondamente ridefinita la struttura occupazionale, a sfavore dei giovani».

«Ancora oggi al cittadino del Sud mancano (o sono carenti) diritti fondamentali» dalla sicurezza all’istruzione. In particolare, sottolinea, si fanno sentire i «divari" nei servizi pubblici rispetto al resto del Paese. È ciò accade anche nel campo sanitario. L’associazione per lo sviluppo del Sud mette, infatti, l’accento sul fenomeno della «povertà sanitaria». Fenomeno per cui, si spiega, «sempre più frequentemente l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie Italiane». Cosa che si verifica, viene rimarcato, «soprattutto al Sud».

«Il peso demografico del Sud diminuisce ed è ora pari al 34,2%, anche per una minore incidenza degli stranieri (nel 2017 nel Centro-Nord risiedevano 4.272 mila stranieri rispetto agli 872 mila stranieri nel Mezzogiorno)». 

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