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Ecco come i baresi fanno i soldi
con l’indotto della prostituzione

Alloggi, servizi, catering. Ma le legge non riconosce il «favoreggiamento»

Ecco come i baresi fanno i soldi con l’indotto della prostituzione

Luca Natile

Economia illegale e sommersa a luci rosse. Sale la spesa dei baresi per il sesso a pagamento e di pari passo sale il peso del lavoro irregolare che ora finisce sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Cresce il valore aggiunto complessivo del «nero» e delle attività illecite legate a quello che potremmo definire l'indotto della prostituzione, dai servizi di accompagnamento, agli affitti in nero, allo sfruttamento variegato delle prostitute da parte degli stessi baresi.

I «servizi di prostituzione» secondo un dato contenuto in un report dell'Istat sulla cosiddetta economica non osservata, realizzerebbero «un valore aggiunto pari a poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali, e consumi per milioni di euro». Insomma l'industria del sesso genera profitti ed i baresi non intendono restare a guardare. Vogliono una fetta di questo business clandestino e se la prendono offrendo attività di varia assistenza, previo compenso.

preservativi, locali, trasporto Servizi catering a domicilio, trasporto e assistenza logistica. Dalla colazione a sacco, allo scorta dei preservativi, al trasporto sul luogo di lavoro. C'è poi il mercato degli appartamenti. Cedere in locazione un appartamento ad una prostituta, pur nella coscienza di quale sia l’attività esercitata da quella persona, non costituisce in sé reato. Non c'è il favoreggiamento alla prostituzione fino a tanto che il locatore non si spinge a collaborare con la professionista del sesso a pagamento. Perché si verifichi il favoreggiamento è necessario che oltre a fornire la disponibilità dell’immobile e ad essere a conoscenza di quello che avviene in casa, offra anche «servizi» quali forniture di profilattici o reclutamento dei clienti.

il lavoro di gdf e polizia Una economia illegale e sommersa che pure esiste. La riprova viene da una inchiesta grazie alla quale la Guardia di finanza, lo scorso mese di gennaio, ha tratto in arresto cinque persone, accusandole di favoreggiamento.

i b&b Una indagine scaturita da un lavoro di esplorazione del vasto e articolato mercato dei bed&breakfast, e degli affitti «in nero», nonché dai successivi controlli eseguiti dagli uomini del Gruppo Bari della Gdf allo scopo di verificare la corretta applicazione delle norme fiscali, e amministrative. È saltato fuori che alcuni di questi ostelli venivano utilizzati come vere e proprie «case chiuse», all'interno delle quali, con cadenza settimanale, si avvicendavano prostitute sia di nazionalità italiana che sudamericana. Un giro d'affari stimato in circa 300 mila euro per immobile in un anno. L'autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo dei tre immobili utilizzati, ritenendo gli stessi strumentali all'attività illecita.

le indagini «difficili» Le indagini su questo fenomeno, non si sono fermate. Sul fenomeno ha concentrato la sua attenzione anche la Polizia. Sugli esiti di queste ulteriori investigazioni viene mantenuto un riserbo molto stretto. Emerge in ogni caso la difficoltà nel tracciare in maniera netta il confine tra «fornitura di servizi» e «favoreggiamento». Tra il proprietario di casa che si limita a riscuotere la pigione dall’affittuaria-prostituta messa a giro dalla criminalità e quello che accetta di diventare un ingranaggio del meccanismo dell’induzione e dello sfruttamento.

Sembra comunque allargarsi la fascia dei cosiddetti «lavoratori di livello modesto», coloro che rappresentano la manodopera non specializzata né professionalmente catalogata, delle specie di «badanti» in particolare delle prostitute straniere, le più sfruttate nelle cui tasche finiscono solo pochi spiccioli. Un «fenomeno collaterale» sempre più importante. Una parte di città si scopre correa dello sfruttamento. Vive fornendo sostegno, complicità, accoglienza, accompagnamento, logistica. Tutto a pagamento.

la mappa barese La città è divisa in zone. I quartieri della periferia «alcova» delle prostitute dell’Est, i punti nevralgici della imponente rete viaria che collega Bari alla sua provincia, presidiati dalle donne africane. Dietro, papponi, «maman», sfruttatori, mercanti che parlano lingue e dialetti differenti. I clienti? Sono uomini di ogni ceto, provenienza geografica e fascia d'età. Spesso sono istruiti, tanto che al crescere del grado d'istruzione aumenta anche la domanda. Molti di loro continuano a cercare rapporti in strada, mentre una parte altrettanto consistente ormai lo fa nell'anonimato offerto dal web.

riduzione in schiavitù C'è chi non si accontenta di lucrare all'interno dell'indotto e decide di fare impresa. È il caso dei coniugi romeni Vasile Ursaciuc e Maria Nicoleta Ferari, baresi di adozione, per i quali la Corte di Assise di Appello di Bari ha confermato le condanne di primo grado, rispettivamente a 8 anni per l'uomo, 7 anni, un mese e dieci giorni la compagna. L'accusa per entrambi è aver ridotto in schiavitù e costretto a prostituirsi una ragazza del loro stesso Paese. I fatti risalgono al 2015 quando marito e moglie, convincono la giovane, madre di una bambina, a raggiungerli a Bari facendole credere di aver per lei, già pronto, un lavoro ben retribuito, 1000 euro al mese. La sequestrano, le tolgono i documenti, la costringono a prostituirsi con una minaccia «Se non fai quello che ti diciamo, faremo del male a tua figlia». La piccola è rimasta in Romania in un orfanotrofio e sua madre, per proteggerla, si piega al ricatto. Poi però, esasperata si ribella e denuncia i suoi sfruttatori che così perdono la loro principale se non unica fonte di reddito.

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