Sabato 28 Febbraio 2026 | 13:33

Bari, al San Pasquale c’è un cinema «lento» pensato per i più piccoli: «Così educhiamo genitori e bimbi allo schermo» VIDEO

Bari, al San Pasquale c’è un cinema «lento» pensato per i più piccoli: «Così educhiamo genitori e bimbi allo schermo» VIDEO

Bari, al San Pasquale c’è un cinema «lento» pensato per i più piccoli: «Così educhiamo genitori e bimbi allo schermo» VIDEO

 
carmen palma

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Il cinema di quartiere ha aperto nel 2020, nel bel mezzo della pandemia, e da allora è diventato non solo un cinema di quartiere, ma anche un presidio culturale dove riscoprire il piacere di stare insieme

Sabato 28 Febbraio 2026, 11:41

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A Bari sono pochi i cinema di quartiere che resistono, tra pubblico di nicchia e iniziative pensate per ravvivare l’offerta culturale anche in periferia. È il caso, ad esempio, di Kiné, la cinegioteca tra i quartieri Carrassi e San Pasquale, in via Guido De Ruggiero 54-56: poche decine di posti accolgono le famiglie in uno spazio pensato per riscoprire l’esperienza collettiva della Settima Arte, ma anche per educare genitori e figli a un approccio responsabile e più educato al cinema. 

Kiné è nato nel 2020 da un’idea di Vincenzo Ardito e Ilaria Schino, grazie a un cofinanziamento del Comune di Bari: «Siamo partiti una settimana prima dell’inizio del lockdown. All’inizio è stato difficile, essendo appunto un piccolo cinema di quartiere non potevamo pensare a chissà quale distanziamento…ma abbiamo tenuto botta, tra mascherine e l’aiuto delle famiglie - racconta Ardito, filmmaker -. Oggi siamo ancora qui: vogliamo essere un presidio culturale per il quartiere, è uno spazio pensato per tutti ma con una forte predisposizione per le famiglie. Quello che ci interessa davvero è restituire l’idea di un posto intimo, un posto che sa di casa».

Tra i “clienti” più affezionati ci sono quelli della fascia 2-4 anni, a cui è dedicato l’appuntamento del «tempo lento» al cinema: «Le chiamiamo “visioni disturbate” - continua Ardito -, le visioni di film animati adatti all’età dei bambini sono accompagnate da microattività e da momenti di condivisione, ma soprattutto accompagniamo bimbi e genitori a un inizio di alfabetizzazione cinematografica». Così, i piccoli vivono l’esperienza del grande schermo in uno spazio più piccolo e rilassato, un universo che a Bari rischia di scomparire inghiottito dai multisala e dalle piattaforme digitali. Del resto, infatti, sono pochi i cinema di quartiere che resistono nel capoluogo pugliese, e anche quando lo fanno si rivolgono spesso a un pubblico di nicchia.

Ardito con Ilaria Schino ha frequentato l’Accademia del Cinema di Enziteto: «Lì ho capito il valore della Settima Arte - racconta la formatrice e pedagogista -, ha tutto ciò che serve per la crescita e la consapevolezza di sé stessi.  Qui in particolare, sto cercando di dare una guida sia ai bambini che ai genitori per l’utilizzo consapevole dello strumento video, che oggi viene fruito senza limiti e senza regole. Il video non è il male, è lasciare i bambini passivi davanti a uno schermo che non va bene. Per questo lavoriamo di pari passo tra letture e proiezioni, perché è importante sia per la comprensione della storia, sia per l’attenzione e la condivisione. Quello noi cerchiamo di fare è tornare a vedere insieme le cose, discuterne insieme, il video non serve solo a tenere fermo un bambino ma può rappresentare anche un’opportunità di dialogo costruttivo».

L’alfabetizzazione cinematografica è un’altra delle missioni di Ardito e Schino, che portano anche nelle scuole i loro laboratori mostrando vecchi strumenti di protocinema, un orizzonte che rischia di scomparire nell’era dell’intelligenza artificiale. 

«Siamo i primi genitori della storia ad affrontare questo discorso - conclude Schino -. Del resto, come possiamo biasimare la loro difficoltà in una società che pone delle regole nell’audiovisivo per i bambini, ma poi il marketing e il consumismo vanno in senso opposto?»

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