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Pd, Emiliano sbatte la porta: i suoi fuori dalla segreteria

Emiliano comunica al mattino a Martina, via social, la propria indisponibilità ad entrare nella segreteria. Pur prendendo atto della volontà del segretario di includere Fronte Dem, il governatore pugliese gli assicura «lealtà», ma dice di non poter accettare la sua proposta «senza garanzia di un profondo cambiamento»

Pd, Emiliano sbatte la porta: i suoi fuori dalla segreteria

Michele Emiliano

ROMA - Michele Emiliano resta fuori dalla segreteria del Pd, la cui porta resta chiusa per il «suo» Francesco Boccia. E i renziani attaccano la nuova segreteria che dovrà traghettare il partito al congresso: un «passo indietro», secondo il capogruppo al Senato Andrea Marcucci. Ma il segretario non ci sta: «Bisogna lavorare per unire, per aprire e per guardare avanti. Per superare le divisioni che ci hanno indebolito provando a parlarci di più e a provocarci di meno. Tutti», ammonisce Maurizio Martina.

Emiliano comunica al mattino a Martina, via social, la propria indisponibilità ad entrare nella segreteria. Pur prendendo atto della volontà del segretario di includere Fronte Dem, il governatore pugliese gli assicura «lealtà», ma dice di non poter accettare la sua proposta «senza garanzia di un profondo cambiamento di linea politica rispetto al disastroso passato». Perché, viene spiegato, manca l’annuncio di un confronto sui temi cari a Fronte Dem: dal jobs act alla scuola fino alla decarbonizzazione dell’Ilva.

Martina non può che «prendere atto» della decisione di Emiliano, e rinnova l’invito a «guardare avanti tutti insieme», a «lavorare per unire, per aprire e per guardare avanti. Per superare le divisioni nel percorrere la strada che porterà al congresso un partito democratico», lasciando da parte le polemiche. Ma i renziani si fanno sentire, con Andrea Marcucci «C’è chi nel Pd pensa di poter risolvere tutto, tornando indietro. Mi sembra, con tutto il rispetto, la regola che si è usata per fare anche la nuova segreteria. È una regola che io non condivido», sbotta; mentre Matteo Renzi, inserendosi nella polemica scatenata dal balletto di cifre sul dl dignità, ribadisce il no a qualsiasi prospettiva di alleanza del Pd con i Cinque stelle, via caldeggiata proprio da Emiliano.

Intanto, però, Carlo Calenda attacca: «L’ultima Assemblea del Pd ha sancito la paralisi», dice l’ex ministro lanciando un appello a Paolo Gentiloni: «faccia un passo avanti, non credo che più nessuno possa tenersi in disparte. Deve scendere in campo e dire che l’ora di ricreazione è finita. E ci sia subito a settembre un congresso costituente. Il Pd è in piena narcosi». E propone «venti persone, da Minniti a Renzi, Pinotti, Bellanova, Finocchiaro, Delrio, Mancinelli e altri, guidate da Gentiloni, con due obiettivi. Un governo-ombra per marcare l’esecutivo grilloleghista. E un processo rifondativo sul territorio per andare oltre il Pd e creare un fronte che ho chiamato repubblicano».

Francesco Bongarrà

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