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Seu, a Bari c’è un quarto caso: ricoverata una bimba di due anni

I medici: «Non è in pericolo di vita». Scattano controlli sugli allevamenti specie dopo la morte della piccola di 13 mesi della scorsa settimana

ospedale pediatrico bari

L'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari

BARI - Un nuovo caso di Seu, il quarto del 2018, stavolta molto meno grave di quello che la scorsa settimana ha portato alla morte una bimba di 13 mesi di Lucera. Non è un emergenza, secondo i medici, ma la Regione si prepara a lanciare un piano rafforzato di controlli sulla filiera alimentare e sull’ambiente per scongiurare i focolai di infezione: con la stagione turistica già partita, si vuole evitare quanto accaduto nel 2017 quando la Puglia ha «esportato» otto casi di Seu, bambini che hanno contratto il batterio in vacanza e hanno sviluppato la malattia al ritorno a casa.

Il nuovo caso, ricoverato da sabato al «Giovanni XXIII» di Bari, riguarda una bimba di poco meno di due anni che venerdì scorso era stata portata dai genitori all’ospedale San Paolo. Da qui, i medici la hanno trasferita all’ospedale pediatrico, prima in Malattie infettive e quindi nel reparto di Nefrologia, diretto da Mario Giordano, che è il centro di riferimento regionale per la Sindrome emolitico-uremica.

Si tratta, come ormai i pugliesi hanno imparato, di una complicanza di un’infezione intestinale batterica, trasmessa soprattutto per via alimentare ma anche per contatto con animali infetti o ambiente contaminato, che nei casi più gravi può portare alla morte. La causa va ricercata soprattutto nel latte non pastorizzato (e nei suoi derivati), ma anche - ad esempio - negli insaccati «artigianali» e nelle verdure irrigate con l’acqua contaminata. A far accendere il campanello d’allarme è la presenza di sangue nelle feci: non a caso la diagnosi di gastroenterite emorragiche fa scattare il protocollo messo a punto dalla Regione, che prevede l’effettuazione di analisi sui campioni per verificare la presenza di Vtec, la verocitotossina prodotta dall’Escherichia Coli.

«Quando l’infezione da Vtec è rilevata tempestivamente - spiega il dottor Giordano -, il trattamento di iperidratazione è in grado di ridurre sensibilmente il rischio di contrarre la Seu». Al momento in Puglia sono segnalati due ricoveri per infezioni da Vtec, uno al «Giovanni XXIII» e uno al San Paolo di Bari, nessuno dei quali è evoluto in Seu.

L’attenzione è insomma molto alta. Dopo l’epidemia del 2013, e i due decessi dello scorso anno, gli ospedali pugliesi hanno sviluppato un’attenzione particolare alla Seu. La Regione sta per ufficializzare il nuovo protocollo, che prevederà il coinvolgimento attivo dei reparti di Pediatria e dei pediatri di libera scelta: l’obiettivo, appunto, è ridurre il tempo necessario alla diagnosi per attivare la profilassi e scongiurare conseguenze gravi. «I genitori - commenta Maria Chironna, responsabile del laboratorio di Epidemiologia molecolare del Policlinico - devono rivolgersi al pediatra o al pronto soccorso quando rilevano la presenza di sangue nelle feci. E devono prestare particolare attenzione alle normali misure igieniche e ai cibi consumati dai bimbi piccoli, perché anche piccole cariche batteriche possono causare l’infezione». [m.s.]

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